21/11/20
Italia Viva Campania

Gaetano Montalbano: «Così curo il Covid a domicilio»

La proposta: «Serve uno screening di massa che sarebbe opportuno affidare ai medici di base»

"Questo è un virus che non ri­sparmia nessuno. Dobbiamo far passare un messaggio chiaro: il positivo deve stare in isolamento, cosi come chi è in attesa dell'esito del tampone"
Gaetano Montalbano, ex sindaco di Nocera Supe­riore, è un medico di famiglia che sta curando fin dal primo lockdown i suoi pazienti positivi a domi­cilio. E di pazienti positivi nell'Agronocerino ce ne sono tantissimi.

Dottore, lei testimonia che è possibile curare il Covid-19 a casa: come si fa?
Con una terapia d'attacco an­che per i pauci sintomatici. Appe­na ci sono i primi sintomi, che va­riano dalla tosse ai dolori lanci­nanti al petto e alle ossa, perdita di olfatto e gusto, o anche una semplice febbricola intorno a 37 avviamo la terapia.

Come si cura un positivo?
Il problema è che le linee guida delle cure a domicilio non sono mai state ratificate. I pazienti si curano con una terapia con azitromicina che è antibiotico, se è necessario con cortisonici e con grandi quantitativi di vitamina C e D e con rinforzi immunitari. Poi se ci sono sintomi più seri ci vuole l'eparina a basso peso mo­lecolare e l'ossigenoterapia a domiciliao. È importante che i pa­zienti si dotino del saturimetro; se c’è la necessità si può praticare l'ossigenoterapia per evitare la fame d'aria al paziente. Chiara­mente se si presentano sintomi più complessi si contatta l'USCA e il 118 per il ricovero.

La cura domiciliare consenti­rebbe agli ospedali, oramai al collasso, di lavorare meglio e di riprendere le attività ordina­rie.
Dobbiamo essere bravi a evita­re anche il costante ricorso al Pronto soccorso. Noi medici di base dobbiamo essere sempre contattabili dai pazienti. Anche perché in questo momento l'an­sia fa precipitare ì pazienti in uno stato di fobia e di attacchi di panico che noi medici di famiglia sap­piamo come gestire. Purtroppo a domicilio non possiamo fare l'an­tivirale perché è a somministra­zione ospedaliera. Magari ci des­sero anche la possibilità di fare altre cose! Gli ospedali non pos­sono trascurare altri tipi di am­malati.

Com'è la casistica dei pazien­ti curati a domicilio: è vero che il virus penalizza chi ha patolo­gie pregresse?
Non risparmia nessuno questo virus. Qualcuno dei miei pazien­ti. nonostante avesse cominciato il trattamento, ha dovuto far ri­corso alle cure dell'ospedale ma chiaramente non in una situazio­ne grave parliamo di uno su die­ci Posso dire che si sono ristabili­te anche persone con patologie pregresse Questo virus lascia in uno stato di prostrazione fisica e di debolezza sul piano psicologi­co notevole.

I tempi di guarigione?
Ci sono tante persone che han­no la persistenza della positività e quindi la guarigione è più len­ta Ma bisogna ricordare che fin quando non si negati vizza il tam­pone. pure se sono passati venti giorni, non si può uscire.

Si rischia di contagiare?
L'unico sistema che abbiamo per bloccare il virus è questo, l'isolamento Se corriamo dietro al virus perderemo sempre. D se­greto sa qual è? Evitare che il vi­rus trova come ri­prodursi Se in­terrompiamo la catena abbiamo risolto, il virus muore da solo. Se non blocchiamo la trasmissione, il virus ci travol­ge. Io il 24 febbraio dissi che sa­rebbe stato opportuno chiudere tutto: le pandemie sono cosi.

Pensa che qualcuno abbia sottovalutato la situazione?
Questo virus è altamente mu­tante ma se non trova l'organi­smo in cui allocarsi deve morire per forza. Noi siamo andati in va­canza, abbiamo votato senza pen­sare che tutto questo potesse ave­re delle conseguenze. Ed eccoci qui.

Che differenze ha notato nei pazienti tra la prima ondata e quella attuale?
Io anche a ottobre scorso mi so­no imbattuto in forme di polmo­niti particolari, prima ancora che si cominciasse a parlare di Covid-19. La casistica è simile.

La soluzione resta solo l'iso­lamento in attesa del vaccino?
Io farei uno screening di mas­sa affidandolo ai medici di fami­glia: troveremmo molti soggetti positivi che magari lavorano e sono in giro. Ab­biamo il sistema per bloccare questa pandemia. Nella vita niente non si può vince­re.

È un discorso di speranza.
Dessero a noi medici di fami­glia qualche possibilità in più. Non buttiamo soldi in sanità: in­vestiamoli per la salute dei citta­dini e per prevenire la diffusione dei contagi.

Siamo speranzosi in attesa del vaccino?
Non vorrei contare i morti in attesa del vaccino: la vita umana è sacra. Faccio un appello: pren­dete qualcuno dei rappresentan­ti dei medici di famiglia a coordi­nare le attività sul territorio.