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Catasto, Marattin: "È solo un aggiornamento, senza effetti fiscali"

L'intervento pubblicato da "la Nuova Ferrara", 11 aprile 2022.

Ferrara è tra i pochi capoluoghi italiani a poter guardare con un certo distacco ai timori di una futura stangata fiscale. Non solo perché Luigi Marattin, l'ex amministratore di Palazzo Municipale oggi primo sostenitore della riforma da presidente della Commissione Finanze, continua ad assicurare che «non c'è alcuna riforma del Catasto e quindi possibilità di aumento della tassazione sulla casa nella delega fiscale in discussione», ma anche perché Palazzo Municipale già negli anni Duemila ha sfruttato la possibilità di avvicinare le rendite catastali ai valori di mercato. Seguito peraltro dalla maggior parte dei comuni del territorio. Resta la possibilità, e questo neanche Marattin lo nega, di ulteriori ritocchi tra cinque anni, ma dipenderà dalla volontà politica dei futuri governi.

Protagonista per diversi giorni della scena parlamentare e dei salotti tv, anche per l'aplomb sfoggiato con il vecchio avversario sul fronte Carife, Alessio Villarosa, che gli sbatteva giù dal tavolo il microfono («a Ferrara sono sorpresi? Forse qualche anno fa avrei reagito in maniera diversa»), Marattin riveste volentieri i panni del legislatore per spiegare perché, sostiene, nemmeno i ferraresi, tra i più "scottati" d'Italia a suo tempo, devono avere paura della legge fiscale in ottica tassazione sulla casa.

«Anzitutto bisogna chiarire che quanto stiamo facendo non ha nulla a che vedere con modifiche alle microzone, approvate dal Consiglio comunale quando ne facevo parte anch'io e che sono state la base per l'incremento di valori catastali degli immobili di una parte della città - spiega Marattin - Si prevede semplicemente che entro i prossimi cinque anni si debba affiancare alla rendita catastale una valutazione della rendita di mercato di ogni immobile. Si tratta di una "fotografia" e basta, che esclude ogni conseguenza di tipo fiscale, non solo sull'Imu ma anche ai fini Irpef».

A riprova di questa affermazione, Marattin esibisce un comma della delega: il governo deve «prevedere che le informazioni rilevate (...) non siano utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda su risultanze catastali né, comunque, per finalità fiscali».

Perché allora mettere in moto una "macchina" del genere? «L'intendimento è di fornire una fotografia realistica dei valori degli immobili, nel caso, dopo il 2026 e con una legge specifica, il governo volesse fare un'operazione di equità fiscale, possibile anche a gettito invariato: basterebbe - continua il deputato Iv - abbassare per tutti le aliquote in modo da compensare il maggior gettito richiesto solo ad alcuni. A mio avviso, ma questo potremo saperlo appunto solo con una fotografia aggiornata, a guadagnarci sarebbero i piccoli negozi, gli immobili non centrali e in definitiva di minor valore di mercato».

A rimetterci non dovrebbero essere, è il corollario, in media i ferraresi e in generale i proprietari d'immobili collocati nelle poche città, 17 capoluoghi in tutto, che anni fa hanno già subito un aumento dei valori catastali, attraverso la contestatissima riforma delle microzone. Paradossalmente, da un riequilibrio delle rendite su base nazionale i ferraresi potrebbero pure guadagnarci.