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Ddl Zan, Boschi: “Paghiamo tutti il fallimento Pd. Sarebbe folle lasciare il Colle ai franchi tiratori”

Estratto dell'intervista di Gabriele Barberis, "il Giornale", 29 ottobre 2021.

Sono le 16.45 quando Maria Elena Boschi prende in mano lo smartphone e scrive su Twitter: «Basta bugie». È il day after della clamorosa votazione al Senato che ha cancellato la legge sull'omofobia. La capogruppo alla Camera di Italia Viva è infastidita dal clima di resa dei conti a sinistra. «Non sono arrabbiata, sono amareggiata perché la legge non è passata» confida a fine serata.

Mattinata all'assemblea dei costruttori Ance sul Pnrr, pomeriggio a Montecitorio tra incontri con il Governo per la legge-delega sulla disabilità ed altre votazioni. È sdegnata per aver letto cose atroci sui social: «Leoni da tastiera che minacciano di morte Renzi... Ecco questi rappresentano la negazione dello spirito del ddl Zan. Io questo testo l'ho firmato e l'ho votato alla Camera. Al Senato lo abbiamo sostenuto come il Pd, non accetto toni esagerati e ingiustificati».

Onorevole Boschi, il Pd ha aperto la caccia ai renziani dopo l'affossamento in aula del ddl Zan. Non vi siete stancati delle continue richieste di patenti di progressismo? Il segretario Letta ha parlato di rottura a tutto campo con Italia Viva e Forza Italia.
«Noi abbiamo approvato la legge sulle unioni civili, Letta ha fatto molte interviste sulla legge Zan. Questa è la differenza. Penso che Letta dovrebbe preoccuparsi della rottura con un pezzo del gruppo del Pd al Senato che a voto segreto ha votato contro la legge. Più che di Iv e Forza Italia dovrebbe preoccuparsi di Pd e M5S».

Anche nel Pd è stata messa sotto accusa la gestione di Letta di questa partita. Alla fine come vanno ripartite le responsabilità del flop?
«Letta ha fatto la strategia e Letta ha perso politicamente, insieme al M5S che lo ha seguito nel muro contro muro. Lo riconoscono molti anche nel Pd e nel M5S. Purtroppo però il loro fallimento lo paghiamo tutti, ma soprattutto lo pagano migliaia di persone che avrebbero potuto avere delle tutele in più e ora dovranno aspettare chissà quanto».

L'allontanamento del proporzionale rende attuali coalizioni elettorali omogenee. Il futuro di Italia Viva è scontato con il Pd e i grillini?
«Noi siamo impegnati a sostenere lealmente il governo Draghi perché la priorità è mettere in sicurezza il Paese. Il 2023 è ancora lontano. Certo, mi risulta difficile immaginare un futuro con il M5S. Dal reddito di cittadinanza, al ponte sullo stretto di Messina, al garantismo siamo all'opposto su tutto. Ma non capisco come il Pd possa parlare di europeismo con chi andava a braccetto coi gilet gialli»

Quali scenari apre tra i moderati un Pd sempre più radicale ed estremista che non pronuncia più la parola riformismo?
«Sicuramente c'è un grande spazio politico al centro. Moltissime persone purtroppo non sono andate a votare alle amministrative perché non trovano una proposta convincente. Per un centro europeista, riformista e liberale c'è' una prateria».

La votazione sul ddl Zan ora viene vista a sinistra come la prova generale di un'elezione al Quirinale in cui sarà il fronte moderato ad esprimere il presidente della Repubblica. Chi darà le carte?
«Dopo ciò che è accaduto ieri credo che nessuno sarà così folle da lasciare che il nome di un presidente sia bruciato dai franchi tiratori: all'elezione del presidente della Repubblica servirà una maggioranza molto ampia».

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa su "il Giornale".