Matteo Renzi Enews

Enews 770, venerdì 11 febbraio 2022

L'Enews della settimana.                        

Clicca sul banner per donare il tuo 2x1000 a Italia Viva!

La politica dovrebbe occuparsi di energia, bollette, inflazione.
Come ha detto Roberto Cingolani, il rischio è che il PNRR sia tutto mangiato dall’aumento dei costi.
Eppure io sono costretto, una volta di più, a parlare di giustizia.

I PM di Firenze, da tre anni, frugano nella vita mia e di tanti miei amici alla ricerca di reati che non ci sono. La Cassazione, non io, ha detto che i sequestri operati finiscono per avere una “non consentita funzione esplorativa”. Eppure, i PM vanno avanti.

La richiesta di rinvio a giudizio, attesa e scontata, è stata accompagnata da una forte eco mediatica, tanto per cambiare. Perché chi non ha le prove preferisce fare i processi sui giornali. Quando si arriva in tribunale, poi, è più complicato.

Metto in fila le cose.

- Di cosa siamo accusati? Di aver rendicontato i soldi - tutti trasparenti, leciti e bonificati - della fondazione, secondo il modello della fondazione.

- I PM dicono: "eh no, la Leopolda non era organizzata da una fondazione ma era un’iniziativa del partito". E dunque bisognava registrare i soldi seguendo il modello dei partiti e non delle fondazioni.

- Cosa cambia nella sostanza? Praticamente nulla. Se mai fosse reato sarebbe un reato formale e bagatellare. Ma la realtà è che non è un reato. Perché chi è stato alla Leopolda sa che la Leopolda – ad esempio – non voleva le bandiere del PD ma era una iniziativa più ampia, aperta e libera.

- Davanti a questa accusa minuscola, i PM di Firenze hanno speso centinaia di migliaia di euro senza provare alcunché ma realizzando quello che la Cassazione (non io) definisce “un inutile sacrificio di diritti”.

- Dunque, se qualcuno ha criticato i PM di Firenze, non sono stato io ma i giudici della Cassazione. E non è un caso che i PM di Milano o Roma, in analoghe inchieste, abbiano evitato di usare gli stessi metodi dei PM fiorentini.

- Sul processo OPEN sarà il Tribunale a dire la parola definitiva. L’udienza preliminare sarà il 4 aprile 2022. Di solito, tra l’udienza preliminare e la Cassazione, passano cinque anni, dunque avremo la verità nel 2027. Mettetevi comodi, noi non abbiamo fretta. Perché chi ha ragione non ha fretta.

Fin qui tutto bene.

Solo che quando è uscita la notizia e i social/media/talk hanno ricominciato con il processo pubblico contro di noi, ho deciso di reagire.

1. Ho firmato una denuncia contro i PM di Firenze per violazione dell’articolo 68 della Costituzione, della Legge 140/2003, dell’articolo 323 del codice penale. Io credo nella giustizia al punto da affidare a dei giudici un atto circostanziato e preciso. O vogliamo dire che i giudici non possono mai rispondere di ciò che fanno?

2. Ho detto che non mi fido di questi magistrati. Il procuratore capo Creazzo è stato sanzionato in via disciplinare dal CSM per molestie sessuali, punito con una pena ridicola e meno male che la legge è uguale per tutti. Il procuratore aggiunto Turco ha da anni una partita aperta con la mia famiglia e persino l’arresto dei miei genitori da lui voluto è stato annullato dal tribunale della libertà. Il procuratore Nastasi è uno dei magistrati che entra nella stanza di David Rossi a Siena, poche ore dopo che il manager è volato dalla finestra e si è più volte contraddetto nell’audizione di ieri, durata sette ore, presso la Camera dei Deputati.

3. L’Associazione Nazionale Magistrati dice che con le mie denunce rischio di “appannare” l’immagine e la figura dei giudici. Io credo che se questi magistrati sono appannati agli occhi dell’opinione pubblica (questi magistrati e non altri) non dipende da quello che dico io ma da quello che hanno fatto loro. Sono loro che si sono resi responsabili rispettivamente di molestie sessuali nei confronti di una collega, di sequestri sconfessati dalla Cassazione, di contraddizioni davanti ai parlamentari oggi.

La verità è che pensavano di tenermi sotto schiaffo per cinque anni, zitto e buono.
Impaurito. Perché fare un processo non è una passeggiata.
Soffri nell’anima, soffrono le persone vicino a te, soffrono quelli che ti sostengono.
Ma io ho il mio carattere, un caratteraccio come lo chiamano gli altri.
E nelle difficoltà tiro fuori tutta l’energia che vorrebbero comprimere.
Vogliono un processo show? E noi ci difenderemo usando leggi, codici e denunce.
Vogliono silenziarmi? E io vado in TV non ad attaccare i magistrati ma a leggere gli atti ufficiali. Atti scritti da altri magistrati.
Vogliono impaurirmi? E io rispondo colpo su colpo, senza lasciar cadere un solo argomento.

Ho visto che è uscita di nuovo una dichiarazione di Bersani contro di me, nel suo simpatico ruolo di testimone dell’accusa. Bersani dice che ho usato la fondazione per scalare il partito. Bisognerà che qualcuno gli ricordi che io ho scalato il partito solo perché lui prima ha perso le elezioni e poi ha combinato il pasticcio del Quirinale 2013. Non sono arrivato alla guida del PD grazie alle lobby ma grazie agli errori di Bersani. E, comunque, questo processo si occupa di finanziamenti tra il novembre 2014 e il 2018: qualcuno dovrà dire a Bersani, con cautela, che il partito lo avevo già scalato da un pezzo. Ma, soprattutto, ho ricordato a Pier Luigi Bersani che ogni volta che lui parla di finanziamento illecito ai partiti, un cittadino di Taranto si sente male. Perché Bersani è quello che ha preso i soldi dei Riva per fare la sua campagna elettorale. Io li ho presi come Governo per fare il risanamento ambientale che era atteso da decenni. Questa è la differenza. Prima di parlare di finanziamento alla politica, Bersani dovrebbe riflettere su Taranto. E chiedere scusa. Non accusare gli altri.

Non si molla di un solo centimetro, cari amici. E si risponde botta su botta, colpo su colpo.
Chi vuole e può darci una mano, per favore, lo faccia. Anche un piccolo contributo di qualche euro è prezioso per la battaglia di libertà che Italia Viva vuole fare e farà.



Nel frattempo, vi mando il sorriso più grande.
Un sorriso che finalmente è anche senza mascherine, almeno all'aperto,