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Diritti delle donne, Vono: "Necessaria una rivoluzione culturale"

L'intervento dedicato alle celebrazioni dell'8 marzo 2021.

La Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne nasce da una tragedia, che è l’emblema - più che della condizione delle donne - dell’idea che si aveva delle donne, se si arrivava a pensare che potessimo essere sacrificate e lasciate morire perché fondamentalmente inutili.

Eppure se pensiamo alla donna, il suo ruolo è tutt’altro che inutile, perché noi donne siamo generatrici di vita, quella vita anche degli uomini e quindi mi appare paradossale quando si parla di società patriarcali che nascono evidentemente dalla mancata consapevolezza di noi donne di quello che realmente siamo e del potere che abbiamo.

Nel corso degli anni, abbiamo lottato per conquistare diritti e poter essere non semplicemente nei luoghi di lavoro, ma con ruoli importanti e con cariche dirigenziali nei luoghi di lavoro, negli ambienti della politica e nella società in generale. Abbiamo lottato anche per poter esprimere la nostra indipendenza, anche quella del nostro corpo, per poter assumere decisioni che ci coinvolgono direttamente ed esclusivamente e su cui dobbiamo avere il coraggio di decidere sulla base della nostra storia e della nostra cultura.

Ecco, la nostra cultura. Penso che un ruolo determinante lo debba ricoprire proprio la cultura intesa come possibilità aperta a tutti di studiare, e sappiamo che in molte parti del mondo ancora si combatte per questo, ma non tanto di studiare per avere quei titoli da spendere per entrare nel mondo del lavoro ma studiare per conoscere ed essere capaci di aprire la nostra mente alle idee.

Per questo, ritengo fondamentale una rivoluzione culturale che deve cominciare nella scuola e nelle scuole dove, molto spesso, al di là di nozioni, è difficile confrontarsi su valori prioritari di formazione delle coscienze e delle personalità. La cultura non è un concetto vano ma è uno spazio senza barriere che, proprio perché senza barriere, dev’essere accessibile a tutti e sono convinta che la sfida dell’emancipazione delle donne non valga e non basti affrontarla sul piano dell’azione legislativa o politica di governo se non cominciamo dal piano culturale proprio per mettere da parte ogni pregiudizio ed ogni prevalenza di ideologie. Promuovere ideali di pari opportunità si può solo avendo coscienza di quello che possono essere le opportunità per tutti a prescindere da categorie.

Mi si permetta una breve parentesi politica sull’attività della ministra Elena Bonetti che con caparbietà sta portando avanti, un’attività per il raggiungimento e il mantenimento di diritti e servizi per le donne e con le donne. Ricordo che stiamo lavorando affinché nel nuovo decreto sostegno siano riattivati i congedi parentali e che siano retroattivi e retribuiti almeno al 50% dello stipendio mentre per le partite Iva vengano reintrodotte misure di sostegno come ad es. i bonus baby sitter. È importante sottolineare che l’Italia non ha mai avuto un piano nazionale di parità e che, oggi, con la collaborazione delle parti sociali a tutti i livelli istituzionali si lavora per quello. Inoltre con i fondi del Next Generation UE dovrebbero arrivare 3 miliardi e 600 milioni per permettere una migliore occupazione femminile. Già con la legge di bilancio sono stati stanziati più di due miliardi e verranno finanziati con 50 milioni di euro i progetti delle imprese che sostengono il rientro al lavoro delle donne dopo la maternità.

Tante sono le misure a cui stiamo pensando e lavorando a favore dell’accesso delle donne al mondo del lavoro ma soprattutto dobbiamo essere tutte unite per superare i pregiudizi e questo lo si può fare solo con la consapevolezza del nostro valore di persona e delle nostre potenzialità. Pensiamo spesso che la donna sia realizzata con un lavoro che la inserisca ai più alti livelli della società e questo per me è già un pregiudizio perché ogni azione della donna, a partire dall’attività svolta in famiglia è un’azione di fondamentale importanza perché volta a formare personalità.

Siamo noi donne a crescere i figli, quei ragazzi, futuri uomini e donne, che sono chiamati ad essere protagonisti della nostra società e quindi fermiamoci un attimo e pensiamo a quanto potere e responsabilità abbiamo. Ecco, una consapevolezza diversa è quella che serve e non un elenco di attività in cui non siamo coinvolte per colpa di qualcuno o qualcosa.

Essere donna significa quindi avere il coraggio di decidere della propria vita senza dimenticare che quasi sempre decidiamo anche della vita degli altri, o meglio, indirizziamo con le nostre idee anche l’evolversi della società, ma non ce ne rendiamo conto. Non entro nel merito di questioni di diritti e doveri su cui ritengo si debba discutere nelle sedi appropriate e non solo nel giorno dell’8 marzo che indichiamo come Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, e quindi dovremmo mettere in evidenza le nostre potenzialità e le eccellenze della nostra identità mentre molto spesso si trattano temi che sicuramente sono connessi ma che in questo giorno lascerei da parte per dare un valore all’essere donna in quanto tale, alla bellezza dello sguardo di una donna, al calore di un abbraccio di una donna, all’innovazione o follia dell’idea di una donna.

Chiudo con un pensiero di Madre Teresa di Calcutta che va oltre l’apparenza della donna parlando di forza e coraggio che non hanno età. Auguri a tutte noi.