09/11/20

Caffè europeo #5

Continua il Caffè europeista: trattiamo temi d’attualità per aggiornarvi sulla realtà di Bruxelles.

 

 

Verso una nuova Politica agricola comune (PAC): le negoziazioni abbiano inizio!

Nel 2018 la Commissione Europea ha proposto di riformare la Politica agricola comune (PAC). La settimana scorsa, dopo due anni di negoziazioni, il Consiglio dell’UE (i ministri dell'agricoltura dei 27 Stati Membri) ha raggiunto una posizione comune, e il Parlamento europeo ha adottato la propria posizione. Dalla settimana prossima, i triloghi potranno cominciare: l’obiettivo è implementare la nuova PAC entro la prima metà del 2021.

Cos’è la PAC? Istituita nel 1962, la Politica agricola comune è una politica comune a tutti i paesi dell'Unione europea, gestita e finanziata a livello europeo con risorse del bilancio dell'UE. Sin dal principio, l’obiettivo della PAC è stato garantire un sostegno al reddito degli agricoltori europei, al fine di assicurare a tutti i cittadini europei una fornitura di cibo di buona qualità, sicuro e conveniente. In particolare, ai sensi dell'articolo 39 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea, la PAC persegue i seguenti obiettivi:

  • incrementare la produttività dell'agricoltura;
  • assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola;
  • stabilizzare i mercati; garantire la sicurezza degli approvvigionamenti;
  • assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori.

Il mondo si muove velocemente e molteplici sono le nuove sfide che devono essere affrontate. Non solamente per gli agricoltori, ma per la società nel suo insieme. La politica agricola è un fattore determinante per il successo del Green Deal, l’ambizioso programma di rinnovamento sostenibile proposto dalla Commissione Von Der Leyen per il Vecchio Continente. Per l’agricoltura, si tratterà di produrre alimenti proteggendo allo stesso tempo l’ambiente e salvaguardando la biodiversità. L’agricoltura è infatti un settore chiave rispetto alla sfida dei cambiamenti climatici, della sostenibilità sociale ed ambientale, dell’innovazione, della ricerca, del ricambio generazionale.

Vi sono circa 10 milioni di aziende agricole nell'UE. 22 milioni di persone lavorano regolarmente nel settore, fornendo una varietà impressionante di prodotti economici, sicuri e di buona qualità. L'Unione Europea è conosciuta in tutto il mondo per le sue tradizioni alimentari e culinarie ed è uno dei principali produttori mondiali ed esportatore netto di prodotti agroalimentari. Considerate le proprie risorse agricole, l'UE potrebbe e dovrebbe esercitare un ruolo di leadership nel garantire la sicurezza alimentare per tutto il pianeta.

La PAC viene regolarmente riformata, e l’ultima importante riforma risale al 2013. Fervono le negoziazioni per la nuova PAC, che potrà contare su un budget 2021-2027 di ben 365 miliardi di €. L'obiettivo della futura PAC sarà semplificare e modernizzare il modo in cui funziona la politica agricola, sia per gli agricoltori che per gli Stati membri, mantenendo allo stesso tempo la bussola dell’azione in favore della tutela dell'ambiente e di una rinnovata consapevolezza per le sfide poste dal cambiamento climatico.

 

Pausa caffè con Maria Chiara Gadda, Capogruppo di Italia Viva in Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati

 

D: Cara Maria Chiara, qual è l’impatto della pandemia sul sistema agroalimentare in Europa?

 

R: La contrazione delle esportazioni, del settore horeca, e persino il cambio nelle abitudini di acquisto e di consumo dei cittadini stanno determinando forti squilibri all’interno di molte filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura. Certamente l’emergenza ha messo in luce molte fragilità del sistema agricolo, l’interdipendenza tra Paesi e settori, ed è diventato evidente ai cittadini quanto sia rilevante dal punto di vista economico e sociale garantire la continuità degli approvvigionamenti.  Per questo, è molto positivo che dopo due anni di negoziati, si sia raggiunto un accordo generale sulla riforma della PAC post 2020.

 

D: Che ruolo giocheranno gli Stati Membri?

 

R: Gli Stati membri avranno un ruolo importante nella programmazione e nell’attuazione degli interventi, attraverso il Piano Strategico Nazionale. Si è scongiurata una eccessiva ri-nazionalizzazione delle misure e allo stesso tempo si è preservato il ruolo dei territori e delle Regioni rispetto allo sviluppo rurale. Per la prima volta i contributi saranno assegnati in base ai risultati raggiunti e non più soltanto sul rispetto di adempimenti burocratici e amministrativi.

 

D: Sarà coerente con le ambizioni del Green Deal?

 

R: La nuova PAC sarà determinante per sostenere il reddito degli agricoltori e per guidare la transizione ecologica. Almeno il 30% dei fondi del cosiddetto secondo pilastro e il 20% dei pagamenti diretti saranno destinati alla sostenibilità dei processi produttivi e alla sfida dei cambiamenti climatici in linea con i principi del Green Deal e della strategia Farm to Fork. Saranno potenziate le misure di sostegno ai giovani agricoltori, in fase di start up ma soprattutto negli investimenti. C’è poi una novità, una quota dei pagamenti diretti sarà destinata a un fondo di mutualizzazione nazionale da attivare in caso di calamità come siccità e alluvioni, normalmente non coperte da assicurazioni e dai fondi di solidarietà nazionali. Insomma, finalmente si riconosce la necessità di individuare una strumento di adattamento agli effetti drammatici dei cambiamenti climatici.

 

D: E i prossimi passi?

 

R: La nuova PAC, che entrerà in vigore nel 2023, ha anche un impianto nettamente più semplice, e questo è un segnale molto positivo agli agricoltori. Credo che questi due anni di regime transitorio saranno decisivi per coordinare politiche, strumenti e risorse. Il 12 ottobre la Comagri del Parlamento europeo ha anche approvato l’anticipo dal 2021 delle risorse del piano NextGeneratiomEU dedicate specificatamente all’agricoltura attraverso la politica dello sviluppo rurale. Almeno il 37% dei fondi disponibili dovrà essere indirizzato verso misure agro-ambientali, mentre il 55% dovrà sostenere i giovani agricoltori e gli investimenti sostenibili e digitali in linea con il Green Deal. Insomma, c’è ancora molto da fare ma credo che la direzione intrapresa sia quella giusta!

 

Un EUforico abbraccio,

Matteo e Thérèse - Italia Viva chiama Bruxelles

 

 

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