Matteo Renzi Enews

Enews 858 lunedì 9 gennaio 2023

L'Enews della settimana.                         

 

Buon anno a tutti.
Prima enews del 2023 dedicata innanzitutto a ringraziarvi della pazienza con cui mi seguite, con cui dialogate con me via email e non solo, con cui mi date suggerimenti e consigli.
Davvero avverto che dietro questo indirizzario c’è un popolo in carne e ossa, non solo delle email.
Me ne accorgo quando giro per iniziative sul territorio, ma me ne accorgo anche dalla vostra vicinanza in tanti momenti particolari del nostro viaggio politico.
 
Tre concetti per questa enews.
 
Il primo, il Governo.
Sono tra i più critici. L’aumento della benzina, dei pedaggi, i regali alle società di serie A, la cancellazione della 18App, una legge di bilancio talmente mediocre da lasciare stupiti mi hanno portato a essere tra i più duri nel dibattito di queste settimane.
Non è un caso che alcuni video che ho girato in questi giorni stiano avendo una diffusione notevole.
Questo è il video girato dalla macchina sull’Aumento della benzina. La Meloni dice che la pacchia è finita? Forse per gli automobilisti. 
Questo è il video girato sulle contraddizioni delle campagne populiste del passato con Salvini casellante e Meloni benzinaia. 
Questo è il video girato sullo scandaloso scambio tra soldi alle serie A e cancellazione dei fondi per i diciottenni
 
Dunque: se c’è uno che critica il Governo per ciò che riteniamo ingiusto sono io.
Ma proprio per questo trovo semplicemente assurde le critiche al governo Meloni sullo spoil system.
 
La Meloni non ha il diritto di cambiare i dirigenti che non ritiene all’altezza: HA IL DOVERE di farlo.
E sapete chi ha dato questa possibilità? La Legge voluta dal Ministro Bassanini che certo non era uno di destra.
Questa idea che quando noi facciamo spoil system è giusto e doveroso per rispettare i nostri obiettivi programmatici e quando lo fa la destra è una lesione delle regole del gioco è pura ipocrisia. Ok?
 
Giudicheremo la Meloni da quello che fa. E per adesso il giudizio è decisamente negativo. Ma dobbiamo criticarla sui risultati, non sul diritto di scegliersi i collaboratori.
 
 
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Il secondo, il quadro internazionale.
Il 2022 è stato un anno carico di tensioni internazionali drammatiche, a cominciare dalla tragedia dell’invasione russa in Ucraina.
Non è che il 2023 sia iniziato lasciando sperare molto meglio.
Non solo prosegue il conflitto nel cuore dell’Europa, non solo le violenze, soprattutto contro i giovani e contro le donne, sono all’ordine del giorno in Paesi come Iran e Afghanistan, ma sempre di più si manifestano segnali di crisi anche nei paesi governati da sistemi democratici.
Le violenze in Brasile, scatenate dalla follia della destra estremista di Bolsonaro, lasciano interdetti.
È come se la follia trumpista del 6 gennaio 2021 stesse facendo proseliti.
Quello che serve è un momento di riflessione complessiva sulla crisi della democrazia e sulla necessità di fare tutti, qualcosa per proteggerla.
Cominciando dalla nostra Europa, che sembra oggi lontana dall’epicentro delle tensioni, ma è molto più vicina all’occhio del ciclone di quello che appare.
Nel 2023 dovremo lavorare alacremente su come costruire famiglie politiche europee in grado di affrontare le difficoltà di un mondo che cambia molto velocemente.
La destra si sta organizzando provando a far dialogare conservatori e popolari. Ma paradossalmente questo apre uno spazio per i riformisti che è ancora più interessante del previsto.
Qui sta la grande sfida di Renew Europe, guai a perderla.
 
 
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Il terzo, le emozioni che il calcio ci regala non sono solo sportive. Ce ne siamo accorti nel momento in cui alcuni grandi campioni ci hanno lasciato.
Mi riferisco, sicuramente, a Pelè la cui scomparsa ha lasciato un’eco profonda in tutto il mondo.
Ma mi riferisco anche alla scomparsa di Sinisa Mihajlovic prima e di Gianluca Vialli poi.
Due campioni che hanno accompagnato la nostra adolescenza e che sono morti molto giovani, entrambi stroncati da forme tumorali aggressive, al sangue e al pancreas.
Erano nati negli anni Sessanta e la loro giovane età ha reso ancora più dolorosa la dipartita.
Ma quello che mi ha colpito è che ricordando questi giocatori abbiamo vissuto emozioni profonde che il calcio regala.
E che non sono semplicemente un colpo di tacco o un assist ma sono soprattutto legate al desiderio di vivere una vita piena, ricca di sentimenti.
Lo sport, prima che un business legato ad emendamenti discutibili, è una gigantesca palestra di vita, un guazzabuglio di sensazioni bellissimo.
E le lacrime di molte persone che ricordavano Luca Vialli erano le lacrime non solo dei tifosi della Cremonese, della Samp, della Juve o del Chelsea.
Ma le lacrime di chi vede un uomo lottare, l’uomo nell’arena come in un celebre discorso di T. Roosevelt che Vialli lesse ai giocatori della Nazionale durante le fase finali di Euro 2020, e lottare per un match, certo.
Ma anche per la partita della vita. “So che non morirò di vecchiaia, dunque ho meno tempo per essere un esempio per le mie figlie”. Qui non parla solo il giocatore: qui parla l’uomo, il padre, la persona vera.
Amare lo sport, in buona sostanza, significa amare la vita.
E i campioni sono quelli che si dimostrano tali non solo sul terreno di gioco, ma anche fuori.
Non è necessario condividere tutte le idee, come io non condividevo alcune idee politiche di Sinisa Mihajlovic.
Ma come si fa a non rispettare questi uomini che hanno dato un esempio e con il loro esempio hanno permesso ad altri di lottare e non mollare?
Per questi motivi, viva il calcio, viva i campioni che danno l’esempio, viva la vita.
 


Il mistero della vita e della morte accompagna la strada di tutti noi, sempre, in qualsiasi momento. La morte fa male sempre e se è sconvolgente e inaccettabile per le persone giovani fa comunque male in qualsiasi momento arrivi. Io sono molto fortunato ad aver raggiunto la soglia dei cinquant’anni con accanto anche le mie due nonne. Ieri ci ha lasciato la nonna Anna Maria, per noi semplicemente la nonna Anna. Aveva 92 anni, era una roccia di semplicità e amore. Quando sabato l’ho salutata per l’ultima volta anche se non poteva più parlare era lucida. Ma ha sorriso, molto. E questo sorriso lo porto con me. Sono consapevole che quando se ne va una persona anziana è per molti aspetti fisiologico e tanti amici che hanno conosciuto la tragedia della perdita di una persona cara giovane o di un figlio sanno bene che c’è una grande differenza. E dunque il mio ricordo della nonna è soprattutto la condivisione della gratitudine per averla avuta così a lungo. E il grazie a voi per l’affetto di queste ore.
 
Un sorriso,
Matteo