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Enews 1054 venerdì 5 settembre 2025

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La nuova Enews di Matteo Renzi                    

Buongiorno e soprattutto BUON SETTEMBRE a tutti.

Spero che abbiate passato delle fantastiche vacanze: io sono stato molto bene. E sono bello carico per i prossimi impegni.

La situazione internazionale, purtroppo, evidenzia molte difficoltà. Le foto di Pechino in cui Xi, Putin e Modi dialogano amabilmente e costruiscono strategie contro l’Occidente fanno molta impressione.

Ma impressiona anche il fatto che Stati Uniti d’America e Unione Europea non stiano capendo fino in fondo la gravità della situazione.

Trump, né i burocrati europei capiscono che ci stiamo mettendo nell’angolo con politiche sbagliate come i dazi (che costringono l’India a stare con quella parte di mondo là), scelte ideologiche come il green deal (che rafforzano la Cina e indeboliscono la manifattura europea), mancanza totale di credibilità sul fronte della politica estera e della diplomazia.

Nel frattempo, la mancanza di una vera strategia diplomatica per porre fine ai conflitti comporta che sul campo di battaglia continuiamo purtroppo a contare i morti, in Ucraina, a Gaza, ma anche nei teatri di guerra dimenticati, a cominciare dall’Africa e dal Sudest asiatico.

Di tutti questi temi, ovviamente, parleremo molto nelle prossime settimane, a cominciare dalla Leopolda del 3-4-5 ottobre.

Intanto sulla situazione internazionale ho fatto diverse interviste a giornali e TV (soprattutto su La7 visto che Mediaset ha ormai un veto ad personam contro di me e la Rai… è la Rai) in questo mese. Per gli aficionados suggerisco di recuperarle sul Canale WhatsApp o sui social.

L’agosto della politica nazionale vede Giorgia Meloni insistere sulla narrazione a reti unificate: da quando c’è lei va tutto bene, la Nazione è tornata forte, ora sì che ci rispettano, l’economia vola. È vero? Per me no.

Qui trovate il confronto tra i suoi mille giorni e i nostri mille giorni. Ma senza risalire a dieci anni fa la questione è molto semplice: davvero vi sembra che negli ultimi tre anni sia aumentata la sicurezza? Che sia migliorata la vostra condizione economica? Che ci siano più giovani in Patria? Che il Paese sia più solido?

Non sono domande retoriche: sono domande politiche. Perché la partita si gioca lì. Gli italiani che andranno alle urne tra meno di due anni dovranno dire se stanno meglio o peggio di prima. E per questo il bombardamento psicologico e mediatico di Meloni è costante: ora sì che stiamo bene, finalmente è cambiato tutto, l’Italia è tornata. Bla bla bla. Vero? Non entro nel campo dell’autorevolezza di chi c’era prima e chi c’era dopo: prima c’era Draghi, ora c’è Meloni. Non credo che abbiamo fatto un passo in avanti, ma preferisco non fare confronti per carità di patria. Mi limito al dato economico.
Con duecento miliardi di euro di PNRR come facciamo ad avere dati del PIL così imbarazzanti? Lo scorso trimestre addirittura un segno negativo, il meno 0.1%. E la variazione acquisita del primo semestre è di 0.4%: la Spagna va cinque, sei volte più veloce di noi. La Spagna!

Cresce il costo della vita, aumenta il carrello della spesa, tocchiamo con mano in queste ore il caro scuola. E sulle spiagge c’era meno gente dell’anno scorso. E sulle strade c’è meno sicurezza degli anni scorsi. E nelle aziende ci sono meno giovani perché l’aumento dell’occupazione innanzitutto deriva dal fatto che ci sono più persone che restano al lavoro per la Legge Fornero (quella che dovevano cambiare e che ovviamente non hanno cambiato).
Perché allora, dicono i commentatori, i sondaggi di Giorgia sono ancora buoni?
Non attribuisco eccessivo rilievo ai sondaggi. I crolli nei sondaggi, fatevelo dire da chi ci è passato, sono improvvisi e rapidi. E il trend dei dati ISTAT illustra il domani molto più dei sondaggi. Ma il punto politico è semplice: finché il centrosinisitra sarà ideologico, velleitario, diviso, inconcludente è ovvio che i numeri daranno ragione alla destra. Se Lollobrigida e Urso sono al Governo non lo devono alle loro spiccate qualità intellettuali ma a come si è comportato il centrosinistra.

Ecco perché – nonostante tutto e nonostante tutti – stiamo cercando di costruire una coalizione di centrosinistra capace di giocarsela alle regionali e di offrire poi un’alternativa alle Politiche. Mica facile, lo sappiamo. Ed è ovvio che allearsi con la sinistra più lontana da noi significa stare in coalizione con persone che su molte cose la pensano diversamente da noi (così come Vannacci e Crosetto la pensano diversamente su tutto o quasi): sono le regole del bipolarismo purtroppo.
A chi dice: eh, ma così vi fate “contaminare” da Avs e Cinque Stelle non ho che una risposta da dare. O c’è una tenda riformista, meglio: una casa riformista, capace di portare anche le nostre idee o la sinistra non vincerà mai. Ecco perché il nostro contributo non è marginale ma decisivo. Ecco perché – lo dimostrano Genova e la Liguria – quando ci siamo, si vince. Quando non ci siamo, si perde. È matematica, certo, ma è soprattutto politica.
Qui però ci sono due temi che riguardano noi.

Il primo: per portare le idee, servono… le idee. E allora credo che sia maturo il tempo per una grande riflessione collettiva che cominceremo dalla Leopolda del 3-4-5 ottobre. Trasformeremo la Stazione Leopolda in un VIVAIO. La Leopolda è sempre stata un vivaio di persone, di sogni, di proposte. Per tre giorni i ragazzi della scuola di formazione (iscrivetevi qui) e i partecipanti alla Leopolda avranno la possibilità di lavorare alle idee per il futuro del Paese. In una delle prossime enews vi racconterò di più su come sarà organizzata l’edizione di quest’anno. Per adesso sappiate che dalla Leopolda usciranno le proposte sulle tasse, sulla sicurezza, sulla scuola e sulla cultura, sulla natalità, sulla casa, sulla politica estera, sulla legge di bilancio, sulla sanità, sulla politica energetica, sull’innovazione. Sarà un’esplosione di entusiasmo, certo, ma anche e soprattutto di proposte. Che lanceremo al Governo e che lanceremo al centrosinistra.

In questi mesi ho spesso criticato la Meloni, quasi sempre da solo, per il suo disegno di prendersi i pieni poteri. Continuerò a farlo. Ma serve anche rilanciare la parte delle proposte, altrimenti la nostra opposizione appare scontata.

Vi aspetto dunque al VIVAIO della LEOPOLDA: prego chi vuol dare una mano di iscriversi, di lasciare un piccolo contributo economico, di offrire la disponibilità a fare il volontario.

E poi servono i voti. Sono stato nelle Marche con Matteo Ricci. Sono stato in Calabria con Filomena Greco, stiamo per ufficializzare la nostra lista con Eugenio Giani in Toscana.

Ci sono tanti nostri candidati. La differenza la faremo portando i voti decisivi come abbiamo fatto con Silvia Salis.

La politica non si fa con le interviste, si fa con i voti. E dunque in democrazia contano i risultati elettorali non i sondaggi

Ci date una mano?
Ci definiscono le nostre idee, non i nostri compagni di strada.
Ci danno forza i nostri voti, non i commenti sui social.
Nessuno ci ha mai regalato nulla, nessuno ci ha mai imposto o paracadutato.
Quello che siamo dipende dalle proposte che facciamo e dai voti che prendiamo. In campagne elettorali che si risolveranno sul filo dei voti, il nostro sforzo sarà decisivo. Scommettiamo?
Un sorriso,
Matteo

PS. Giorgio Armani è stato in tutto il mondo il simbolo del Made in Italy. E quando parliamo di Made in Italy parliamo di bellezza, eleganza, moda. Certo. Ma quelli come Armani dimostrano che Made in Italy è anche e soprattutto lavoro, impegno, passione. La creatività e la fantasia non bastano: per dar loro gambe servono tenacia, fatica, costanza. Anche per questo gli chiesi di rappresentare con noi l’Italia alla Cena di Stato alla Casa Bianca dal Presidente Obama, quasi dieci anni fa. Che la terra sia lieve a Re Giorgio. E che tanti imprenditori di questo Paese possano continuare a farsi ispirare dalle storie di persone comuni.