15/04/20
Governo lavoro agricoltura

“Facciamo emergere il lavoro nero dei braccianti”: l'intervento di Teresa Bellanova su "il Manifesto"

L'intervento della Ministra per le Politiche Agricole.

In questi giorni complicati si è tornato a parlare di manodopera nei campi e regolarizzazione degli immigrati presenti nel nostro Paese. Temi non nuovi per chi non si è distratto nel corso degli anni. O per chi sa quanto quelle mani operose si traducano in bontà dei nostri prodotti, benessere delle nostre terre e dei nostri animali.

Chi comodamente dà lezioni di vita, forse in un campo non ci ha mai messo piede. Se no, avrebbe chiara la solidarietà che si sperimenta nella fatica. Perché quello agricolo è, anche, un lavoro di fatica. A causa del Covid 19, le organizzazioni agricole registrano una pesante carenza di manodopera, mancano all'appello più di 250mila braccianti. Il rischio concreto è dover lasciare nei campi una parte cospicua dei prodotti coltivati. Uno spreco senza precedenti, una perdita rilevante che drammaticamente si va ad aggiungere ad altre perdite economiche dettate dall'emergenza.

Non lo possiamo permettere. Per questo stiamo lavorando su un piano d'azione utile ad incrociare domanda e offerta di manodopera agricola. L'agricoltura, per troppo tempo da tanti considerata figlia di un dio minore, si sta confermando un settore strategico. Una filiera della vita. È necessario essere all'altezza di questa sfida. E evidente che nella disponibilità al lavoro nei campi nessuno ha mai inteso escludere la manodopera italiana. Sono la prima a dire che potranno guardare all'agricoltura i tanti italiani che non lavoreranno, come in passato„ da stagionali nel turismo o nella ristorazione.

Oggi in Italia gli operai agricoli sono circa 1 milione e la manodopera straniera regolare conta circa 400mila persone. Da dieci anni gli italiani calano e gli stranieri aumentano. Molti di questi, causa l'emergenza, sono rientrati nel paese di provenienza. Questo vuoto occupazionale ha creato una disfunzione profonda, va assolutamente colmato, può rappresentare una opportunità di nuova vita per molti. Per i nostri concittadini oggi senza occupazione e che vogliono lavorare. Per chi continuerà a farlo grazie alla proroga dei permessi di soggiorno che abbiamo deciso fino al 31 dicembre prossimo. Per chi in agricoltura ha a cuore la legalità, e la difesa dei diritti e delle vite umane. Per chi da tempo aspetta di essere sottratto alla spirale del nero, dello sfruttamento, della negazione di ogni forma di umanità. È tempo di assumere scelte su cui si è fin troppo tergiversato. Adoperare, tutti, un grandangolo per mettere ben a fuoco le questioni reali. E quegli invisibili, che raccolgono i nostri frutti per le nostre tavole, vivono in condizioni disumane nei ghetti, quei posti feroci organizzati dalle ombre lunghe dei caporali non abbandoneranno mai se non diamo loro uno strumento per farlo. Un lavoro e una vita regolari. A maggior ragione oggi, in piena emergenza sanitaria, a queste persone vanno garantiti salute e diritti, come a tutti i lavoratori.

Consapevoli, tutti, che dove non c'è lo Stato, la mano dell'illegalità la fa da padrona. E non comanda solo la vita degli invisibili ma anche quella di imprese fragili e in difficoltà. A chi in questi giorni, sentendomi parlare di sanare la ferita delle baracche-ghetto e regolarizzare i braccianti, ha sbandierato lo spot "prima gli italiani", rispondo: gli italiani si tutelano maggiormente così. Tagliando in radice la concorrenza sleale del lavoro nero e sottopagato che spinge le imprese oneste a chiudere lasciando spazio all'economia illegale e incrinando la reputazione ciel nostro Paese nello scenario internazionale. Strappando gli irregolari alla cattività dei ghetti. Censendo le persone presenti sul territorio. Sconfiggendo esclusione e marginalizzazione, madri di sentimenti mai positivi.

L'economia italiana, per chi proprio non vuol parlare di cura della vita umana, si tutela maggiormente se questa sacca di sommerso emerge. La pandemia sta portando cambiamenti e domande. Quella che rivolgo a tutti è: da che parte vogliamo stare? Per me la risposta è scontata: mai con l'illegalità, mai con i caporali.