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Conzatti: "Il ritorno della politica"

L'intervento pubblicato dal quotidiano "l'Adige", 21 dicembre 2020.

Eppure la politica si muove! Eppure la politica si muove al centro! L’editoriale del Direttore Alberto Faustini ha colto due aspetti nuovi e interessanti delle dinamiche nazionali e internazionali. È un po’ come esclamare “C’è vita su Marte!” perché tra populismo, pandemia e superficialità sembrava che il tema della politica, in particolare quella portata avanti dalle forze di centro, fosse sparita. E’ invece proprio nei momenti più difficili che questa torna a pulsare. E non mi stupisce perché entrambi gli aspetti vissuti assieme sono l’essenza della ricostruzione.

Dopo anni esasperati di grugniti osannati dalle folle, di tweet interessanti solo se dotati di migliaia di like, del dominio dei no vax e no mask, del bullismo partitico: la pandemia ha allentato la rincorsa verso il vuoto. Il buon senso e la sostanza dei contenuti sono tornati, finalmente, elementi essenziali, imprescindibili, nella vita come nella politica. Si torna ad ascoltare chi dice qualcosa di interessante e di approfondito, si leggono più volentieri gli editoriali dei tweet, si apprezzano i politici che danno il buon esempio rispettando le regole anti Covid (non da ultima l’utilizzo della mascherina!), rendendosi disponibili a promuovere i vaccini.

Non solo. Si apprezzano i partiti che rispettano e diffondono gentilezza anche a prescindere dalle loro percentuali. È tornato il bisogno delle Istituzioni come punto fermo. E questo indipendentemente dagli uomini e dalle donne che li abitano. E si è tornati a dire e, soprattutto, a pensare che nessun dibattito parlamentare può essere sostituito dalle dirette Facebook, che nessun Governo può essere sostituito da una task force di tecnici (non votati e non beneficiari della fiducia del Parlamento) e che le decisioni, come i DPCM, assunte senza il giudizio non sempre perfetto ma sempre plurale del Parlamento, fanno paura.

La pandemia ha spento le luci colorate, ha abbassato la musica e ha rallentato la coazione a ripetere dei giri in tondo della giostra. Ma in questo nuovo mondo fatto di assenze, di silenzi, di solitudine e di grande sofferenza abbiamo sentito un nuovo, fortissimo, bisogno di capire il senso di quello che stiamo facendo. La sostanza delle nostre azioni. I politici, quelli veri, hanno colto e alimentato questo bisogno di senso. È per quello che posso affermare con forza che Matteo Renzi pone delle questioni reali, vere. Quando chiede che la politica debba prepotentemente tornare a fare politica. Tanto più ora che stiamo disegnando il futuro con il Next generation EU! L’Italia ha quest’unica grande occasione per non scivolare per lunghi anni nella marginalità economica e nelle difficoltà sociali. Non può assolutamente sprecarla. Per questo ha bisogno di costruttori di futuro. Persone in grado di proporre progetti nuovi e realizzabili. Persone lungimiranti capaci di guardare avanti e capire ciò che serve all’Italia di oggi e, soprattutto, di domani. In questa nuova prospettiva i sondaggi sulla simpatia non contano più perché si ascolta più volentieri la concretezza di chi dice cose documentate, si sente il tono della voce di chi è preoccupato davvero e ci mette il carico della propria vita per trovare le soluzioni.

Anche negli USA la vittoria di Biden segue questo stesso filo. A vincere è stato un uomo che ha dedicato tutta la vita agli altri e che lo ha fatto senza pregiudizi scegliendo senza preconcetti uomini e donne che non hanno mai avuto paura di mettersi in gioco: come la prima Vicepresidente nera Kamala Harris, il primo Segretario ai trasporti gay Pete Buttigieg e la prima donna nativa Deb Haaland che guiderà l’Interior department, il dipartimento che si occupa della conservazione delle terre federali e delle risorse naturali, nonché dei programmi per le minoranze etniche. Non so se tutto questo sia il centro. Ma è il centro della questione. Perché il centro italiano è sempre stata solo quello del maschio, bianco, dai caratteri patriarcali ben chiari. E non è più questa la via del futuro.

C’è bisogno di un nuovo baricentro, di un nuovo equilibrio che metta al centro la Diversity perché quando la realtà è complessa solo punti di vista molto diversi, culture e generi diversi, possono trovare là le giuste soluzioni. Non populiste e non estreme. Equilibrate che tengano conto delle contrapposte esigenze e le compongano. Ciò che dice Matteo Renzi e ciò che pratica con decisione Italia Viva è proprio questo: riportare al centro ciò che serve, collaborando con la memoria del passato per disegnare il futuro dell’Italia.