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Enews 1067 venerdì 17 ottobre 2025

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dona italiaviva
Buongiorno a tutti e buon fine settimana.
ENEWS volante.
 
  1. CASA RIFORMISTA. Il progetto c’è ed è forte e credibile. Se vogliamo far sì che il centrosinistra se la giochi alle prossime Politiche, serve che Casa Riformista ottenga un bel risultato. E possiamo farlo. Casa Riformista è solo un’Italia Viva più larga? No. Se lo fosse, non funzionerebbe. Però senza il lavoro dei nostri, Casa Riformista non ci sarebbe proprio. Non è un caso che Italia Viva intanto abbia messo le firme, le liste, le piazze, le risorse per far partire questo progetto. Che dovrà essere costruito insieme ai sindaci, agli amministratori, alle associazioni. E che soprattutto dovrà far emergere idee riformiste: sulle tasse, sulla sicurezza, sul costo della vita, sulla cultura, sull’innovazione. Dopo la Leopolda e da quando abbiamo visto gli ottimi risultati di Calabria e Toscana in tanti stanno scrivendo ([email protected]) per offrire la disponibilità a dare una mano. Grazie! Anche persone non iscritte a IV. Siete tutti i benvenuti, facciamo questo tratto di strada insieme senza che nessuno metta il cappello su un progetto così bello. E chi vuole darci una mano anche economicamente lo faccia cliccando qui. Più siamo, meglio è: spazio a chi porta idee e partecipazione. Beppe Sala ha proposto alla Leopolda una grande Convenzione Riformista. Noi siamo pronti. E senza veti, ragazzi: noi siamo quelli dei voti, non dei veti.
  2. POLITICA ESTERA. Dopo la tregua di Gaza, che speriamo sia davvero una Pace giusta e storica come ho detto in questo intervento in Senato mercoledì, sarebbe bellissimo se la Politica portasse a una tregua anche in Ucraina. È ovvio che vanno fatti dei compromessi. Ed è ovvio che bisogna parlare anche con quelli che non ci piacciono, altrimenti non c’è pace. Ma la pace ci sarà, anche tra Russia e Ucraina. Il problema non è il sé, ma il quando. E prima arriva - a condizioni accettabili, sia chiaro - meglio è. Il ruolo degli Stati Uniti d’America può essere prezioso per tutti, in questa fase.                                 
  3. TRUMP. Ah ma allora tu parli bene di Trump? Se Trump provoca la pace in Terrasanta certo che parlo bene di Trump. Si chiama onestà intellettuale. Nel frattempo mantengo le mie idee sul resto, idee che anzi si vanno rafforzando. La Destra ha detto che i dazi sarebbero stati un’opportunità, noi abbiamo detto il contrario. Adesso avete visto i dati dell’export con gli States di agosto? Meno 20%. E dove sono finiti i 25 miliardi che la Meloni aveva promesso per contrastare questa scelta assurda di Trump? Le persone intelligenti non vivono di pregiudizio: sanno dire bravo quando qualcuno fa bene, sanno dire sbagliato quando uno non fa bene. Chi dice sempre viva Trump o abbasso Trump a prescindere da ciò che fa non fa politica: si nutre di ideologia.
  4. DIBATTITO PUBBLICO. Alla fine sta cambiando il tema del dibattito pubblico. Anche ieri da Del Debbio si è parlato molto più di condizioni di vita delle persone e molto meno di politica estera o ideologia. La Meloni vincerà nel 2027 se riuscirà a far credere che nei suoi cinque anni gli italiani hanno migliorato la loro condizione di vita. E invece lei si occupa delle agenzie di rating e dei mercati finanziari, non dei mercati rionali o delle persone in coda per del cibo come abbiamo visto ieri nel servizio introduttivo. Il 2024 è stato un anno record come numero di persone in povertà. Cresce il debito pubblico (sfiorerà il 137%), cresce la pressione fiscale (quasi il 43%), cresce il costo della vita, il numero dei poveri, il numero di italiani che se ne vanno all’estero. Gli indicatori negativi sono tanti. E senza PNRR (che io avrei fatto diversamente e che la Meloni invece nemmeno voleva) noi oggi avremmo una crescita negativa. Penso che la sfida per il centrosinistra sia questa: c’è una parte di sinistra molto ideologica, che i media sintetizzano con l’espressione Pro-PAL. Nulla contro chi difende i palestinesi, sia chiaro: anzi io vorrei che tutti difendessimo i palestinesi, a cominciare da quelli fucilati alle spalle, in piazza, a Gaza dai terroristi di Hamas. Ma accanto ai Pro-PAL serve qualcosa di diverso. Diciamo che c’è una parte riformista che vorrei definire Pro-PIL: siamo noi che facciamo proposte e parliamo di crescita, di stipendi, di come abbassare le tasse. Se riusciamo a stare nel dibattito pubblico parlando più di questi temi, Giorgia Meloni va in difficoltà. Perché dopo tre anni il quadro è chiaro: la Premier non ha fatto nulla di sostanziale per la nostra economia.                                                                     
Un sorriso,
Matteo