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De Bernardi: “Il Terzo polo è partito da qui”

L’intervista di Rosalba Carbutti, il Resto del Carlino, 14 agosto 2022

«Il Terzo polo? Il primo laboratorio è stato a Bologna...». Alberto De Bernardi, professore dell’Università di Bologna e portavoce di Italia Viva in città, ricorda l’associazione “Unire i riformisti” «creata con qualche amico quando s’insediò come premier Mario Draghi». 

Una sorta di Terzo polo in fase embrionale? 

«Diciamo di sì. “Unire i riformisti” puntava a unire tutte le forze riformiste dentro e fuori il Pd, e quindi, Italia Viva, Azione, Base Italia per creare un progetto comune, evitando così la contrapposizione dei due poli. L’anno scorso alla nostra “maratona riformista” online si collegarono 50mila persone...». 

Insomma, Bologna ombelico di tutto, come canta Guccini? 

«In un certo senso... visto che anche la nostra festa di lv prima della Comunali aveva come slogan “Unire i riformisti”». 

Italia Viva in città festeggia l’accordo lv e Azione? 

«Siamo entusiasti. Del resto, in città con Azione abbiamo sempre avuto ottimi rapporti. Se raggiungeremo l’8% sarà una vittoria. Se saremo in doppia cifra, invece, sarà un trionfo». 

Lei si candiderà? 

«Non è all’ordine del giorno. Ci sono nomi di cui si sta parlando, ma a livello nazionale non c’è ancora la decisione definitiva». 

A Roma non siete riusciti ad allearvi col Pd. Ma in Emilia-Romagna, invece, siete in maggioranza con l’assessore Mauro Felicori. Come mai? 

«Mettere insieme Calenda e Fratoianni era un trucchetto elettoralistico che provocava una frattura identitaria. Il Pd è ormai egemonizzato dalle forze legate alla Ditta e non ha nulla a che vedere con il partito del Lingotto. L’idea di diventare una sinistra liberale, dal 2018 è sfumata. Non a caso, Calenda e Renzi ne sono fuori. In Emilia-Romagna, con Stefano Bonaccini, invece, è un’altra storia». 

Bonaccini l’ha detto chiaro: “Il Pd non diventi una ridotta dei Ds”. 

«Il presidente dell`Emilia-Romagna pensa, infatti, a un partito orientato in senso riformista che tiene insieme identità diverse. A livello nazionale, invece, il partito guarda alle tradizioni ex comuniste e a istanze populiste, sul modello del francese Mélenchon. E poi ci sono diversi dirigenti che guardano ancora al Conte II e al dialogo con i 5 Stelle...». 

La frattura col Pd è insanabile? 

«Mi pare che per loro il nemico non sia tanto la destra, ma i riformisti fuori dal Pd...». 

In Comune Iv non è rappresentata. Ma c’è Giampiero Veronesi in città metropolitana... 

«Col Pd di Bologna e il sindaco Matteo Lepore abbiamo avuto pochissime interlocuzioni. Mi pare che l’idea del sindaco sia non avere nemici a sinistra. Mentre guarda i riformisti a metà tra il disinteresse e l’astio. E questo credo sia grave».