25/08/20
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Faraone: "Sul referendum Italia viva lascerà libertà di voto"

L'intervento pubblicato dal quotidiano "il Foglio", 25 agosto 2020.

Personalizzare i referendum non fa mai bene. Quantomeno non porta affatto fortuna. Quindi chi pensa a questo referendum come un manganello da usare contro qualcuno, ad esempio per regolare i rapporti di forza all'interno del M5S, e tra questi e il Pd, e tra loro e Conte, sappia che da noi non troverà sponda. Non stiamo ai giochetti, per una ragione di tutta evidenza: la demagogia supera sempre di molte spanne la razionalità e dunque accade che modifiche necessarie per modernizzare il paese, come una vera distinzione tra i due rami del Parlamento, fatta per bene e accompagnata da una riforma elettorale capace di garantire la rappresentanza dei territori, siano state sostituite e riproposte in un surrogato, in una versione populista-instagrammara.

Una versione che naturalmente sta provocando una vertigine a chi, come nel Pd, sventolava la bandiera del riformismo, aspirava alla vocazione maggioritaria e oggi si ritrova nel bel mezzo di una contraddizione che fa venire il mal di testa al popolo democratico a difendere il taglio, a proporre il proporzionale e a teorizzare una sorta di Partito Unico Populista.

Lo dico chiaro e tondo: tagliare il numero dei parlamentari con un referendum sulla casta è più inutile che dannoso. Alla fine si riduce solo la rappresentanza dei territori e non si incide certo sul bilancio dello stato: insomma non si cambia il Paese, al massimo si prendono voti o like, in quella pericolosa deriva al ribasso in cui stanno scivolando le istituzioni.

È chiaro che il grillismo alla canna del gas tenta l'accelerata sull'ultima curva del tornante, come nella più famosa scena del Sorpasso. Ma dobbiamo davvero stare a braccia conserte in attesa dello schianto? Perché a forza di giocare alla caccia al tesoro dei pollici in su, la qualità della politica e dei politici, la prima conseguenza della seconda, è drammaticamente scemata. Questa battaglia sul taglio dei parlamentari è marginale, a nostro avviso, e non ci prestiamo al gioco di chi vuole trasformare la consultazione del 20 settembre in un plebiscito che di epocale non ha proprio nulla.

Spero che abbiamo capito tutti, e per primi gli elettori, che personalizzare i referendum peggiora il Paese, cosa che nessuno di noi, in questo momento più che mai, può permettersi. Io non sto qui a dire come voterò, perché non si può e non si deve continuare a mettere bandierine, semplicemente non è più tempo e non c'è più spazio. La ragione è semplice: questo quesito è talmente strumentale che pare un vestito su misura per chi voleva aprire scatolette di tonno e si è invece ritrovato con una bocca da pescecane. I grillini cercano le quote tonno perdute nella notte della casta, tra le mille luci di palazzo Chigi e gli aerei di Stato e le auto blu, tanto vituperate e mai così tanto usate.

Quindi non dico agli italiani di andare al mare il 20 settembre, perché un voto è giusto darlo sempre, dico però di considerare bene i nervi di questo ragionamento: come mai chi gridava "No" quando si è trattato di cambiare davvero il Paese con una riforma costituzionale seria e completa, che avrebbe davvero reso il nostro un Parlamento efficiente, le stesse opposte fazioni, riunite in una improbabile armata Brancaleone che andava da D'Alema a Di Battista, oggi ripropone il taglio dei parlamentari in versione discount?

Per noi di Italia Viva, i nostalgici del maggioritario, i riformisti per dna, gli ideologi del merito e della competenza contro tutto e tutti, l'obiettivo resta quello di superare il bicameralismo: non abbiamo certo cambiato idea rispetto al 2016. Il taglio di per sé non risolve nulla, e dunque lasceremo libertà di voto. Senza congressi e direzioni o drammi: semplicemente crediamo sia tanto più utile concentrarsi sul far ripartire un Paese che deve riaprire le scuole dopo 6 mesi di stop, come prima cosa. Questa si chiama serietà, il 20 settembre noi pensiamo a come far rientrare in classe i ragazzi, non a come far uscire i politici dai palazzi.