14/03/20
Governo economia sanità coronavirus

Marco Fortis: "Virus, i 10 giorni che decideranno il futuro dell'Unione Europea"

L'intervento del professor Fortis su "il Sole 24 Ore", 14 marzo 2020.

L'Italia è alle prese con uno sforzo civile, sociale ed economico sovrumano per arginare l'epidemia del coronavirus: uno sforzo che non trova eguali dai tempi della Seconda guerra mondiale. Con molto senso di responsabilità gli italiani stanno vivendo questi giorni di isolamento nelle loro case e di rallentamento delle loro attività produttive, commerciali e professionali. I numeri dei contagi e dei decessi hanno indotto il nostro governo ad adottare drastici provvedimenti restrittivi.

Tutto ciò dimpone un duro sacrificio, ma non dobbiamo vergognarci, perché il coronavirus non è solo un problema italiano. Nella tempesta comunicativa di questi giorni alcune semplici statistiche possono infonderci coraggio. Sono numeri che ci fanno capire che non siamo un caso unico tra le grandi democrazie industrializzate; che, anzi, potremmo diventare presto un caso di studio anche per altri Paesi. L'estensione della crisi a tutta l'Europa imporrà presto a Bruxelles l'adozione dimisure straordinarie per sostenere l'economia dei Paesi membri. Mentre la Bce dovrà dimostrare di saper difendere l'euro in questa emergenza.

Le statistiche innanzitutto, facciamo un confrontotra l'Italia e la Cina, nazione da cui la pandemia è partita. Come è noto, il focolaio del coronavirus in Cina è stata la provincia di Hubei. Questaprovincia (59,2 milioni diabitanti) ha più o meno la stessa popolazione dell'Italia. Per cui è interessante comparare l'evoluzione del coronavirus tra l`Hubei e il nostro Paese. Secondo il bollettino sul Covid-19 dell'Oms del 12 marzo 2020, il numero cumulato di contagi nell'Hubei a quella data era di 67.781 casi (1'84%, di quelli rilevati in Cina) e il numero di decessi era pari a 3.056 (il 196% di quelli della Cina). Una prima cosa da sapere è che l'evoluzione dei contagi tra l'Hubei e noi sta seguendo, con un ritardo temporale di circa 37-38 giorni e un profilo molto differente e meno preoccupante per l'Italia. Se prendiamo in esame il periodo dal 25 gennaio in poi per l'Hubei e dal 29 febbraio in poi per l'Italia (quando entrambi partivamo da una base iniziale significativa di circa 700-800 contagi accertati), possiamo osservare che nei 13 giorni successivi nell'Hubei i contagi sono saliti a oltre 22.100 (al 7 febbraio) mentre in Italia si è arrivati a poco più di 15.100 casi (al 12 marzo). Dunque, allo stato attuale l'Italia non è come era l'Hubei al nostro stadio di diffusione del Covid-19 e verosimilmente il nostro Paese potrà avere un minor numero di contagi nelle prossime settimane se la nostra "zona rossa" si rivelerà efficace. Né deve spaventare l'alto tasso di letalità comparato dell'Italia, dovuto alla nostra popolazione mediamente più anziana di quella cinese, essendo i nostri decessi concentrati (per 1`88,5%) tra gli over 70.

Piuttosto,una attenzione particolare andrà rivolta ai "focolai" italiani più pericolosi, come le province di Lodi e Cremona che alla data del 12 marzo contano ormai 2.425 casi e le province diBergamo e Brescia che registrano 3.725 casi, queste ultime due province con un forte aumento del numero assoluto dei contagi nell'ultima settimana. Queste 4 province lombarde da sole sommano ben 6150 contagi dall'inizio dell'epidemia, cioè il 41% di tutti i casi rilevati in Italia alla stessa data. Il resto della Lombardia pesa per il 17% e tutto il resto dell'Italia per il 142%. Su Bergamo e Brescia, senza interventi più mirati e senza un più forte sostegno alle strutture ospedaliere locali, si rischia di replicare su più vasta scala gli errori e i ritardi iniziali di Codogno.

Il secondo punto da considerare è l'evoluzione dei contagi tra noi e gli altri maggiori Paesi della Ue. I governi di Germania e Francia hanno mostrato per troppo tempo una debole preoccupazione per la possibile diffusione del coronavirus nei loro Paesi e hanno anche erroneamente ritenuto di poter subire un impatto sanitario ed economico minore di quelloverificatosi in Italia, perlomeno fino all'accorato discorso di Macron ai suoi connazionali di giovedì sera. Anche la Spagna ha sottovalutato il pericolo ed è entrata in una sorta di panico improvviso solo negli ultimi giorni.

Le statistiche dell'Oms dicono che da quando questi tre Paesi hanno raggiunto i circa 200 contagi accertati, di lì in poi hanno sostanzialmente seguito con un ritardo di drca 8-9 giorni la stessa dinamica di diffusione del coronavirus sperimentata dall'Italia. In Italia si è passati in otto-nove giorn idai 225 casi confermati di Covid-19 del Bollettino Oms del 25 febbraio ai 2.502 casi del 4marzo e ai 3.089 del 5 marzo. La Spagna ha avuto una progressione perfino più forte della nostra, salendo in otto giorni, dai 198 contagi del 5 marzo ai 2.950 casi del 13 marzo. Leggermente inferiore ma non meno preoccupante la dinamica in Francia, dove i contagi totali da coronavirus sono saliti in nove giorni dai 212 casi del 4 marzo ai 2.876 del 13 marzo. Mentre la Germania è passata in otto giorni dai 262 contagi del 5marzo ai 2.369 casi ufficiali rilevati dal Robert Koch Institute per il 12 marzo che appariranno nel Bollettino Oms del 13 marzo. È del tutto evidente che se queste progressioni continueranno con questo ritmo, nel giro di poco più di una settimana anche Spagna, Francia e Germania si potrebbero trovare ad affrontare una diffusione dei contagi da coronavirus trai 5 e i 6mila casi, cioè il livello di soglia a cui l Italia ha deciso di darvita alla "zona rossa", prima al Nord e poi su tutto il territorio nazionale. Che succederà a quel punto? Anche Spagna, Francia e Germania attueranno la "zona rossa" sui loro territori e obbligheranno i loro cittadini a "restare a casa"? Senza dimenticare che pure gli Stati Uniti in queste ore stannosperimentandounaaccelerazione notevole dei contagi (arrivati ormaia oltre i.600 casi, secondo la John HopkinsUniversity). Oppure questiPaesi attueranno strategie diverse dalla nostra per arginare l'epidemia, magari con minori provvedimenti restrittivi "fisici" e un maggiore utilizzo di strumenti più tecnologici e informatici dedicati per vigilare sull'ottemperanza delle misure di auto-isolamento e auto-quarantena?

Le sfide. I prossimi dieci giomi saranno decisivi: per l'Italia, per l'Europa, per il mondo. Per l'Italia perché capiremo se le misure restrittive cominceranno a produrre i primi effetti positivi; e perché capiremo anche se saremo stati in grado di circoscrivere meglio le maggiori emergenze territoriali dell'epidemia. Per l'Europa, perché se il Covid-19 si estenderà come è accaduto in Italia obbligherà non solo i singoli Paesi a valutare interventi più efficaci per contrastare l`epidemia ma metterà Bruxelles difrontealla necessità diprendereinesamemisure di contenimento della crisisanitariaedeconomica del Covid-19 diportatabenmaggiorerispetto a quanto sin qui immaginato: cioè più flessibilità mirata, molti più investimenti e il varo di un programma comune per alleggerire il deficit e i debiti dei singoli Stati alle prese con la pandemia, anche attraverso l'emissione di Euro Rescuebond, dedicati a tal scopo, una tantum, come suggerito da Alberto Quadrio Curzio. Mentre la Lagarde dovrà dimostrare di essere all'altezza del suo compito e non una semplice passacarte dei "falchi" tedeschi. Infine, saranno giorni cruciali anche per gli Stati Uniti, specie se i contagi dovessero aumentare rapidamente a livelli critici, non fosse altro perché gli americani non possono appoggiarsi a una sanità pubblica gratuita ed efficiente come quella italiana.