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Giustizia, Conzatti: "Basta correnti, serve imparzialità e terzietà"

L'intervista pubblicata dal "Corriere del Trentino", 9 giugno 2022.

Domenica 12 giugno si vota per cinque referendum. Un appuntamento che a oggi non ha certamente infiammato il dibattito politico. Donatella Conzatti: tra tutti, il suo partito, Italia Viva, è quello che più esplicitamente si è espresso per il sì a tutti e cinque i quesiti. Innanzitutto, perché bisogna votare?
«Bisogna votare prima di tutto per rispetto dell'istituzione del referendum e dei cittadini che hanno proposto e sostenuto con le loro firme questi quesiti. E poi perché i cittadini sono chiamati a esprimersi su temi forse un po' tecnici e quindi non di immediata lettura, ma comunque molto importanti».

Nella percezione comune, il Referendum è uno strumento che dovrebbe dirimere temi controversi dal punto di vista etico o culturale: scelte divisive sulle quali si chiede direttamente al corpo elettorale di esprimere una maggioranza. Paradossalmente, i tre non ammessi, su eutanasia, liberalizzazione della cannabis e responsabilità dei magistrati, erano molto più vicini a questa idea.
«Erano più immediati, di comprensione più semplice: Ma i cinque ammessi sono altrettanto importanti. Si parla di giustizia da riformare e abbiamo visto delle chiare distorsioni nella gestione della magistratura: il diritto di avere una magistratura terza, al di sopra anche solo del sospetto, è fondamentale per i cittadini. Che devono avere totale fiducia in chi impone il rispetto delle regole del gioco: è una base irrinunciabile della vita di un Paese».

E i tre quesiti che riguardano i magistrati vanno in questa direzione?
«Sì. Sottrarre i magistrati al gioco delle correnti, e quindi in qualche modo della politica, è garanzia della loro imparzialità: Separare la carriera inquirente da quella giudicante significa fare chiarezza, fissare dei ruoli senza rischiare anche solo il sospetto di commistioni. Permettere anche ai membri non togati di valutare l'operato dei giudici è una garanzia. E non solo per i cittadini, ma per gli stessi magistrati».

Gli altri due quesiti riguardano più direttamente la generalità dei cittadini.
«In entrambi i casi, si tratta di rivedere norme che hanno mostrato di prestarsi in qualche misura a utilizzi strumentali e a danno del diritto che ha ognuno di essere considerato innocente fino a giudizio definitivo contrario. Le misure cautelari prevedono una eccezione a questo principio: per fondati e precisi motivi, si può limitare la libertà di una persona anche nella fase in cui è ancora solo accusata di un reato. Ma il pericolo di reiterazione del reato, la previsione oggetto del referendum, apre a un giudizio completamente discrezionale da parte del giudice. La legge Severino, che prevede l`incandidabilità di chi ha subito una condanna, allo stesso modo lede la presunzione di innocenza. In moltissimi casi ha segnato la fine della vita politica di persone che si sono poi rivelate innocenti».

L'obiezione da parte del comune cittadino potrebbe essere che sono tutti aggiustamenti tecnici, modifiche non strutturali. E che come tali dovrebbero essere oggetto della azione legislativa del Parlamento.
«Fa il paio con l'obiezione politica che le riforme devono essere elaborate e mediate in un quadro complessivo, non portate avanti a colpi di referendum. E sono osservazioni corrette. Ma se la politica si blocca, se non è in grado di procedere con le riforme, i referendum possono diventare necessari. Questi referendum costringeranno la politica a superare lo stallo e arrivare a un accordo sulla riforma della giustizia a cui si lavora da tempo. Peraltro, si tratta di temi che nessuna maggioranza, nemmeno in passato, ha voluto o saputo affrontare».