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Danti: "A Piombino una partita nazionale ed europea. Stop al populismo applicato allo sviluppo"

Intervista di Manolo Morandini, "il Tirreno", 1 agosto 2022. 

«Il rigassificatore non è un caso toscano o piombinese, ma parte di una strategia nazionale. L'energia è una competenza concorrente tra Stato e Regioni, ma oramai si potrebbe dire che lo è tra Paesi e Unione europea». Così l'eurodeputato Nicola Danti, vicepresidente di Renew Europe - il gruppo liberale a Strasburgo - e coordinatore toscano di Italia Viva. Che aggiunge: «Per uscire dalla dipendenza energetica, anzitutto rispetto a Mosca, l'approccio deve essere europeo. La guerra in Ucraina ci dimostra che la politica energetica non è solo una questione economica. È un pezzo di strategia di politica estera e di difesa».

Non c'è solo la Russia?
«La diversificazione dei fornitori è fondamentale, nessuno dovrebbe superare la quota del 10 per cento. E questo perché tolti Stati Uniti, Norvegia e Canada, la maggior parte del nostro approvvigionamento energetico viene da paesi politicamente instabili. L'Italia sta facendo un buon lavoro, occorre diversificare subito sull'approvvigionamento e aumentare le importazioni».

L'Agenda Draghi è il cardine?
«È una strategia molto efficace quella che è stata messa in campo dal governo per fronteggiare l'emergenza energetica. Il ministro della Transizione ecologica Cingolani ha fatto un lavoro straordinario, al pari del presidente del consiglio Draghi che ha fatto il giro del mondo per diversificare le fonti di approvvigionamento, al punto che da una dipendenza del 42 per cento dal gas russo siamo scesi nell'ordine del 20 per cento. Ma tutto questo non basterà».

Servono i rigassificatori?
«A mio avviso non si dovrebbe nemmeno discuterne. Il prossimo anno si rischia di non avere il gas sufficiente per le imprese italiane: se si fermano ci saranno riflessi anche sui loro addetti, e per le famiglie. Tra l'altro i rigassificatori ci sono in città di tutto il mondo. Non stiamo parlando di chissà quale tecnologia non conosciuta o particolare».

Quanto pesa il populismo?
«Applicato allo sviluppo è quello dei no a tutto: no a gas, non alla Tap, no alle trivelle. Il tutto, mentre in Spagna si facevano rigassificatori, in Francia si puntava sul nucleare, e noi stavamo fermi».

Come si muovono gli altri Paesi?
«Si sta seguendo la strada degli impianti di rigassificazione in Germania, in Olanda. La Lituania ha già un impianto in funzione, ce ne sono in Spagna, il Portogallo ne ha due. L'unico Paese che ha meno difficoltà è la Francia perché la sua principale fonte di produzione è il nucleare».

Facciamo un passo indietro, a quando la Commissione europea a dicembre 2021 ha pubblicato la tassonomia green.
«Oggi forse capiamo che non si può fare a meno del gas. Semmai, dobbiamo fare ameno del gas russo. Serve un'infrastruttura europea, che permetta di arrivare anche a una solidarietà energetica, a uno scambio fra i Paesi. Per la diversificazione delle forniture, il gas naturale liquido (Gnl) è l'unico trasportabile e i rigassificatori si rendono necessari anche perché la rete europea dei gasdotti purtroppo non è connessa. Penso alla mancata connessione con la rete spagnola dove sono in funzione già sei rigassificatori, se ci fosse stata forse oggi si potrebbe fare a meno delle navi rigassificatore».

Che ne è della transizione verde?
«Servono investimenti sul gas perché il superamento di questa fonte di energia non arriverà prima dei prossimi trent'anni. Nel contempo, bisogna continuare a lavorare per sbloccare e accelerare sulle energie rinnovabili, su cui il principale freno sono stati in questi anni i percorsi autorizzativi. E comunque il processo sulle rinnovabili non è immediato».