03/03/20
parlamento giustizia

Faraone: "Cecchi Gori come Dell'Utri: stop alla giustizia disumana"

Intervista di Luca Fazzo, "il Giornale", 3 marzo 2020.

«Una situazione disumana, la prova che in Italia la giustizia non funziona». Non usa giri di parole Davide Faraone, senatore di Italia Viva, per descrivere quanto sta accadendo a Vittorio Cecchi Gori, ex produttore cinematografico, piantonato in clinica nell'attesa di essere portato in carcere per scontare una condanna a otto anni e cinque mesi per bancarotta. Il problema è che Cecchi Gori ha settantotto anni, è reduce da un'ischemia, e portarlo in carcere rischia di avere effetti devastanti per la sua salute.

«Come sono le carceri italiane lo sappiamo - dice Faraone - ma anche se Rebibbia fosse un hotel a cinque stelle, io un uomo di ottant'anni non lo vedo in cella ma a scontare la pena a casa sua».

Il caso giudiziario, intanto, non è chiuso. Il difensore dell'ex presidente della Fiorentina, Massimo Biffa, ha già presentato richiesta al tribunale di sorveglianza perché la condanna possa essere scontata in detenzione domiciliare. E si prepara anche a contestare il calcolo di pena effettuato dalla procura generale di Roma che ha sommato due condanne per lo stesso reato come se si trattasse di vicende diverse, e ha revocato automaticamente l'indulto che era già stato concesso.

Ma, visti i tempi della giustizia, lo scenario di Cecchi Gori in carcere è imminente. Appena i medici dalla clinica dove è ricoverato daranno il via libera, il condannato verrà portato in prigione ad aspettare, per l'ennesima volta, i tempi della legge.

«Il problema - sottolinea Faraone - non è che siccome ha prodotto capolavori come "Il Postino", allora Cecchi Gori deve essere considerato al di sopra della legge. Ci sono stati dei processi, hanno accertato dei reati, è giusto che ne paghi le conseguenze. Ma la giustizia dovrebbe considerare chi è oggi Cecchi Gori: un anziano bisognoso di cure, che deve scontare la sua pena: e la pena dovrebbe essere proporzionata alla sua condizione di età e di malattia. Siamo di fonte a un sistema di pena che prevede elementi di disumanità e che non dà nessuna speranza di riabilitazione. Da questo punto di vista, il sistema giustizia è un sistema malato».

Parlando del caso Cecchi Gori, Davide Faraone riporta ad un altro condannato eccellente: «Siamo di fronte ad un altro caso come Marcello Dell'Utri, che venne portato a scontare la sua condanna a un tempo enorme dai reati che gli erano contestati, nonostante fosse malato di tumore».

Faraone visitò più volte Dell'Utri in cella, «alla fine la battaglia che conducemmo diede i suoi risultati, e Dell'Utri potè finire di scontare la sua pena in ospedale e a casa, in modo da poter venire assistito e curato. Ora Cecchi Gori si trova in una situazione analoga. Ma il dramma è che ci sono altre decine e decine di condannati in condizioni identiche ma che non hanno un nome famoso, per cui nessuno viene a farmi interviste. Sono le norme, le procedure che devono essere cambiate».

Il processo che ha portato l'ex produttore a ridosso di Rebibbia è, d'altronde, un esempio eclatante dei tempi interminabili che attendono tutti i protagonisti delle vicende giudiziarie. «E questo - spiega Faraone - è devastante sia per gli imputati che per le vittime. Se il processo per la bancarotta di Cecchi Gori è durato tredici anni, a pagarne le conseguenze sono state anche le persone che lui ha danneggiato e che hanno dovuto attendere un tempo assurdo per avere una sentenza definitiva che riconoscesse i fatti. Di fronte a questo dramma endemico della nostra giustizia, con la riforma Bonafede, si sono messe le basi per allungare ancora di più le attese per una sentenza, cancellando quasi completamente la prescrizione dal nostro ordinamento. Un paradosso inaccettabile».

«Ma io - aggiunge Faraone - credo che ormai sia chiaro a tutti che la riforma Bonafede è assolutamente minoritaria non solo nella società, tra i cittadini qualunque che hanno a che fare con la macchina della giustizia, ma anche e soprattutto tra gli operatori del diritto. Per questo siamo fiduciosi che in Parlamento si troveranno i numeri per mettere fine a questa stortura. Ma intanto affrontiamo e risolviamo il caso di Vittorio Cecchi Gori. Davanti a una sentenza arrivata così tardi e a un uomo in queste condizioni, lo Stato mostri il suo volto umano».