Buongiorno a tutti.
Scusate se in queste settimane siamo stati meno presenti, anche con le enews. Stiamo preparando alcune novità scoppiettanti, arriviamo presto…
1. Che gioia le Olimpiadi in Italia. Non solo per i risultati sportivi, fantastici. Ma anche per la dimostrazione che quando questo Paese vuole organizzare qualcosa ci riesce alla grandissima! L’amaro in bocca per Roma 2024 non va via: per colpa di pochi, la Capitale ha perso un’occasione straordinaria per tornare a parlare al mondo. Ma quello ormai è il passato: dobbiamo utilizzare il sogno olimpico per aiutare gli amministratori e i cittadini a fare progetti di lungo termine per il proprio territorio. Per questo ho rilanciato la mia proposta per le Olimpiadi del 2040 in Toscana. Il Presidente Giani l’ha già rilanciata e sono felice del fatto che questo sogno possa cominciare. Intanto godiamoci il finale delle Olimpiadi Milano Cortina e prepariamoci all’America’s Cup di Napoli 2027: il sindaco Manfredi sta preparando grandi cose. I grandi eventi cambiano le città in meglio: ricordate Expo?
2. La campagna elettorale per il referendum del 22/23 marzo sta diventando una gara a chi la spara più grossa. Spiace che persino persone serie come Nordio e Gratteri abbiano alimentato questo festival dell’assurdo con le loro dichiarazioni. La verità è che nessuno vuole stare sul merito della riforma (riformina). In tanti votano contro, punto e basta. Quelli che non sopportano gli errori di una magistratura che giudicano politicizzata votano Sì. Quelli che non sopportano gli errori di un Governo che giudicano incapace votano No. Però questa polarizzazione in negativo trasforma la politica da proposta a odio. Non voti per qualcosa, voti contro qualcuno. A me dispiace, a Giorgia serve.
A proposito di giustizia: ieri alla notizia dell’assoluzione di Vittorio Sgarbi, è stato il nostro Bobo Giachetti in Aula a mostrare a tutti - anche ai compagni di partito di Sgarbi - che cosa significhi essere davvero garantisti. Sono fiero di far parte della famiglia politica di Italia Viva: per noi il garantismo vale sempre, anche con gli avversari, soprattutto con gli avversari.
3. Torna la violenza politica in Europa. Un ragazzo di destra è stato ucciso da militanti della sinistra estremista solo perché aveva difeso il diritto di alcune donne di manifestare le proprie idee. È accaduto in Francia, non in Iran. E la cosa sconvolgente di cui pochi parlano è che sotto indagine c’è l’assistente parlamentare di un deputato di Mélenchon. È semplicemente una cosa enorme. Ecco perché dico che vanno tagliate con forza le relazioni tra una parte del mondo politico estremista e la violenza fisica e non lo dico solo per la Francia.
Pensiero della sera.
In tanti mi state domandando: ma se tu fossi Primo Ministro parteciperesti al Board of Peace? Risposta: No. Neanche come osservatore. Perché? Perché lavorare per la pace in Medio Oriente è fondamentale, farlo seguendo le scelte personali e privatistiche di Donald Trump è un errore. Quello che mi colpisce è la totale subalternità del governo Meloni agli Stati Uniti: dovevano fare i patrioti italiani, sono i più scatenati sudditi americani. Meloni ha detto che aveva fatto un grande accordo con la Germania. Poi quando Merz ha criticato la cultura MAGA, Meloni anziché rilanciare… ha criticato Merz. Parliamoci chiaro: questa vicenda dimostra l’inconsistenza di Giorgia Meloni sulla scena internazionale. Lei non ha una posizione: lei non vuole scontentare Trump, tutto qui. Non vuole farlo arrabbiare. Mando un pensiero affettuoso a chi in questi anni ci spiegava che la Meloni era bravissima sul piano internazionale, che era una leader autorevole e forte. La vicenda di queste ore dimostra che non è così ma anche che quella parte di Paese che si è bevuta la storia di Giorgia Meloni grande statista in politica estera conosce poco la politica estera. E soprattutto non conosce per niente Giorgia Meloni.
Un sorriso,
Matteo
Ps. Dieci anni fa moriva Umberto Eco. Uno degli ultimi ricordi che ho di lui fu una cena all’Expo insieme al Presidente francese Hollande. Decidemmo di fare una cena per ascoltare alcuni intellettuali, per riflettere sul rapporto tra politica e cultura, tra grandi eventi e futuro dell’Europa. Era un tempo diverso nella storia dei rapporti tra Italia e Francia ma soprattutto era un tempo in cui era bello per noi che stavamo al Governo fermarci ad ascoltare gli uomini della cultura e interrogare e provocare dalle riflessioni di persone come Umberto Eco, cui avevo chiesto di introdurre la cena. Era un evento per noi, non per i social. Era un evento per crescere in profondità noi, non per far crescere i followers. Sarò démodé ma penso che chi ha responsabilità abbia bisogno di ritagliarsi momenti del genere perché senza cultura non c’è politica, non c’è governo, non c’è Nazione.



