16/02/20
Italia Viva parlamento

Comincini: "Ministri assenti nel Cdm? Accadde sulla Mammì E non ci fu crisi"

Intervista di Alessandra Arachi, al Corriere della Sera, 16 febbraio 2020

Senatore Eugenio Comincini anche lei è tra quelli che pensano di abbandonare Italia viva?

"No, assolutamente no. E non mi risulta che ci siano parlamentari che intendono abbandonare".

È sicuro?

"Su questo penso di poter garantire anche per i miei colleghi parlamentari. Non so chi metta in giro queste voci, ma posso assicurare che è soltanto un gossip senza fondamenta".

Forse si parla di fuoriuscite dal partito perché adesso all'interno di Italia viva c'è molta turbolenza...

"La turbolenza c'è soltanto per un tema specifico e ben circoscritto: la prescrizione. Noi riteniamo che la riforma Bonafede su questa questione sia davvero un grave errore, e un tempo non eravamo gli unici a pensarla così".

Cosa vuole dire?

"Quando eravamo tutti del Partito democratico avevamo posto su questa legge una questione di costituzionalità".

E adesso che il Partito democratico non sembra essere più di questo avviso cosa pensate di fare voi di Italia viva?

"La nostra battaglia sulla prescrizione non si ferma di certo. Noi non facciamo caciara su tutto, ma soltanto su questo punto specifico. E voglio essere chiaro: non stiamo facendo questa battaglia per avere un po' di visibilità mediatica, ma perché ci crediamo davvero che sia un tema fondamentale per la nostra democrazia".

Volete generare una crisi di governo? Nel Consiglio dei ministri appena passato i vostri due ministri di Italia Viva non si sono presentati.

"E quindi che vuol dire che non si sono presentati? Non drammatizzerei".

Cosa significa non drammatizzerei?

"Ci ricordiamo la legge Mammì nel 1990?".

La legge sulle emittenze radiotelevisive.

"Esattamente. Per protestare contro quella legge ci furono ben sei ministri della Democrazia cristiana che si dimisero".

E quel governo alla fine non cadde...

"Non cadde, non ci fu nessuna crisi di governo. E questo nonostante il fatto che tra quei sei dimissionari c'erano ministri del calibro di Sergio Mattarella".