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Conzatti: "Al Colle è l'ora di una donna"

L'intervista pubblicata da "l'Adige", 10 gennaio 2022.

Una donna al Quirinale, lo chiede Donatella Conzatti. Lo auspica, ci spera, si sta muovendo affinché ciò avvenga, però ha il timore che non succederà nemmeno questa volta. «Purtroppo - spiega la senatrice trentina di Italia Viva - abbiamo un sistema profondamente intriso di cultura patriarcale. Una cultura di cui molte donne sono ancora prigioniere».

Senatrice, vedremo una donna al Colle o si dovranno attendere altri sette anni?
È sempre stata l'ora di una donna al Quirinale, oggi ancora di più. Ma questa non deve più essere la cosa giusta da "dire" ma poi da "non fare". Nella storia della Repubblica nessuna persona di genere femminile è mai stata eletta e pochissime sono state candidate e votate: ricordiamo i 4 voti per Camilla Cederna nel '78, i 256 di Nilde lotti nel 1992, fino alle ultime votazioni del 2015 con le 37 preferenze per la deputata Luciana Castellina.

Pessimista?
Ci sono dei nomi validi, credibili tra di noi. Dovrebbe essere normale che le donne abbiano i ruoli e gli spazi che meritano anche quelli che non hanno mai ricoperto: al ministero dell'Economia, alla Presidenza del Consiglio e alla Presidenza della Repubblica. Non so se succederà presto.

Teme che in chiave quirinalesca prevarrà la "maschiocrazia"?
Il pericolo c'è. Alcuni partiti e i loro vertici, impegnati nelle trattative per il Presidente della Repubblica, sono sospinti da logiche antiche. Nel senso che alla fine di molte riflessioni, nei ruoli in cui si decide e in cui si possono cambiare le cose, fanno "vincere" gli uomini. La "maschiocrazia" non si esaurisce in questo, sfocia nel rischio di permettere di far ottenere certi incarichi a donne "ancelle" della "maschiocrazia".

Come Presidente della Repubblica pensa a donne già impegnate in politica oppure guarderebbe alla società civile?
Per la carica più importante dello Stato servono solide competenze giuridiche, conoscenza del sistema istituzionale nel suo complesso oltre ad una profonda esperienza delle dinamiche politiche nazionali ed internazionali. Occorre poi un curriculum speciale e il venire percepiti come super partes. Aggiungo che l'Italia, da fondatrice dell`Europa, non possa che avere una o un Presidente della Repubblica europeista ed atlantista.

Il suo partito è pronto a sostenere per il dopo Mattarella una candidatura femminile?
Italia Viva è nata come casa femminista e paritaria. Lo affermiamo nella prima riga della nostra carta dei valori e il nostro statuto prevede che in ogni ruolo di partito ci siano una donna e un uomo. Il governo di Matteo Renzi è stato l'unico governo composto in modo paritario da donne e uomini. I fatti parlano di quanto crediamo che il tema della parità sia una scelta di campo politico.

Questione Berlusconi: sarebbe un salto indietro per il Paese se arrivasse al Colle?
Non abbiamo alcuna dichiarazione ufficiale da fare circa la sua candidatura. Non sappiamo nemmeno, in realtà, se il centrodestra la proporrà. Leggo inoltre che in tanti faticano a percepirlo come una figura in grado di essere super partes.

Il suo partito, in prospettiva Quirinale, come valuta il nome di Mario Draghi? Meglio lì o a palazzo Chigi?
Posso rispondere per me perché non abbiamo ancora iniziato le riunioni sul tema. Il premier ha la mia più profonda gratitudine, stima e ammirazione. Può svolgere al meglio ogni ruolo, da quello di Presidente del Consiglio a quello di Presidente della Repubblica o della Commissione europea. Se Draghi deciderà di consolidare l'autorevolezza che l'Italia si è guadagnata con il ruolo di Presidente della Repubblica va necessariamente trovata una soluzione politica per il prossimo governo e relativo premier. Sul tavolo ci saranno partite di straordinaria importanza: pandemia, Pnrr, riforme e revisione europea del Patto di stabilità e crescita.

Chi le piacerebbe come candidata presidente della Repubblica donna?
Conosco personalmente due delle figure più nominate negli ultimi giorni, la presidente del Senato Casellati e la ministra Cartabia. Ho esperienza diretta non solo della loro competenza, ma anche della rispettiva forza. Ci sono comunque tante altre figure femminili in grado di succedere a Mattarella.

È ancora forte la discriminazione di genere nel nostro Paese?
Sì, lo è. Senza alcuna possibilità di smentita. Lo confermano i dati, da quelli internazionali del Word Economic Forum a quelli europei come il gender equality index e gli indici nazionali dell'Istat. Il fatto positivo che registro è l'esaurimento della stagione dei meri convegni. Il governo Draghi sta lavorando sodo con norme e con risorse per colmare questo spaventoso gap. Un ritardo che, oltre a fotografarci come Paese che discrimina le donne, ci rallenta in termini di sviluppo, di natalità e di Pil. La concretezza e la visione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza ci hanno portato a stanziare miliardi per il Piano asili, per il tempo pieno nelle scuole, per l'Assegno unico e universale. E finalmente in Legge di Bilancio abbiamo raddoppiato le risorse per contrastare la violenza contro le donne e stanziati oltre 9 milioni per rieducare gli uomini autori di violenza, che vanno fermati in ogni modo e non solo con pene severissime. Siamo in una stagione nuova e le figure che rappresentano i ruoli apicali dello Stato devono esserne espressione.