Matteo Renzi Enews

Enews 812, mercoledì 3 agosto 2022

L'Enews della settimana.                         

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Buongiorno a tutti.  

Siete pronti alla campagna elettorale più assurda e contemporaneamente più esaltante degli ultimi anni?  

Più assurda: perché aver mandato a casa Draghi - con questi dati sul PIL, sul LAVORO e con la minaccia dell’inflazione - è pura follia. Sulla scheda elettorale troverete un solo schieramento composto da persone che hanno sempre sostenuto Draghi: siamo noi.  

Più esaltante: perché le scelte di questi giorni ci regalano uno spazio politico incredibile. Siamo gli unici coerenti su Draghi (la destra ha la Meloni, la sinistra ha il partito di Fratoianni che ha votato 55 volte la sfiducia, i Cinque Stelle sono… i Cinque Stelle). E siamo gli unici che mettono le idee davanti ai seggi, la politica davanti alla convenienza.  

Dopo quello che è successo ieri, con l’incredibile accordo tra Letta, Calenda, Di Maio e Fratoianni, la nostra campagna elettorale è una campagna di libertà, di dignità, di coerenza. Come sapete, la nostra vittoria è a portata di mano: ci basta il 3% per entrare in Parlamento e giocare lo stesso ruolo, decisivo, della scorsa legislatura. Col 3% abbiamo portato Draghi, ci riproveremo. Ma non mi basta, non ci basta: vogliamo il 5%. E dopo quello che è successo ieri, POSSIAMO farlo.  

In sintesi.  

1. Calenda poteva costruire un polo riformista che puntasse al 10%. Ha preferito trattare una percentuale di posti sicuri con il PD. Non mi stupisco degli accordi sui numeri: so che sono importanti. Ma conosco la legge elettorale e sinceramente non so quanto saranno sicuri quei posti. Ma anche se lo fossero, penso che la politica sia prima di tutto coraggio e libertà. C’era una possibilità storica di mandare il terzo polo in doppia cifra: Calenda ha preferito giocare un’altra partita alleandosi con chi ha votato contro Draghi e con Di Maio. Rispetto questa scelta, ma non la condivido.  

2. Letta dice: facciamo un’alleanza contro la destra in nome della collocazione internazionale dell’Italia. Voglio essere chiaro: mentre ieri Letta e Calenda erano in conferenza stampa alla Camera, nell’aula di Montecitorio Nicola Fratoianni votava contro l’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato. Spiace dirlo, spiace davvero: ma l’alleanza di centrosinistra è divisa anche su questo. E Giorgia Meloni – che combatterò in tutta la campagna elettorale a viso aperto – ha votato a favore, mentre gli alleati di Letta hanno votato contro. Prima di parlare di collocazione internazionale, il PD dovrebbe chiarirsi le idee a casa propria.  

3. Si dice: ma le alleanze si fanno solo nei collegi, non sul proporzionale. Sveliamo un segreto: non c’è il voto disgiunto. Quindi, che siano plurinominali o uninominali, maggioritari o proporzionali, non cambia nulla. Se sei alleato con Fratoianni e con Di Maio, sei alleato con Fratoianni e Di Maio. Punto. C’è solo un voto. E quando saranno stampate le schede capirete perché mettere insieme i fuggiaschi di Forza Italia con i nostalgici del comunismo non funzionerà. Chi voleva votare Azione, si ritroverà a votare anche per Rifondazione.  

4. Ma così si sconfigge la destra, dicono i buonisti. Ma dai! La destra si sconfigge con le idee. E soprattutto, se vogliamo parlare di tattica machiavellica, ho perso la voce nell’ultima settimana a spiegare che l’unica strategia per contenere la vittoria della destra era quella che chiamavo l’operazione Ross Perot (per gli amanti della politica americana: grazie a questa candidatura, Bill Clinton vinse a sorpresa contro Bush padre nel 1992). In sintesi: per prendere i voti dei moderati in uscita da destra bisognava dividere il fronte, lasciando la sinistra a coprire la sinistra e facendo un polo riformista. La tattica politica è un’arte, non si improvvisa su Twitter. La gioiosa macchina da guerra non funziona. Non ha mai funzionato. Non funzionerà.  

5. E comunque, se vogliamo vincere contro la destra, non possiamo iniziare proponendo di aumentare le tasse o addirittura istituire una nuova tassa, come ha fatto Letta aprendo la campagna elettorale. Il mio scontro con Letta non nasce dallo "stai sereno", ma dal fatto che, nell’ottobre 2013, lui aumentò l’IVA. Per me il PD non poteva essere il partito delle tasse. E invece, da quando siamo andati via noi, siamo tornati alle vecchie idee.  

6. Letta ha proposto il diritto di tribuna. Che significa? Un posto garantito come capolista del PD a tutti i leader dei partiti in coalizione. Così entrano in Parlamento. Lo hanno proposto anche a noi. Pare che al momento abbia accettato di prendere questo posto e correre con il simbolo del PD, Luigi Di Maio. Amici miei, ma la dignità dov’è? Ho lasciato il PD perché non condividevo le idee di quel gruppo dirigente. Io non mi faccio adesso candidare da quel partito per salvare una poltrona. Le idee valgono più dei posti. Per me la politica è un ideale, non un centro per l’impiego. E a chi mi chiede se useremo il diritto di tribuna rispondo: mi chiamo Matteo Renzi, io, non Luigi Di Maio. Meglio rischiare di perdere il seggio che avere la certezza di perdere la faccia.  

7. Da ieri siamo letteralmente sommersi di richieste di dare una mano. Che bello! C’è un entusiasmo che non vedevamo da anni. Ci scrivono in tanti:
a.  Delusi dal PD che mette capolista Luigi Di Maio. Scriverò una lettera agli iscritti del mio ex partito. E intanto, accolgo tanti amici che non possono più stare in un partito che sta diventando il partito delle tasse e delle ammucchiate.
b. Delusi da Azione e qui non ho bisogno di spiegare. Calenda ci ha fatto la morale tante volte in questi mesi e spiegato che noi puntavamo ai posti del PD e non volevamo fare il terzo polo riformista: guardate questo video di un mese fa o questo tweet di qualche giorno fa. È ovvio che oggi chi credeva in quell’ideale di Azione – e ha fatto crescere i sondaggi di Calenda – adesso vuole stare con noi. Porte spalancate, lavoriamo insieme sui contenuti.
c. Delusi dalla destra. Forza Italia e Lega hanno mandato a casa Draghi. Molti di loro voteranno a destra lo stesso. Ma io scommetto che, dando la certezza che non ci alleiamo con il PD, molti di loro potranno guardare a noi e votare il terzo polo.  

E allora: al lavoro!
• Puntiamo ad arrivare a quota 10.000 volontari. Faranno la differenza, credetemi, faranno la differenza. Qui il link. Dalla settimana prossima si comincia a lavorare con un team dedicato ai volontari.
• Abbiamo bisogno di allargare la nostra rete di amici. Avremo contro molti media (hanno già iniziato a dipingermi come disperato e solo quando non sono mai stato così circondato di affetto e di entusiasmo) e ci servono i contatti. Ciascuno dia il 5, impegnandosi a far girare l’Enews a cinque persone, a invitare alla Leopolda cinque persone, a iscrivere cinque volontari, a trovare cinque persone che vogliono restare in contatto su Telegram. Dammi il 5 e prendiamo il 5%.
• Chi può contribuire economicamente è il benvenuto. Qui il link. Stiamo ricevendo contributi di molti professionisti che stanno dando cifre significative, grazie! Ma anche i piccoli versamenti di 5, 10, 20€ per noi sono preziosi. Molto preziosi. Perché, nelle ultime settimane, quando ci oscureranno in nome del voto utile, sarà fondamentale essere presenti ovunque.  

Che poi, alla fine, l’unico voto utile è mandare gente competente e per bene in Parlamento. Ci basta il 3%, vogliamo il 5%. Ci date una mano?



Un sorriso, 

P.S. Se vi va qui c’è il video di ieri sera a "Contro corrente". Graditi i commenti: [email protected].