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Cucca: "Italia Viva è unita"

Intervista di Celestino Tabasso, "l'Unione Sarda", 16 gennaio 2021.

Ieri il senatore renziano Giuseppe Luigi Cucca dettava all'Ansa: «Non mi risulta che nei gruppi di lv ci sia qualcuno pronto a dissociarsi, almeno a me nessuno dei colleghi a detto niente del genere. Hanno fatto anche il mio nome più volte: non è così».

Ma in una crisi all'italiana ventiquattrore sono tante. Soprattutto in una giornata in cui la Cei definisce la crisi «deleteria», e intanto il capogruppo di Italia Viva al Senato, Davide Faraone, sembra fare un'apertura severa quanto inaspettata: «Noi abbiamo chiesto al presidente del consiglio finalmente di occuparsi di sciogliere alcuni nodi che sono irrisolti all'interno della maggioranza di governo. Se il presidente del consiglio pratica questa strada noi ci siamo, se invece si vogliono evitare questi problemi. per tenere insieme una maggioranza raccogliticcia che non risolve i problemi del paese. pazienza».

E quindi chissà che qualcuno nei gruppi renziani non possa cogliere un retrogusto da rompete le righe. Invece no. E anzi Cucca, un passato prossimo da segretario del Pd sardo, un presente da renziano assoluto e a quanto pare anche un futuro, si infastidisce a sentirsi prospettare ancora una parabola da responsabile, o costruttore che dir si voglia: «Noi siamo dove siamo sempre stati».

Insomma ci tenete proprio a far cadere il governo.
«Ci tenevamo proprio a confrontarci, non a far cadere il governo. Volevamo confrontarci e lo abbiamo detto: "Sediamoci a un tavolo e parliamo". Ci è stato risposto che "ci saremmo visti in Parlamento". Benissimo, vediamoci in Parlamento: vuol dire che avete i numeri, fate pure come preferite».

Ma al Senato vi asterrete.
«Renzi lo ha annunciato poco fa».

Non suona come una scelta fragile?
«Non vedo perché. Le ricordo che è una scelta diversa da quella di non partecipare al voto»

Il gruppo è unito?
«Molto».

Lei non ha cambiato idea.
«Guardi, io non capisco come mai il mio nome salti fuori ormai sistematicamente quando si parla di possibili defezioni, ma è una cosa infondata. E ribadisco che il gruppo è compatto sulla linea di Renzi».

Neanche un indeciso?
«No, e posso dirglielo perché ho un riscontro piuttosto recente. Giovedì abbiamo tenuto una riunione e ci siamo lasciati su una linea comune. Stamattina ho sentito al telefono tutti i partecipanti. uno per uno».

Che cosa le hanno detto.
«Tutti la stessa cosa. Questa è la cosa giusta, e anche il momento è quello giusto. Anche perché se c'è da fare opposizione noi sapremo farla per quel che siamo: delle persone pacate, che ragionano nell'interesse del Paese. Una buona opposizione può essere molto utile».

Tutti uniti. E basta.
«Per carità, una sorpresa dell'ultimo momento in teoria può sempre succedere. Ma per quello che so e che sento non abbiamo motivo di dubitare».

Nell'opinione pubblica ci sono molte perplessità sull'addio a Conte, in compenso vi sostiene Briatore. Ha detto: «Bravo Renzi, questa è gente che vive di teoria». Imbarazzante?
«Non vedo perché. Mi sembra che Briatore sia un cittadino italiano che gode del diritto di esprimere la propria opinione. E non vedo quali conseguenze nefaste possano nascere dal suo appoggio, se non l'occasione di un sorriso mentre chiacchieriamo di schieramenti».

Brutalmente: a uno come lei chi glielo fa fare di aprire La crisi? Nessuno può mettere per iscritto che non si finirà al voto anticipato, e farsi rieleggere in un Parlamento sforbiciato sarà un'impresa.
«Visto che parla di Camere sforbiciate vorrei ricordare come io mi sia opposto in ogni circostanza al taglio del numero dei parlamentari, che giudico un provvedimento che penalizza in modo particolare e inaccettabile la Sardegna riducendo la nostra rappresentanza. Ma questo penso che sia notorio. Quanto a "chi me lo fa fare", io credo che anteporre i propri interessi personali agli altri elementi di valutazione, a cominciare dall'interesse generale, sia sempre un errore. Ma penso che lo sarebbe in modo particolare in un momento come questo. Detto questo...».

Detto questo?
«lo non credo proprio che si andrà a votare».