Intervista ad Alessia Cappello per «La Repubblica» del 14-08-2026
di Alessandra Corica
Beatrice è nata nell'ottobre del 2023 dopo tre dolorosi aborti e tre anni durante i quali ho fatto molte visite e esami genetici, in lotta contro l'infertilità a causa dei miei ovociti troppo "maturi". E, soprattutto, dopo che ho sofferto moltissimo: se avessi congelato i miei ovuli una decina di anni prima, probabilmente mi sarei risparmiata tanto dolore. Per questo, quella per la crioconservazione ovocitaria la ritengo innanzitutto una battaglia di civiltà». Alessia Cappello ha 41 anni, è un'esponente di Italia Viva e a Milano è titolare delle deleghe al Lavoro nella giunta di Beppe Sala:
«La proposta di Iv prevede la possibilità per le donne di congelare gli ovuli gratis, cosa che oggi è prevista solo per coloro che rischiano l'infertilità per malattie oncologiche, e senza limiti di reddito. Prevede anche un aumento dell'età massima prevista per la procedura, da 35 a 38 anni».
Come mai è una battaglia necessaria, secondo lei?
«Perché non deve essere più un tabù: 15 anni fa, quando io avevo 26-27 anni, nessuno parlava della possibilità di congelare gli ovuli per preservare la fertilità futura. E anche oggi è un tema poco trattato, sebbene in realtà negli ultimi giorni abbia scoperto che molte amiche hanno avuto un percorso simile, di cui non avevano mai parlato».
Perché la decisione di esporsi?
«Perché credo sia ora di parlare del tema, che appunto riguarda molte donne. La mia bambina è stata desideratissima: è arrivata dopo un percorso accidentato, iniziato con la prima gravidanza scoperta durante la campagna elettorale milanese nel 202l e purtroppo interrottasi alla nona settimana. Un percorso che poi è proseguito per anni, con altre gravidanze interrotte e analisi genetiche che a me e mio marito Antonio sono costate oltre 5 mila euro. Permettere alle donne di evitare questa sofferenza credo sia un dovere della politica».
L'obiezione di alcuni è che le donne non fanno figli da giovani perché privilegiano la carriera.
«Ogni donna ha il suo percorso e le sue motivazioni che nessuno deve giudicare. È vero che ci sono dei fattori che contribuiscono a ritardare la maternità: la precarietà lavorativa, la poca stabilità economica, il mancato equilibrio emotivo. Senza contare che l'attuale governo fa in fretta a dire che le donne dovrebbero fare figli, ma poi non mette in atto politiche che favoriscono davvero la natalità: non è con un bonus economico dopo la nascita di un bambino che incentivi a fare figli. Detto ciò, per esempio, la mia storia è diversa».
Per quale motivo?
«Perché poco prima di aver compiuto 30 anni ho chiuso, dopo un decennio, una relazione che per me è stata molto importante. E dopo questa esperienza ci ho messo del tempo ad aprirmi a un'altra persona, avviare un nuovo rapporto ed essere pronta a cercare una gravidanza: quel momento è arrivato quando avevo 36 anni, quando mai avrei pensato di sentirmi dire che i miei ovociti, ormai, erano "troppo" maturi e questo avrebbe reso difficile avere un figlio. E invece...».
E invece è successo.
«Sì. Alla fine, grazie alle cure, io sono diventata madre, ma non è detto che riesca ad avere un secondo figlio, sempre perché la qualità dei miei ovociti non è più eccellente: per questo, tornassi indietro, congelerei gli ovuli».
