addloghi

Enews 1080 venerdì 19 dicembre 2025

Le attività ed i successi che portiamo avanti dipendono dall'impegno di ognuno di noi. Ogni contributo è importante.
dona italiaviva

Buona giornata cari amici. Spero che la frenesia di questi giorni prenatalizi non vi impedisca di vivere bene gli ultimi preparativi in attesa di un sano momento di pace in famiglia.

Su YouTube trovate il confronto con Giorgia Meloni in Senato: lei purtroppo se ne è andata prima della mia replica ma su Instagram trovate due reel. Quello sulla produzione industriale e quello sulle menzogne del Governo stanno volando: vi chiedo se possibile di vederli, commentarli ma poi – se siete convinti – farli girare. Perché la narrazione per cui in Italia va tutto bene è molto diffusa e chi la pensa in modo diverso fa fatica a far girare le informazioni. Stiamo cercando da mesi di cambiare la percezione: ricordate quando sei mesi fa, mentre non ne parlava nessuno, facemmo i tavolini fuori dai supermercati con scritto “Giorgia, quanto ci costi?”. Oggi tutte le opposizioni, finalmente, insistono su questi temi. Se riusciamo a coinvolgere persone (sui social, ma anche via WhatsApp qui) potremo davvero fare la differenza. Dunque chiedo a chi è convinto di far girare i video e a chi può di darci una mano anche economica per strutturare sempre meglio i nostri messaggi sulla comunicazione.

Nell’attesa noi lavoriamo in Senato sperando che prima o poi il Governo decida di farci votare la Legge di Bilancio. Pare che non ci faranno nemmeno votare la Start Tax che avevamo proposto alla Leopolda. Ancora ieri sera stavano litigando sulle misure per le imprese e sulla Legge Fornero che comunque vada non aboliranno nemmeno stavolta, come è ovvio: penso davvero che Meloni e Salvini dovrebbero essere “spernacchiati” a vita (ho messo questa parola tra virgolette perché è una parola usata da Salvini, se cliccate qui avrete conferma alla fonte). Nel frattempo, comunque finisca la telenovela emendamento, Giorgetti ha perso la faccia.


Ho intanto chiesto alla Presidente del Consiglio perché il Governo se la prende con chi si è laureato e con chi si vuole laureare ma devo dire che su entrambi i punti, riscatto della laurea e semestre filtro, Meloni ha smentito i suoi ministri e ha fatto retromarcia. Vedremo comunque i prossimi sviluppi. Tutte le volte che la Meloni viene in Aula smentisce qualcuno dei suoi, perché si rende conto che questo Governo proprio non riesce a governare. È un peccato che venga così raramente, vero? Ed è un peccato che quando viene, scappi subito: di che ha paura?

Per chi è interessato:

Qui la mia partecipazione da David Parenzo.
Qui la mia partecipazione da Giovanni Floris.

Io tornerò a parlare in Senato martedì mattina, 23 dicembre, alle 10 nelle dichiarazioni di voto sulla Legge di Bilancio.

Prima di lasciarvi allo shopping delle ultime ore, considerazione sulla politica estera. Per la prima volta da un anno a questa parte, Donald Trump è in difficoltà. E non parlo solo per la politica estera, ma anche e soprattutto per le scelte di politica interna. Da un lato ha un problema di credibilità sulla vicenda Epstein Files, uno scandalo che pare riservare ancora molte brutte sorprese per tanti, incluso l’attuale inquilino della Casa Bianca. Dall’altro, ancora più grave nella vita quotidiana, il consumatore “normale”, il cittadino medio, sta pagando a caro prezzo la scelta dei dazi. In Italia non ne parla più nessuno perché Meloni è brava a nascondere le magagne che potrebbero colpirla: aveva promesso 25 miliardi di € per i dazi e ora fischietta facendo finta di nulla. Il punto è che l’aumento dei dazi ha portato in sostanza un significativo introito di risorse nel Bilancio Federale e visto che gli americani si indebitano come nessun altro, adesso questi soldi vengono spesi per la macchina amministrativa di Washington (con tanti saluti alla motosega di Milei, ai sogni di Musk, all’eredità di Reagan). Una parte di questi soldi è pagata dalle aziende esportatrici, a cominciare da quelle italiane, che devono sostenere costi più alti, riducono i margini e comunque rischiano di perdere quote di mercato: non è un caso che l’export corra meno del passato, adesso. Ma una parte è pagata dai consumatori americani, come era logico attendersi. E allora sta aumentando l’inflazione, stanno crescendo le difficoltà del ceto medio, soffrono le famiglie. Chi aveva votato Trump lo aveva fatto innanzitutto per il costo della vita, in nome di una “normalità” del vivere quotidiano che certi eccessi dem mettevano in discussione. Adesso il paradosso è che Trump è tornato in un anno soltanto ai minimi storici: i suoi amici si arricchiscono, il ceto medio si impoverisce.
Verrà un giorno, spero, in cui la sinistra di tutto il mondo capirà che si battono i leader della destra non con l’ideologia, ma con la concretezza della vita quotidiana. Abbassando le tasse, mettendo la sicurezza al centro, aiutando gli studenti e i pensionati. Non si vince con insopportabili guerre di religione ideologiche ma costruendo un progetto che affronti la quotidianità. Vale in Italia – come sa chi si sorbisce il mio ritornello di questi mesi – ma vale anche negli Stati Uniti. Ci sono alcuni giovani aspiranti leader democratici che vale la pena seguire, anche quelli di cui i media non parlano. Ad esempio in Texas il giovane James Talarico sta provando a rivoluzionare il mondo democratico, portando i temi della quotidianità non da una prospettiva di sinistra radicale ma al contrario con un approccio molto riformista: seguitelo, è un tipo che farà parlare di sé. Sarebbe divertente e sorprendente se l’alternativa ai repubblicani nascesse dal profondo Texas. Per noi invece l’alternativa nasce da Milano, dal 17 gennaio: Assemblea Nazionale verso Casa Riformista. Ma ci sarà tempo per parlarne.
E il 12 gennaio intanto festeggiamo con Bobo Giachetti il quarto compleanno di Radio Leopolda con alcune soprese. Tanti progetti in arrivo, amici. Ora concentriamoci sulla Legge di Bilancio.

Un sorriso,
Matteo