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Giachetti, “Serve un governo di ricostruzione"

Intervista di David Allegranti, Il Foglio, 19 dicembre 2020

Roberto Giachetti, radicale per storia e per spirito, lo precisa subito: non è detto che il suo pensiero corrisponda a quello di Iv. Fatta la dovuta premessa, procede: "La classe dirigente di questo paese dovrebbe fermarsi un attimo. Il conflitto politico va sterilizzato per i prossimi due anni, finché non si torna al voto. Sono d’accordo con Giancarlo Giorgetti, serve un governo di ricostruzione nel quale dovrebbero impegnarsi, con senso di responsabilità, forze di maggioranza e di opposizione". 

La domanda è se questa "cessione di sovranità", come la definisce Giachetti, sia compatibile con la qualità e l’egoismo della classe dirigente. Anche perché "è evidente che qualcuno attualmente al governo dovrebbe rinunciare a degli incarichi". 

Questo sarebbe sufficiente a uscire dal caos? 
"Sono anni che arriviamo al momento di caos in cui non ci si capisce più niente. Non trovo la situazione attuale più eccessiva di altre. Stavolta però per me conta la condizione politica e sociale in cui siamo. Mi ha colpito un dato: durante il lockdown è aumentato del 200 per cento il consumo di alcol, una percentuale che riguarda le giovani generazioni. C’è necessità dunque di un intervento serio e profondo, non per tamponare la situazione ma per ricostruire un tessuto politico e sociale che si sta sbriciolando. Questa classe politica può rappresentare il definitivo affondamento di questo paese, con responsabilità che non pagheremo noi ma chi verrà dopo, oppure una grande occasione per avviare una discussione con cui cambiare i parametri della politica e le sorti del paese, tutti insieme". 

D’altronde, "quello che non ci diciamo a sufficienza è che la politica è stata messa a bagnomaria e marginalizzata. Non esiste più; per decidere qual è il commissario giusto in Calabria, c’è Gratteri che entra nella discussione. Se ci muoviamo bene o no lo decide in tv Massimo Galli, che l’altro giorno su La7 discuteva di atteggiamenti politici. Fanno tutti politica ma gli unici a non fare politica sono i politici. Le decisioni sulle chiusure vengono scaricate sugli esperti, che non hanno neanche una voce univoca. C’è solo incertezza: siamo a una settimana da Natale e non sappiamo che cosa succederà". 

Insomma, spiega Giachetti, "Renzi ha ragione quando dice che dobbiamo programmare quale sarà la visione dell’Italia dei prossimi 20 anni e che le decisioni che prendiamo adesso nella gestione delle risorse del Recovery fund si scaricheranno e incideranno sulla vita dei nostri figli e nipoti". 

Ma quindi questo governo può durare o no? 
"A me il cicaleccio continuo - rimpasto, non rimpasto, governo con Forza Italia sì o no non piace. Qualunque soluzione non sta in piedi se non ha come presupposto il coinvolgimento dell’opposizione. Bisogna pensare concretamente la strada della ricostruzione. Smettiamola di prenderci in giro a vicenda: in tutti questi mesi, la maggioranza e Conte facevano finta di coinvolgere l’opposizione, l’opposizione faceva finta di non essere coinvolta per menare dalla mattina alla sera e lucrare sui problemi. Rimettiamoci in discussione". Per questo "concordo con Giorgetti", dice Giachetti: un "governo di ricostruzione in cui per i prossimi due anni ognuno di noi stacca nel cervello la valvola delle elezioni e si sporca le mani. Non so se sia la stessa idea di Renzi, ma i contenuti della sua lettera sono un contributo di base che va in quella direzione". 

Ma Giuseppe Conte farebbe ancora il presidente del Consiglio in questo schema?
"La mia opinione è che Conte non avrebbe mai dovuto fare il presidente del Consiglio. Anzi, penso che sia arrivato, non da ora, il tempo che la politica riconquisti la sua funzione. Servono governi politici. Il che non significa incompetenti. Rifiuto l’assioma per cui il politico, a differenza dei tecnici, debba essere considerato di default incompetente. Di competenti e bravi ce ne sono, il problema semmai è utilizzarli nei posti chiave. Penso a Carlo Calenda: è un politico a tutto tondo e anche competente".

Lo vorrebbe come sindaco di Roma?
"Sì. Per la prima volta dopo tanti anni abbiamo una possibilità che Calenda ha generosamente messo a disposizione. Non è solo competente: ha voglia di farlo, è romano, conosce questa città ed è l’unica chance di vincere se, come pare, il centrodestra procederà coeso sul nome. Il Pd per salvaguardare un’alleanza inguardabile con il M5s è in attesa che ci sia la sentenza sulla Raggi per decidere se presentarsi o meno insieme ai Cinque stelle. La Raggi si doveva dimettere per incapacità politiche, non per vicende giudiziarie. La politica, come si diceva poc’anzi, delega le sue scelte ad altri: magistratura, esperti, burocrati, tecnici e chi più ne ha più ne metta. Io sarò al fianco di Calenda a prescindere da quello che il Pd farà. Spero che Carlo sciolga definitivamente la riserva e scenda in campo. Il Pd sta mettendo a repentaglio la possibilità di avere un grande sindaco prima ancora che un sindaco di centrosinistra".