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Elezioni 2022 in Trentino, Conzatti: "Qui si sperimenta, giusto correre uniti"

L'intervista pubblicata dal "Corriere del Trentino", 23 agosto 2022.

La sua candidatura è stata al centro del dibattito politico, in dubbio fino alla fine, in attesa di sapere se questa alleanza «anomala» nel centrosinistra trentino potesse davvero prendere forma. Donatella Conzatti correrà sul Senato di Rovereto, tentando la riconferma nella circoscrizione che l'ha eletta nel 2018.

Senatrice, ha deciso di parlare solo ora, rimanendo in silenzio in questi giorni di dibattito interno. Perché?
«C'erano una serie di riflessioni da fare, e per il rispetto nei confronti dei singoli partiti era giusto che si aspettasse in silenzio le decisioni. Nello stesso tempo ero convinta fin dall'inizio che si sarebbe arrivati al risultato di costruire una coalizione territoriale. Non si poteva ignorare che questa coalizione c'è già, che è stata la stessa che ha eletto i sindaci di Trento e Rovereto, che sarà la stessa che dovrà presentarsi come alternativa alla giunta leghista nel 2023».

Non è però possibile negare che in tutto il resto del Paese il suo partito, Italia Viva, si presenta con Azione in alternativa al Pd, collocato invece in una diversa coalizione. Perché la necessità di stravolgere questo piano nazionale sul piano locale?
«Proprio per le ragioni che ho appena espresso. E perché sarebbe stato un peccato sprecare la possibilità di correre uniti in Trentino. Si parla di anomalia, ma l'anomalia sarebbe stata quella di non presentarsi con una coalizione unitaria e legata ai partiti territoriali, perché qui è sempre stato così, fin dai primi anni 2000. In Trentino si sono sempre sperimentate forme politiche che sapessero interpretare la necessità di rappresentare al meglio la nostra autonomia. E poi è la stessa legge elettorale che sul Senato ci permette di ragionare proprio in autonomia, perché quel voto è su base regionale».

Ma allora perché è stato così difficile, a tratti straziante, raggiungere l'intesa?
«Perché per forza di cose siamo stati influenzati dal dibattito nazionale, che sappiamo non sia riuscito a trovare un'intesa tra il Pd e il Terzo polo. Ma quelle sono appunto dinamiche nazionali, che qui non ci sono o ci sono molto meno. Sul piano locale siamo riusciti a stare tutti assieme, una decisione che segna anche la prospettiva, per poter costruire una nuova narrazione dell'autonomia che in Trentino non è un puro fatto amministrativo. Si trattava di fare la cosa giusta in un disegno strategico per il Trentino, e l'abbiamo fatta. È un nuovo inizio di un percorso che non inizia di certo oggi».

Deve però ammettere che la difficoltà c'è stata anche sul suo nome. Eletta nel 2018 nel centrodestra, oggi corre per l'«Alleanza democratica territoriale» del centrosinistra.
«In questi giorni ho accettato che ci fosse questo disagio sul mio nome, ma nello stesso tempo non ho mai smesso di dire agli interlocutori politici che tutti noi, soprattutto nell'ambito di quest'ultima legislatura, abbiamo avuto la necessità di ripensare noi stessi e anche le nostre collocazioni, all'interno di un quadro politico che via via è cambiato. Tutti sono stati con tutti, i 5 Stelle con la Lega e poi con il Pd e con Italia Viva, e poi dentro un governo di unità nazionale presieduto da Draghi. Sono successe molte cose, dalla pandemia alla crisi energetica, ma è cambiata la stessa geografia politica. Il centrodestra con cui mi sono candidata, ancorato al centro popolare, non esiste più, e al suo posto c'è una coalizione spostata verso la destra populista e nazionalista. Non a caso molti che in quell'area esprimevano come me posizioni liberali e riformiste sono usciti, da ultimi Renato Brunetta, Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna».

Futura nell'alleanza non ci sarà. E nel Pd ci sono stati molti mal di pancia.
«Con Futura abbiamo lavorato assieme su tante cose, a iniziare dai temi della violenza di genere per finire con la carta dei valori della coalizione. Chiedo a tutti di fare lo sforzo di non leggere solo le differenze, piuttosto le cose che ci legano. Stesso ragionamento lo vorrei proporre alla comunità del Pd».

Più che ai partiti dovrà rivolgersi agli elettori. Come si pone?
«Come sempre, cercando il confronto, anche diretto. Vorrei parlasse la mia storia di impegno per la mia terra, che ho portato avanti anche in questi anni a Roma. Ho portato a casa l'accordo sull'A22, che permette di poter continuare a garantire ai territori gli utili societari, ma mi sono mossa anche sulla partita dell'idroelettrico, con la modifica dello Statuto di autonomia per evitare di esporci alla concorrenza sleale. E poi c'è il tema della violenza di genere: ho trovato i finanziamenti per poter continuare anche qui, nonostante i tagli della giunta Fugatti, i corsi per gli uomini maltrattanti. A differenza di altri, che pensano basti pubblicare il video di una violenza per fermare la violenza, credo che l'intervento educativo sia importante, anche nelle scuole, lì dove la stessa giunta Fugatti ha cancellato i percorsi per l'educazione al rispetto della differenza di genere».