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Conzatti: "Una coalizione contro il populismo leghista. Ripartiamo da economia e sociale"

Intervista di Donatello Baldo, "Corriere del Trentino", 17 aprile 2021.

A Roma lavora per «la sfida del Recovery Plan», a Trento per una nuova coalizione «che non sia una riproposizione del passato ma un nuovo progetto oltre le ideologie». La senatrice Donatella Conzatti in ogni caso guarda al futuro: «Serve un nuovo progetto per l'Italia ma anche per il Trentino». Oggi presenterà la «Primavera delle idee».

Partiamo dal livello nazionale?
«Qui stiamo lavorando sulla parte sanitaria, sul piano vaccinazioni che ha confermato le 500 mila somministrazioni al giorno. Prima si vaccina, prima si riapre. Lo diceva da tempo Italia Viva, ora lo dice tutto il governo, e Draghi autorevolmente. Ma stiamo lavorando anche sulla parte economica».

Il Recovery Plan.
«Lo consegniamo a fine aprile, così come faranno gli altri 27 Paesi dell'Unione europea. Su questo il parlamento ha promosso due relazioni di indirizzo, la base su cui dovrà agire il governo scegliendo i progetti. La sfida del Recovery è il futuro, le infrastrutture, il digitale, l'economia green. Ma la sfida vera sarà quella della messa a terra dei progetti, il superamento delle lentezze tipicamente italiane».

Oltre il futuro, c'è anche il presente. Famiglie e imprese che devono fare i conti quotidianamente con la crisi economica.
«Nonostante il blocco dei licenziamenti aumenta la disoccupazione, soprattutto femminile e giovanile perché i primi a saltare sono i contratti precari. Il decreto Sostegni va in questa direzione, e finalmente si parla anche dell'economica di montagna che fino ad ora non ha avuto nessun aiuto. Sono previsti 700 milioni che in sede di riconversione vedremo di implementare, recependo così i suggerimenti di impiantisti e maestri di sci».

Sui ristori alla montagna lo Stato è arrivato anche se tardi, ma la Provincia poteva fare qualcosa?
«Doveva, non solo poteva. Per una serie di motivi, è da dicembre che le attività di montagna aspettano di essere considerate, e da parte del governo c'è un evidente ritardo che poteva però essere tamponato da un intervento della Provincia. Questo in particolare, ma in generale il Trentino dovrebbe usare la sua autonomia per programmare, per disegnare nuove strategie di sviluppo. Non si può stare fermi aspettando Roma. Non basta».

A livello provinciale siamo a metà legislatura, tra due anni e mezzo si tornerà alle urne. Con quale coalizione?
«Tutti coloro che non si riconoscono nell'attuale governo a guida leghista devono fare un ragionamento che vorrei definire prepartitico, forse addirittura prepolitico. Un ragionamento che non tiri in ballo le sigle e le appartenenze, gli schieramenti ideologici. Partiamo dal progetto, dall'idea del Trentino che vogliamo, tenendo però il punto sull'Europa e sull'alternativa al populismo».

Senza partire dal centrosinistra autonomista che a Trento e Rovereto è in qualche modo rinato dopo la frattura del 2018?
«Dev'essere superata la contrapposizione centrosinistra-centrodestra. E anche la formulazione centrosinistra autonomista è datata. Sono concezioni dell'azione politica che appartengono al passato. Oltre l'ideologia, oltre le ricette vecchie di 2o anni, è necessario partire dalle forze economiche e sociali per definire il progetto. Poi arrivano i partiti e le coalizioni che, come a Trento e Rovereto, si sono riconosciute su un progetto di città. E che nel 2023 si dovranno riconoscere su un progetto per il Trentino».