24/12/19
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Faraone, autostrade: "Lo spot dei 5 stelle: punire Benetton e chissenefrega se costa miliardi"

L'editoriale pubblicato da "il Riformista", 24 dicembre 2019.

La revoca indiscriminata delle concessioni stradali, inserita a mo' di blitz nel Milleproroghe. può avere come effetto un'ondata di generale e incredibile sfiducia verso l'Italia che diverrebbe non più appetibile per gli investitori internazionali visto che si va a cambiare lo status quo. Si tratta di un principio di civiltà giuridica che ha a che fare con la certezza del diritto: non si cambiano le regole in corso d'opera.

Ma oltre a ciò ci sono almeno due conseguenze immediate che non possiamo permetterci. Oltre al fatto che della fangosa norma "salvo intese" prevista dall'articolo 33 di un provvedimento che, lo dice il nome, serve per le proroghe e non per gli agguati a scopo elettorale, ben poco si capisce: noi non sappiamo ancora come il governo intenda affrontare la questione aperta con Aspi.

Abbiamo letto di diverse ipotesi: la revoca, la caducazione, la revisione e ristrutturazione radicale della concessione. Però sappiamo con certezza due cose: la prima è che la revoca costa 23 miliardi, tanto è il risarcimento per Autostrade stimato da Mediobanca. Praticamente come l'aumento dell'Iva che con fatica abbiamo evitato, portando a casa una manovra a tasse zero.

La seconda è che nulla sappiamo né del destino dei 7mila dipendenti di Autostrade nelle more del recesso e prima che sia indetta una nuova gara né di quello delle opere di manutenzione già programmate, riportandoci alla solita Italia dei lavori bloccati, dei cantieri fermi, dell'immobilismo perenne.

E dunque, prendiamo atto delle criticità evidenziate nella relazione della Corte dei Conti sui concessionari stradali e se c'è un rapporto costi benefici da rivedere siamo pur d'accordo che si faccia ma non così, cambiando le regole in corso d'opera e creando un caos normativo e un'incertezza che danneggia prima di tutto i cittadini, bensì con un provvedimento ad hoc da esaminare in Parlamento.

Rispetto al tema delle concessioni autostradali noi siamo coerenti, è il nostro atteggiamento di sempre, quello che abbiamo tenuto sol no-tax in manovra o sulla prescrizione o sul caso Gregoretti: non cambiamo idea a seconda della convenienza e come in tutte le scelte pretendiamo serietà. Di fronte all'ipotesi di revoca va studiata una soluzione realmente percorribile e che garantisca il Paese.

Le conseguenze di questa norma oscura, che punta solo a punire qualcuno senza pensare al bene della collettività possono essere peggiori ancora della legge fatta per togliere lo scudo penale su Ilva. Come si fa infatti a individuare una soluzione su un tema cosi delicato a partire dalla coda? Come si fa a pensare di introdurre una norma che affiderebbe ad Anas, soggetto di diritto privato e non più articolazione dello Stato, la gestione di tratte autostradali rimaste senza gestore, prima ancora di sapere con quale percorso ciò si determina, se vi sono le strutture, le risorse adeguate per esercitare la funzione di controllo e manutenzione delle opere?

Senza contare il pericoloso principio di incertezza che si va a introdurre: la demagogia al potere, ovvero il potere di cambiare i contratti in essere seconda della vulgata populista. In questo rischiamo che nessun investitore verrà mai più a spendere i suoi soldi in Italia. Agitare la tragedia del Ponte Morandi per punire i Benetton serve solo a mettere per strada migliaia di lavoratori, colpire al cuore la nostra fragile economia, rendendo le nostre strade più insicure: chi ha sbagliato paghi. Ma alla politica non deve spettare il compito di distribuire sentenze, solo quella di fare leggi per migliorare il Paese. Facciamo dunque ottime norme per nuove concessioni, non blitz per regolare í conti con qualcuno.