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Bellanova: "Caro Bobo, nessuna sbandata amorosa. Ora sono nella casa dei riformisti"

La lettera pubblicata dal quotidiano "la Stampa", 29 dicembre 2020. La Ministra risponde a Bobo, personaggio del celebre fumettista Staino, che ieri le ha dedicato, a sua volta, una lettera.

Caro Bobo,
grazie per le tue parole che confermano, ricambiati, un affetto e una stima davvero sinceri. Quelli di chi non esita a dire pubblicamente il bello e il buono che riconosce nell'altro, anche quando quest'altro ha scelto strade diverse. Esercizio prezioso e raro, oggi più che mai.

Per l'enorme rispetto che nutro per te aggiungo che non può essere però solo la mozione degli affetti, sarai d'accordo, a guidare e orientare le scelte politiche, soprattutto quando si scontrano con la materia dura dell'inevitabile. Che per me è coincisa anche con una consunzione di rapporti, di orizzonti comuni e condivisi, di riconoscimento reciproco, di tutto quello che rende viva, vera, pulsante e necessaria una comunità politica.

Per questo mi permetto di dirti: nessuna cecità amorosa. Non è nel mio stile. Piuttosto gli occhi talmente ben aperti da avere il coraggio e anche l'entusiasmo adolescenziale di voler ri-fondare una casa comune e una comunità d'intenti. Perché questa è per me Italia Viva, la casa dei riformisti.

E se c'è un fascino a cui ho ceduto, è esattamente qui: una casa politica che avesse come pietra di fondazione la necessità del riformismo rispetto a immobilismi e tatticismi, liturgie usurate e riti logori, che non sono mai stati nelle mie corde. Ancor più rischiosi e inaccettabili, converrai con me, in una fase come quella che stiamo vivendo e che mi fa dire: se non saremo capaci di quelle riforme utili e realmente necessarie, sarà molto difficile che il Paese riesca a rialzarsi come può, come deve, come merita. Profonde, incisive e coraggiose riforme economiche, politiche, sociali.

Con Matteo Renzi le avevamo avviate, vivendo una stagione di governo importante e per molti versi irripetibile. Non sono solo io ad affermare come quello sia stato uno dei Governi negli ultimi decenni, di certo tra quelli che ha saputo costruire visione e indicare con grande chiarezza l'idea di Paese intorno a cui orientare politiche e scelte. Un esempio? Non ti parlo della norma contro il caporalato o di quella per contrastare le dimissioni in bianco che coincidono, in parte, con le battaglie di una vita. Ti parlo della riforma del Terzo Settore, che ha affermato un paradigma straordinario capace di tenere insieme crescita economica, nuovo welfare, inclusione sociale, nuovi lavori, nuova occupazione, innovazione. In una parola: riformismo.

Eccolo il punto, caro Bobo. Un punto per nulla innocente che ci obbliga, tutti, a chiederci come mai il riformismo sia la bestia nera della politica italiana, come mai un'esperienza riformista come quella dei Governi Renzi e Gentiloni, capace di portare a compimento questioni a lungo ritenute insuperabili (dal Jobs Act a Industria 4.0) oggi non venga rivendicata come propria e riconosciuta adeguatamente proprio nell'alveo in cui era maturata, come mai a un certo punto si è avuto il bisogno di "derenzizzare" partito e gruppi parlamentari.

Teresa Bellanova è quella che tu hai raccontato. Mi ci ritrovo in pieno, e non per comodità. E aggiungo che proprio per continuare ad esserlo ha dovuto tirare fuori il suo antico coraggio, la sua antica baldanza e decidere che sì, per tenere fede al lavoro fatto, alla sua idea di politica, perché fosse possibile continuare a farlo tra pari, era arrivato il tempo di cambiare casa. Sullo spirito battagliero credo non si possano nutrire dubbi. Lo conservo intatto. E la vita insegna che per rimanere fedeli a sé stessi a volte, se viene richiesto dallo spirito del tempo, bisogna avere il coraggio dei nuovi inizi. Non vale solo per me. Tutte e tutti coloro che vorranno essere compagne e compagni di strada, sono i benvenuti.