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Elezioni 2022, Renzi: "Obiettivo 5%, convinti di poterci arrivare"

L'intervista pubblicata dall'agenzia “AdnKronos”, 26 luglio 2022.

Elezioni politiche 2022, "l'obiettivo è arrivare al 5%, siamo convinti di poterci arrivare". È quanto ha detto all'Adnkronos Matteo Renzi, leader di Italia Viva. "Abbiamo superato i 2mila volontari in un giorno e mezzo. Stiamo preparando la Leopolda, che si svolgerà nei giorni 1, 2 e 3 settembre e si chiamerà 'Dammi il 5': chiederemo a ciascuno di portare 5 amici" dice il senatore in vista della sua kermesse annuale. C'è grande entusiasmo attorno a questa iniziativa", sottolinea Renzi.

Con le elezioni fissate per il 25 settembre inizia una campagna elettorale 'lampo', tutta estiva. Chi sarà più penalizzato?
"Dal punto di vista politico è difficile dirlo, è un inedito. Dal punto di vista sostanziale questo sfavorisce i cittadini perché tra ottobre e novembre avremo un governo nuovo, non ancora formato, che non sarà più quello di Mario Draghi. Politicamente è un 1 X 2. A rimetterci sarà la povera gente".

Italia Viva si presenterà davvero da sola alle elezioni?
"Andare da soli al voto è la sfida più difficile e come tutte le sfide più difficili è quella che mi carica di più. Durante la crisi di governo del 2021, quella che ha portato alla sostituzione di Conte con Draghi, eravamo soli, soli contro tutti. E tuttavia abbiamo fatto la scelta che tutti, nel corso dei mesi, hanno riconosciuto come lungimirante. Siamo abituati ad andare contro tutti".

Come procede l'interlocuzione con Carlo Calenda e con il suo partito, Azione?
"Nel caso di Calenda, la partita dipende solo da lui, è una scelta non facile. Lui parla di doverosa scelta tra un'alleanza col Pd e la corsa al centro. Lasciamo che Azione scelga con molta libertà, con loro i contenuti sono meno distanti che con altri. Noi stasera ci riuniamo e iniziamo a preparare le nostre liste".

Giorgia Meloni ha già vinto le elezioni o si può ancora battere la destra?
"I sondaggi danno la Meloni al 25% ma dire che ha già vinto è una lettura avventata. Vorrei dire a Meloni che parla di tasse, che ha fatto parte di un governo che ha aumentato la pressione fiscale. Anziché giudicare le persone solo dagli slogan si valutassero i risultati. Noi abbiamo fatto tante, tante riforme. Queste riforme hanno prodotto risultati, posti di lavoro. Abbiamo fatto più riforme che post: il compito di un politico non è fare stories per Instagram ma provare a cambiare il Paese. Il terreno di sfida con la destra non deve essere l'ideologia ma la concretezza. Vinceremo sul tema della concretezza, non gridando al nemico: questa strategia non ha mai funzionato nemmeno ai tempi di Berlusconi. L'avversario non va demonizzato ma sconfitto con idee e coraggio".

Giuseppe Conte si candida a essere il Melenchon italiano: che prospettive ha il leader M5S?
"Conte forse vincerà qualche seggio ma ha definitivamente perso la faccia. Conte è l'uomo dei decreti Salvini e oggi gioca a fare l'estremista di sinistra. È come se uno giurasse amore eterno alla Lazio dopo aver indossato per anni la maglia giallorossa. Rimane quel pizzico di orgoglio di averlo capito prima di altri: lo dicevo mentre qualcuno stampava i manifesti 'o Conte o morte'. Un gruppo dirigente che ha commesso un simile errore di prospettiva dovrebbe aprire una riflessione. A Conte e Casalino comunque auguro in bocca al lupo. Il fatto di vederli da un'altra parte mi rende più sicuro della strada che ho scelto. Volevano cambiare il paese e finiscono a garantire la Taverna...".

Di Maio, da leader populista a moderato di centro: crede alla metamorfosi del ministro degli Esteri? Sarà un vostro interlocutore in questa campagna elettorale?
"Mi dichiaro più disinteressato che agnostico sul tema. Noi non andremo in una lista con Luigi Di Maio. Sono stato il suo bersaglio per anni e non divento certo il suo compagno di viaggio, oggi. Con Di Maio abbiamo condiviso la responsabilità di dare un governo al paese ma non condivideremo la lista elettorale. Sono quanto di più lontano dai gilet gialli, dai navigator. C'è un oceano che ci separa.

Come sono oggi i rapporti con Enrico Letta, a più di otto anni da quel famoso "stai sereno"?
"Nel 2014 il Pd ha chiesto il cambio alla guida del governo e molte delle persone protagoniste di quella vicenda sono oggi i principali collaboratori del segretario dem. Quella ferita è stata ampiamente rimarginata. Ho dato una mano a Letta nel passaggio della sua candidatura a Siena, senza Italia Viva le cose sarebbero andate diversamente in quel collegio. Voglio pensare che la distanza tra noi e Letta sia solo politica e non legata a fatti personali. Se fosse legata a fatti personali sarebbe un problema solo suo, non mio.