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Giovani uccisi a Ercolano, Buonajuto: "Con un’arma in casa non si è sicuri, ma si rischia di più"

Intervento di Ciro Buonajuto pubblicato da "il Corriere del Mezzogiorno", 30 ottobre 2021.

 

Il primo cittadino di Ercolano Ciro Buonajuto si spinge ben oltre i primi commenti di circostanza sul dramma di San Vito, dove due giovani sono stati sparati e uccisi perché, questa la prima ricostruzione dei fatti, scambiati per ladri.

«La nostra città — ha commentato a caldo — è sconvolta da quanto accaduto la scorsa notte. Una tragedia che ha colpito profondamente la nostra comunità».


Sindaco, secondo la prima sommaria ricostruzione, sembra che la condotta del presunto assassino presupponga una forte sensazione di insicurezza che l’avrebbe spinto a difendersi da solo. Ci si sente insicuri a Ercolano?

«A me non risulta che negli ultimi mesi si sia registrata un’escalation di furti e rapine in città. Ma attenzione, in ogni caso sarebbe un grave errore considerare l’insicurezza o la percezione dell’insicurezza come giustificazione di un gesto del genere. La dinamica, seppure non ancora delineata nei dettagli, farebbe pensare a un atto di follia. Tutta questa vicenda cosa insegna a me e ai miei figli? Che qualsiasi timore non giustifica mai una reazione e che non sono le armi a dare maggiore senso di sicurezza».

 

Sui social si punta il dito sulle battaglie di Salvini e della Lega sulla legittima difesa. Cosa ne pensa?

«Credo che fomentare la paura e soffiare sul fuoco sia sempre un errore. Non esiste una giustificazione all’uso delle armi. L’arma è sempre uno strumento da evitare. Nel caso di specie, siamo di fronte a due giovani vite spezzate e a un uomo e una famiglia distrutti. Questo è il tragico bilancio con cui si devono fare i conti».

 

San Vito è una località che può far paura di notte?

«È una zona di periferia. La tragedia si è consumata in un vicoletto di campagna. Un posto abbastanza tranquillo, le famiglie vivono quasi tutte di agricoltura. Peraltro l’illuminazione pubblica è stata riqualificata di recente».

 

Difficile allora pensare a una tragica svista?

«Da quanto ho appreso, l’uomo sarebbe sceso di casa e avrebbe fatto fuoco contro il parabrezza. In genere quando si ha paura non si scende in strada, si chiude la porta a chiave e si avvisano le forze dell’ordine».

 

Conosceva direttamente o indirettamente il presunto omicida?

«Non lo conoscevo, non sapevo chi fosse».

 

Pensa che un’esplosione di violenza di tali proporzioni possa essere in qualche modo considerata una conseguenza della pandemia?

«La pandemia ha sicuramente aumentato il disagio, soprattutto tra i più giovani, ma non esiste un motivo che possa giustificare una reazione del genere. Attenzione, dunque, a non cercare scorciatoie».

 

Ha sentito le famiglie delle vittime?

«Sinceramente no. Ma le abbraccio. Al posto di quei ragazzi poteva trovarsi chiunque».

 

Esplosioni di violenza del genere indicano che la società sta cambiando?

«La paura è tanta, sia come padre di due figli piccoli che da sindaco di una città delicata che ha un passato di camorra, superato grazie soprattutto al coraggio dei commercianti. Spero che la nostra società non si stia americanizzando. Il sistema di diffusione delle armi non porta maggiore sicurezza. Penso che il nodo da sciogliere sia principalmente di natura culturale. Bisogna comprendere che con un’arma in casa paradossalmente si rischia di più. Rischi che il ladro, impaurito, ti spari, o, se sei più veloce, di ritrovarti autore di un gesto che comunque segnerà la tua vita in maniera indelebile».