04/05/21
Matteo Renzi Enews

Enews 703, martedì 4 maggio 2021

L'Enews della settimana.                        

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Buonasera a tutti.

Come ci diciamo da mesi, la campagna di vaccinazione è l’unica vera grande chance per uscire dall’incubo Coronavirus. Il cambio delle guardia Conte/Draghi, la sostituzione di Arcuri con il generale Figliuolo e l’intervento della Protezione Civile hanno prodotto una svolta che è finalmente evidente anche nei numeri: ogni giorno abbiamo 500.000 nuovi vaccinati e meno di diecimila nuovi contagiati. I due numeri stanno insieme perché più ci vacciniamo, meno ci contagiamo. Io sono ottimista, io credo nell’Italia, io vedo la possibilità di uscire dalla crisi. L’industria ripartirà con numeri da boom, il turismo va aiutato e sostenuto (in settimana farò una conferenza stampa sul tema), infrastrutture e sanità devono essere i pilastri della ripresa, digitale e sostenibilità (bravi i ministri Colao e Cingolani, netta la svolta rispetto ai predecessori) sono l’anima del Recovery Plan. Tutto passa dai vaccini, come dimostrano le esperienze israeliana, britannica e statunitense.

Il Primo Maggio dovrebbe far riflettere sulle difficoltà dei lavoratori, a cominciare dalle troppe vittime sul lavoro, come la terribile vicenda di Luana D'Oraziogiovane operaia di Montemurlo, madre di una bimba: una storia devastante). Si è finito col parlare molto di più di Fedez e della censura. Mia opinione sulla vicenda: la Rai non può censurare nessuno e chi si sente diffamato deve rivolgersi ai tribunali. Detto questo, cerchiamo di essere chiari: a me non interessa che qualcuno del centrosinistra immagini di incoronare Fedez come nuovo leader: se lo ha fatto Grillo, può ben farlo Fedez. E se un cantante vuol parlare, parla di quello che vuole: non gli puoi far polemica per il cappellino della Nike o per lo sponsor Amazon. Lo ascolti: se ti piace lo sostieni, se non ti piace lo critichi, si chiama libertà. Ciò che trovo stucchevole e ipocrita è la manifestazione di quei politici che attaccano i vertici Rai per la censura dopo aver voluto, nominato e difeso per tre anni quegli stessi vertici Rai. Quando il solo Michele Anzaldi attaccava la propaganda del Tg1 o i pagamenti con soldi pubblici a discussi opinionisti, tutti zitti. Poi Fedez parla di censura e incassa l’appoggio proprio di chi ha indicato, protetto e sostenuto quei vertici. E se non fosse sufficientemente chiaro, lo dico meglio: Giuseppe Conte e i Cinque Stelle hanno voluto questi vertici e prodotto una lottizzazione selvaggia. E adesso fanno la morale sulla censura. A chi? A coloro che hanno nominato? Stanno prendendo le distanze da loro stessi.

A proposito di Rai, Report. Ieri è andato in onda un servizio che andrebbe studiato nei manuali di complottismo. Andiamo con ordine.

1. Sono tra i pochi politici che risponde sempre alle domande di Report. Sempre.

2. L’intervista che ho rilasciato dura un’ora ed è stata tagliata in tutti i passaggi più significativi. Per gli appassionati, il video si trova sul mio canale YouTube. Trasparenza è la mia parola d’ordine, altro che storie. I tagli li ha fatti la redazione.

3. Non faccio incontri segreti e se devo fare un incontro riservato non lo faccio in Autogrill ma in un ufficio. Se vedo una persona al volo in Autogrill, in stazione, in aeroporto, in treno, in piazza, allo stadio, non lo definisco incontro segreto. Se qualcuno pensa che si possa organizzare un incontro segreto in un luogo pubblico, costui ha bisogno di un TSO immediato.

4. Nella storia di Report ci sono molti punti oscuri. Seguite la storia. Quattro mesi fa, una donna, che di mestiere fa l'insegnante, si ferma in Autogrill perché suo padre sta male. Dispiace. Mentre il padre sta male, la signora si insospettisce perché vede un tipo “elegante ma losco” che si aggira nervoso in attesa di qualcuno. Come fanno tutti quelli che hanno un padre che sta male in auto, la signora si disinteressa del padre e inizia con un telefonino a girare - senza scendere dalla sua macchina - un video del tipo "elegante ma losco". A quel punto arriva una macchina: è Renzi, losco ma non elegante, e soprattutto immancabile convitato di pietra di tutti gli scandali repubblicani. Renzi e l’altro, il tipo elegante ma losco, stanno 40 minuti a chiacchierare fuori dall’Autogrill, peraltro Renzi senza cappotto il 23 dicembre, in mezzo alla gente che passa, e la signora continua a videoregistrare con sprezzo del pericolo. Complimenti alla batteria del cellulare, intanto. Dopo 40 minuti, Renzi e il signore elegante ma losco si salutano e la prof chiusa dentro la macchina riesce a registrare le parole di commiato “Lei sa dove trovarmi”, che sembrano quasi una minaccia. Il fatto che la signora riesca a distanza di metri, col finestrino chiuso, a sentire le parole, senza neanche leggere il labiale perché i due indossano una mascherina, è straordinario: fortunati gli studenti che possono contare su una professoressa dalle orecchie bioniche.

Ma non finisce qui, perché a questo punto la signora sfoggia doti divinatorie e spiega che il signore elegante ma losco gira e torna a Roma, mentre Renzi va verso Firenze. Fermi, fermi: come è possibile? Se Report non ha cambiato nottetempo le regole del codice delle strada, quando ci sono due auto provenienti da Sud - ferme nell’Autogrill di Fiano Romano - entrambe sono obbligate ad andare verso Firenze, perché in autostrada non si può tornare indietro, fino a che non c’è un casello. A meno che la macchina del signore elegante ma losco non sappia volare o abbia il diritto di viaggiare contromano, questa informazione della prof tradisce la verità. Chi ha scritto il copione della signora si è dimenticato di questa piccola contraddizione (il diavolo, si sa, fa le pentole ma non i coperchi) dimostrando che siamo in presenza di un racconto falsoNon finisce qui. La signora custodisce come una reliquia il Video per quattro mesi. Poi, improvvisamente sputa il rospo e passa un video di quaranta minuti (We transfer? Aereo di Stato pagato da Renzi? Piccione viaggiatore?) alla redazione di Report perché ha riconosciuto nel signore elegante ma losco un famoso dirigente dei servizi segreti italiani, del quale non esistevano foto da anni. Ma lei lo riconosce, bravissima. Un segugio implacabile. E fortuna vuole che il padre della prof si senta male solo a Fiano Romano: se si fosse sentito male fuori da Palazzo Chigi, chissà quante volte avrebbe visto il dirigente dei servizi andare in visita da Conte. Chissà. E allora Report capisce che è il momento di dire la verità al popolo italiano. Meno male che c’è il servizio pubblico a svelare le trame dei politici italiani all’Autogrill. Rimane il dubbio che il giornalismo di inchiesta dovrà chiarire: è stato un Camogli o una Rustichella a segnare la dolorosa fine del Governo Conte?

Fuori dalle ironie. Ero consapevole del fatto che mandare a casa Conte, Bonafede, Arcuri e compagnia avrebbe provocato più di una reazione. A vari livelli. L’ho fatto lo stesso perché lo ritenevo giusto per il Paese. Lo rifarei domattina, senza paura. Se oggi c’è Draghi e non Conte, non è per un complotto ordito all’Autogrill, come qualcuno vorrebbe far credere, ma è il risultato di una scelta politica, fatta con coraggio e libertà - all’inizio in solitaria - da un partito che si chiama Italia Viva. Io vado orgoglioso di quanto abbiamo fatto. E lotterò in tutte le sedi (credetemi: tutte) perché la nuova generazione che si avvicina alla politica possa impegnarsi senza temere mai le fake news, il fango, l’aggressione mediatica ad personam. Viva la politica e abbasso il complottismo.

Mai come in questo momento sono convinto del progetto Italia Viva. Chi vuole darci una mano si iscriva, condivida le sue idee, dia un piccolo contributo, scriva C46 sulla sua dichiarazione dei redditi.

Se qualcuno pensa che uno come me possa tacere, perché teme di essere attaccato o pedinato o intercettato o indicato come organizzatore di complotti, evidentemente non mi conosce. Io vado avanti a testa alta. E con più grinta di prima

 
Un sorriso,

P.S. Dopo aver discusso a lungo di Fedez e dell’Autogrill, qualcuno parlerà finalmente anche di cosa sta succedendo alla magistratura italiana. Ho commentato lo strano caso del dottor Davigo in questa puntata di Tg2 Post. Ma è un argomento sul quale temo che dovremo tornare.