Enews

Enews 1049 giovedì 17 luglio 2025

Le attività ed i successi che portiamo avanti dipendono dall'impegno di ognuno di noi. Ogni contributo è importante.
dona italiaviva

La nuova Enews di Matteo Renzi                    

Buongiorno.

ENEWS speciale dedicata ai mille giorni del Governo Meloni.
Qui trovate il volantino che Italia Viva ha distribuito e sta ancora distribuendo davanti ai supermercati sui risultati concreti dell’azione politica di Giorgia e dei suoi ministri.
A questo link trovate un messaggio dedicato sul canale WhatsApp che potete inoltrare a tutti i vostri amici, se ritenete: perché il volantino sta riscuotendo una grande attenzione. Per la prima volta viene mostrata una narrazione diversa da quella mirabolante di Meloni & company.

Scarica il volantino QUI.

Parliamoci chiaro: dopo mille giorni è aumentata la pressione fiscale, è aumentato il debito pubblico anche rispetto al PIL, è aumentata la povertà sia secondo i dati Istat che i dati Caritas. Sono rimasti fermi, invece, gli stipendi e le pensioni reali perché anche laddove sono cresciute le cifre a fine mese, questo aumento è stato comunque inferiore rispetto alla crescita dell’inflazione.

Detta chiara: l’Italia delle famiglie e del ceto medio sta peggio di tre anni fa. Stanno meglio Brunetta al CNEL e le segretarie di Lollobrigida. Ma stanno peggio i ragazzi che non riescono a comprarsi casa perché dopo la laurea, lo stage, i corsi di formazione a pagamento in pochi vedono prospettive. È un caso o no che nel 2024 l’Italia abbia battuto il record di fughe all’estero? Se ne sono andati in 194.000, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa.
Qui parte l’accusa populista. Eh ma siete tutti uguali, fate tutti così. No, non ci sto.

Anche il mio Governo è durato mille giorni. E in quei mille giorni abbiamo fatto misure come gli 80€, il Jobs Act, Industria 4.0. Abbiamo abbassato la pressione fiscale eliminando l’IMU sulla prima casa, l’Irap costo del lavoro, le tasse sul mondo agricolo. Il super ammortamento e la decontribuzione hanno dato una spinta al Paese che nel frattempo approvava le unioni civili, la legge sull’autismo, sul dopo di noi, sul terzo settore, sul caporalato, sullo spreco alimentare. Abbiamo investito in cultura come mai nessuno prima (e purtroppo nessuno dopo), aumentato i fondi sulla sanità ma razionalizzato 30 miliardi di spesa pubblica con Yoram Gutgeld, introdotto il REI cioè la prima misura nella storia italiana contro la povertà e lavorato sui temi della povertà educativa. Abbiamo progettato Italia Sicura con Renzo Piano e ottenuto la flessibilità in Europa. Potrei proseguire dalle misure sulla PA fino alla cooperazione internazionale, dalla legge sul rientro dei cervelli e sull’attrazione dei capitali stranieri fino al piano periferie.

Ma per farla breve: noi abbiamo abbassato la pressione fiscale, Meloni l’ha alzata.
Noi abbiamo abbassato il debito pubblico sul PIL, Meloni l’ha alzato.
Noi abbiamo fatto Industria 4.0, Meloni ha bloccato tutto con Urso.
Noi abbiamo dato una scossa all’Italia, Meloni scambia la stabilità con l’immobilismo.
E tutto questo al netto di Paragon, di Almasri, della macchina del fidanzato, dei ministri che fermano i treni, delle scelte imbarazzanti sulla cultura o sullo sport.

A chi dice: sono tutti uguali, rispondiamo no. Ci sono mille giorni e mille giorni.
I mille giorni di Meloni sono diversi dai nostri. Se pensate che sia meglio avere un Governo con Giuli e Lollobrigida, Salvini e Santanchè, Urso e Tajani prego, votateli pure. Io penso che l’incantesimo si stia esaurendo e che sempre più persone diano un giudizio negativo su questi anni. E ho paura che l’incapacità di Meloni sia chiara su partite delicate come i dazi. Prima ha garantito che grazie al suo rapporto speciale con Trump l’Italia avrebbe guidato l’accordo con la Casa Bianca. Poi ha detto che si sarebbe fatta promotrice di un accordo zero dazi (ricordate aprile 2025? “Proporrò a Trump lo zero a zero”. È finita 30-0 per Trump). Poi ha annunciato venticinque miliardi per le imprese: non si capisce di quali soldi stia parlando, forse quelli del suo Monopoli. Sono dazi amari come diciamo da tempo. E vediamo se finalmente anche Confindustria si renderà conto che con questo esecutivo (e aggiungo: questa Commissione Europea) il mondo che produce prende solo botte.

Voi che dite? [email protected]
E fate girare il volantino se vi va.

Ieri il volantino ha fatto discutere a In Onda con Luca Telese, Marianna Aprile, Flavia Perina. Qui trovate il link Youtube, dove potete anche commentare se vi va.

• A In Onda abbiamo commentato anche la vicenda giudiziaria che tocca la città di Milano. Io sono garantista davvero, garantista sempre, con gli amici e con gli avversari. E dunque invito tutti – per una volta – ad aspettare le sentenze senza buttarsi come avvoltoi sulle indagini. Conosco alcuni PM di Milano e so che sono persone serie. Conosco Beppe Sala dai tempi dell’Expo e so che è una persona onesta. Non si possono chiedere dimissioni per un avviso di garanzia perché questo vorrebbe dire tornare alla barbarie di Tangentopoli dove chi vinceva le elezioni o faceva l’assessore doveva comunque lasciare appena arrivava un avviso di garanzia. Hanno ricevuto avvisi di garanzia la Presidente del Consiglio, il Ministro della Giustizia e il sottosegretario di Stato: nessuno di noi ha chiesto le dimissioni perché indagati. Li contestiamo politicamente, non cavalchiamo l’onda giustizialista come Fratelli d’Italia ha fatto più volte, da Bibbiano a Open, fino ai presunti scandali Unicef e Banche. Ma al di là della politica, Lo dico con il cuore in mano, mi preoccupa che si blocchi Milano. Dopo i problemi della fase preparatoria dell’Expo, Milano è tornata a correre. Ha attratto cittadini da tutto il mondo, valorizzato le proprie eccellenze, investito sulle università. Oggi Milano è un brand mondiale fortissimo. Questa vicenda rischia di bloccare tutto. E io sento un clima come quello prima dell’Expo quando, dopo le inchieste e gli arresti, tanta gente aveva smesso di crederci. Noi abbiamo rafforzato gli strumenti dell’Anticorruzione, dando poteri veri all’Autorità competente e coinvolgendo un magistrato come Cantone. Anche grazie a questa scelta, l’Expo è stato un successo.
Fu decisivo lavorare tutti insieme per non fermare l’Expo e quella nostra scommessa collettiva ha permesso alla città di avere dieci anni scoppiettanti come quelli che vanno dal 2015 al 2025. Adesso non ci fermiamo. Se ci sono errori, è giusto che i colpevoli paghino. Ma chi ha sbagliato lo decretano le sentenze, non i titoli dei giornali. O i post degli avversari. Lo so, lo so: questa posizione non è popolare. La gente vuole il sangue, risposte secche, frasi ad effetto. Ma io posso accettare di non essere popolare: non potrò mai accettare di essere populista. Milano deve fare le cose per bene, certo, ma Milano non si può fermare. Perché Milano è davvero la locomotiva del Paese. E io ci credo oggi, esattamente come ci credevo in quel lontano 2014 quando dopo i primi problemi in tanti volevano cancellare l’Expo. Lo abbiamo fatto e Milano è ripartita. Adesso non blocchiamoci, specie immaginando che stanno arrivando le Olimpiadi.

• Israele che colpisce persino la chiesa della Sacra Famiglia di Gaza non può giustificare questa follia parlando di un errore. Abbiamo sempre detto e continuiamo a pensare che debellare Hamas sia fondamentale per garantire la stabilità nella Regione. Ma trovo allucinante che l’esercito di Tel Aviv capace di far fuori con precisione millimetrica gli scienziati del progetto nucleare a Teheran, con droni avanzatissimi, racconti che colpire la parrocchia cattolica di Gaza sia figlio di un errore tecnico. Penso che chi come noi vuole bene a Israele debba dirlo più chiaro che mai: attacchi come questi sono assurdi e ingiustificabili. Punto.

• Nonostante le divisioni politiche, abbiamo registrato un bel clima di atmosfera di unità nazionale a L’Aquila per la rivincita della Partita del cuore. Sono contento di aver partecipato anche quest’anno e sono rimasto molto colpito dal messaggio del Papa Leone. Quanto alla parte più strettamente calcistica meglio non parlare vista la performance della nazionale parlamentari.

Un sorriso,
Matteo

PS. Scopriamo da uno scoop di Avvenire – che è il quotidiano dei Vescovi, non dei marxisti leninisti – che la Germania ha arrestato il socio di Almasri su richiesta della Corte Penale Internazionale. La Germania, un Paese guidato da un Governo di destra, siamo certi che non farà come l’Italia, un Paese guidato da un governo di destra, che ha liberato Almasri rimandandolo con volo di Stato in Libia e costringendo il Ministro della Giustizia a mentire in Parlamento. Su questa vicenda si misura la differenza tra il cancelliere Merz e la presidente Meloni, tra uno statista e una influencer.