09/04/20
parlamento economia

D'Alessandro: "Le imprese si salvano finanziandole al 100%"

Intervista a Camillo D'Alessandro per "il Centro", 9 aprile 2020.   

Onorevole Camillo D'Alessandro, le misure economiche varate dal governo sono più o meno in linea con le richieste di Italia Viva. Come le giudica?
«Noi sin dall'inizio abbiamo posto quella che noi ritenevamo la questione delle questioni, l'iniezione di liquidità nel sistema economico. Abbiamo lavorato affinché si arrivasse a garantire il 100% dei prestiti delle banche a piccole e medie imprese e ai liberi professionisti. Il risultato è stato molto vicino alle aspettative».

Cosa intende?
«La regola è il 25% del fatturato dello scorso anno. Vi sono dei livelli di differenziazione: fino a 25mila euro si possono richiedere con garanzia totale da parte dello Stato e senza valutazione del merito creditizio da parte della banca. Dai 25mila euro in su lo Stato garantisce dal 70 al 90%. La garanzia diminuisce al crescere delle richieste con una valutazione di verifica da parte delle banche e non di merito creditizio. In realtà si può arrivare al 100% con il contributo dei Confidi, Quindi si può dire che si può arrivare alla copertura del 100% tra Stato e Confidi. Questo consentirà di fare reggere il sistema economico anche in ragione del fatto che le rate cominceranno a essere restituite dal 1° gennaio 2022. Quindi si spera che con questo limite di tempo la maggior parte delle attività economiche riesca attraverso il finanziamento ponte a ripartire».

In Abruzzo la risposta della Regione è stata all'altezza della situazione?
«Mi sono promesso di non polemizzare mai con le istituzioni, ma questo non significa mandare in quarantena la funzione della rappresentanza e della politica. Sulla emergenza sanitaria ci sono delle lacune dovute al fatto che ad oggi gli operatori sanitari, ospedalieri e sul territorio non hanno visto riconosciuto il loro diritto al tampone oltre che ai mezzi di protezione. Loro sono i nostri militari al fronte e non è possibile che non sappiano, per loro, per le loro famiglie e per i cittadini con cui sono a contatto, se possono essere contagiosi».

Lei è critico anche sul fronte della comunicazione? Come mai?
«Non c'è una corretta comunicazione con gli enti locali e con i sindaci perché la macchina sanitaria regionale deve fornire informazioni tempestive ai Comuni. I sindaci apprendono il numero di contagiati e decessi dai manifesti funebri o da una comunicazione postuma sui siti istituzionali. Così non possono fornire una informazione aggiornata».

Quanto tempo pensa che dovrà trascorrere per un ritorno alla normalità?
«Oggi lo Stato non può con certezza prevedere il ritorno alla normalità, lo hanno detto il governo e i medici. Sarà un tempo lungo perché, fino a quando non ci saranno il vaccino o l'immunità da gregge, il rischio contagio resta. Ci vorranno mesi e anche anni. Almeno un anno e mezzo, due anni con la costante presenza in misura ridotta del virus».

La fase due, di cui tanto si parla e che Matteo Renzi per primo ha proposto, prendendosi molte critiche, come dovrà partire?
«Credo che Renzi abbia posto sul tavolo una grande verità, che è scomoda ma che pian piano, ogni giorno che passa, fa convergere tutti sulla necessità del dopo già adesso. Va immaginato un programma di riapertura delle attività economiche, sia per settori, sia per classi di età. È evidente che non si deve riaprire tutto subito, ma neanche si può tenere chiuso tutto per sempre».

Italia Viva, stando ai sondaggi, sta subendo un arretramento progressivo. Secondo lei qual è la ragione di questo calo?
«So quello che ha fatto Renzi per l'Abruzzo in mille giorni di governo. Oltre 2 miliardi arrivati tra Masterplan e fondi Cipe, per scuole, dissesti, strade, porti, aeroporto, impianti di depurazione, infrastrutture. Prima di lui solo Remo Gaspari in Abruzzo. Quelli che negavano allora, i commedianti dell'allora maggioranza, oggi non fanno altro che annunciare proprio quelle opere iniziate dal lavoro del governo Renzi e della giunta D'Alfonso. Quel piglio, la capacità di accelerare, di dare risposte tornerà esigenza nazionale nel nuovo dopo guerra che ci aspetta. Italia Viva punta al 10% in Abruzzo, regione da sempre moderata. Saremo determinati e nasciamo per realizzare il campo largo del centrosinistra e per renderlo indipendente dai populismi».

Come sta vivendo personalmente questo momento così delicato?
«Il Parlamento è attivo e aperto. Io svolgo le mie giornate andando una o due volte a settimana a Roma e continuando a lavorare con i nuovi strumenti con amministratori locali e istituzioni, perché non è pensabile che i rappresentanti istituzionali si fermino anche solo per un minuto. Poi, nel tempo della casa, ho avuto la possibilità di dedicare un tempo mai dedicato ai miei due figli, che frequentano terza elementare e prima media, e poi tornare da dove siamo partiti io e la mia famiglia, cioè in campagna, e dedicarmi a delle attività alle quali sono sempre stato legato e che oggi questo tempo mi consente di riscoprire».