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Fregolent: «Lo Russo faccia un passo. Dialoghiamo per il 2027, dividerci è un errore»

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Intervista a Silvia Fregolent per «Il Corriere Torino» del 05-05-2026

di Gabriele Guccione

Fregolent, secondo lei i 5 Stelle alla fine accetteranno il campo largo anche a Torino?

«Noi ci siamo. Loro non credo si possano permettere di fare lo stesso errore delle Regionali, regalando di nuovo la Regione ad Alberto Cirio senza nemmeno giocare la partita. Anche perché nel 2027 si voterà sia per il Parlamento, sia per la Città: e sarebbe difficile dire che da una parte si va uniti e dall'altra divisi. Certo, questo vorrà dire dialogare, e anche costruire un programma condiviso per Torino».

Insieme al vicepresidente nazionale Enrico Borghi e alla consigliera regionale Vittoria Nallo, ieri avete aperto la vostra assemblea ai rappresentanti della Confindustria, della Cisl, della Confagricoltura, della Legacoop e della Confesercenti, proprio per discutere «primarie delle idee», una sorta di fabbrica del programma. Lavorate già alle proposte da portare al tavolo della coalizione per Torino?

«Si, stiamo coinvolgendo tutte le persone, anche fuori da Italia Viva, che vogliono partecipare per tracciare, prima ancora di avanzare delle idee, una fotografia del Piemonte. In sette anni di centrodestra al governo non vediamo passi avanti e la simpatia di Cirio non basta per amministrare, occorrono i fatti».

Su Cirio, in Regione, siete abbastanza allineati. Ma per Palazzo civico come pensa che il M5S possa digerire un bis di Lo Russo?

«Noi siamo stati i primi, nel 2021, a sostenere la candidatura riformista di Stefano, anche a costo di perdere un pezzo di partito che avrebbe preferito Paolo Damilano, e so bene quanto ci è costata quella scelta, anche personalmente, però non la rinnego. La stessa cosa è successa con Gianna Pentenero alle ultime Regionali. Noi crediamo da tempo che il centrosinistra, o il campo largo come qualcuno preferisce dire, sia la soluzione da perseguire, anche a costo di rinunciare a qualcosa».

C'è spazio per un accordo, quindi?

«Noi di Italia Viva eravamo i più lontani dalle posizioni del M5S. Eppure, in questi anni abbiamo dialogato, e gli ultimi scambi tra Conte e Renzi dimostrano che in politica non può esserci spazio per i personalismi o per il rancore, se si vuole guardare al futuro e al bene del Paese, e nel nostro caso della Città».