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Conzatti: "Il futuro, l'eredità di Kessler e l'agenda 2050"

L'intervento della parlamentare di Italia Viva, 21 marzo 2021.

Ho letto con interesse le parole di chi ha voluto bene, ha conosciuto e apprezzato Bruno Kessler. Una bella pagina umana e di storia del Trentino. Una storia di intuizioni e capacità personali. Anni caldi: di boom economico, di conflitti sociali che hanno portato al Secondo Statuto d'autonomia e di legami con Roma e con quell'Europa in divenire. E Kessler nel guidare questi anni è stato uno statista, scrivono. E i risultati di quel lungo percorso, che è stato sia sogno che gravoso lavoro. lo dimostrano. Delle parole in suo ricordo due fattori mi hanno colpita: che vengono solo da uomini e che tutti raccontano con rimpianto il passato.

Per questo ho atteso a scrivere un pensiero sulla sua figura, desideravo che le commemorazioni del 30ennio potessero lasciare lo spazio anche per parlare del prossimo 30ennio. E che potessero lasciare lo spazio anche alle donne, oltre che agli uomini. 

Credo che lo statista solandro abbia inteso la politica come capacità d'immaginare la generazione futura. Le "prossime generazioni" (e non le prossime elezioni), per dirla con le parole di De Gasperi. "Next Generation UE - NGE", per dirla con le parole del Recovery Plan Italia, cioè con le parole di noi tutti, oggi. 

Il nostro obiettivo, ora, per onorare davvero la sua memoria, è quello di tratteggiare l'agenda 2050. Per questo utilizzerò alcune parole chiave, che rispondono ai perché profondi che smuovono tutti coloro che sono appassionati di costruzione del futuro.

Parità di genere e di generazione. All'epoca di Kessler, occuparsi di comunità spettava quasi esclusivamente agli uomini. Oggi il NGEU raccomanda che ogni intervento e progetto, che l'Italia sceglierà, dovrà rispondere a requisiti definiti "strategici": il rafforzamento del ruolo della donna e il contrasto alle discriminazioni di genere, l'accrescimento delle competenze, della capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani.

Trasformazioni e competenze. I più bei regali che Kessler ha fatto alla terra trentina sono stati l'università e gli enti di ricerca. Il monito di non prescindere dalle competenze. Per noi non può essere vero che uno vale uno, inteso come uno vale l'altro. Per questo abbiamo voluto e sosteniamo con forza il Governo di Mario Draghi. 

L'Italia è stata a lungo in stallo ed ha accumulato ritardi marcati nelle due principali transizioni: quelle verde e quella digitale. Non vedere che il mondo attorno a noi si allaga, crolla, brucia, si ammali, è spazzato via dal vento, significa vivere con scarsa consapevolezza. Serve invece vedere e agire. Cosi come non vedere che oggi le nostre identità, le nostre relazioni. le nostre produzioni, il nostro lavoro non sono più solo fisicità, oggetti e carta ma identità digitali, piattaforme e dad, cloud, smart working significa perdersi un pezzo di realtà.

Inclusione sociale e territoriale. In altre parole autogoverno. Kessler con la generazione del primo Piano urbanistico provinciale ha dato vita ad un modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Oggi siamo chiamati alla stessa sfida: potenziare la crescita di una economia sostenibile che crei occupazione implementando le infrastrutture e i servizi del territorio. Il nostro territorio deve vivere una nuova fase di coesione che poggi sulla suia messa in rete. Così da ridurre i divari territoriali, quelli tra centro e periferie, tra città e valli. La nostra capacità di autogovemo deve inoltre dimostrare che questi investimenti possono essere fatti bene, in velocità (entro il 2026) e senza sprecare risorse in sussidi improduttivi.

Riforme e coraggio. Kessler e non da solo, ha innovato le forme di governo del territorio, portando il Tremino dall'assetto a prevalenza regionale del Primo Statuto d'autonomia a quello a prevalenza provinciale del Secondo Statuto. Cambiare e incamminarsi verso il 2050 richiede molto coraggio. Richiede l'essere non completamente omologati al modelli sociali ed economici esistenti ma soprattutto richiede avere lo sguardo come quello di Kessler, puntato sul futuro.