21/10/20

Caffè europeo #4

Continua il Caffè europeista: trattiamo temi d’attualità per aggiornarvi sulla realtà di Bruxelles.

 

Clima: la Commissione Europea propone un nuovo obiettivo per il 2030

 

Il 17 settembre scorso la Commissione Europea ha presentato il nuovo quadro 2030 per l’energia e il clima che prevede la riduzione di almeno il 55%, rispetto ai livelli del 1990, delle emissioni di gas serra entro il 2030. Tale proposta è in linea con l’obiettivo a lungo termine di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050. A tal fine saranno necessarie azioni in tutti i settori in quanto solo con il contributo di tutti si può realizzare una transizione climatica neutra. È essenziale partire dalla decarbonizzazione del settore energetico che rappresenta il 75% delle emissioni dell’UE. Ecco perché la prima azione proposta dalla Commissione è quella di rivedere i testi chiave della normativa climatica ed energetica europea vigente, le cui principali modifiche sono attese per giugno 2021.

 

Tra le principali proposte per raggiungere il nuovo obiettivo risulta importante rimarcare la proposta di revisione della legge sul clima, pubblicata lo scorso marzo e modificata il 17 settembre 2020 insieme alla pubblicazione del quadro 2030.  È importante poi citare anche l’aumento dell’energie rinnovabili che dovranno arrivare al 40% del mix energetico europeo entro il 2030 e la revisione dell'obiettivo di efficienza energetica, oggi del 32,5%, che dovrebbe aumentare fino al 39-40%.

 

Il 7 ottobre scorso, il Parlamento Europeo ha alzato ulteriormente la posta, proponendo un aumento dell'obiettivo di riduzione delle emissioni del 60% entro il 2030. La proposta degli eurodeputati include anche la possibilità di introdurre un obiettivo intermedio per il 2040 per verificare che l’UE sia sulla giusta rotta per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Infine con tale proposta gli eurodeputati hanno anche richiesto l’eliminazione graduale delle sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili entro il 31 dicembre 2025.

 

Spetta ora al Consiglio UE esaminare la proposta della Commissione: i leader europei si sono trovati a Bruxelles il 15 e 16 ottobre per una prima discussione per modificare l’obiettivo di riduzione per il 2030, ma la decisione a riguardo non è prevista che per il prossimo incontro dei medesimi da tenersi a dicembre 2020. Nel frattempo, mercoledì 14 ottobre, 11 stati membri inclusi Francia, Spagna e Olanda hanno presentato una lettera alla presidenza tedesca in supporto del nuovo quadro proposto dalla Commissione, ciò nonostante la strada per raggiungere un accordo è ancora lunga. 

 

La ricerca e l’innovazione al centro della transizione verde

 

Insieme alla pubblicazione del quadro per il 2030, la Commissione europea ha lanciato il primo bando quadro sul Green Deal europeo. Il bando vuole dare un forte impulso a una transizione equa e sostenibile verso un'Unione Europea a impatto climatico zero entro il 2050.

I progetti finanziati con questo bando dovrebbero apportare benefici tangibili in otto aree tematiche (clima, energia pulita, industria per un’economia circolare, efficienza energetica degli edifici, mobilità sostenibile, strategia “dal produttore al consumatore”, biodiversità, ambiente a inquinamento zero) oltre al coinvolgimento e alla responsabilizzazione dei cittadini.

 

Tutti i bandi del Green Deal europeo, che mette a disposizione un miliardo di euro, sono aperti ad enti privati e pubblici dei paesi partecipanti al Programma Horizon. Si partecipa attraverso la creazione di un consorzio composto da almeno tre enti provenienti da tre stati diversi. Le indicazioni relative al budget dei singoli progetti variano da bando a bando e vanno dai 3 ai 20 milioni di euro e le sovvenzioni arrivano fino al 100% a fondo perduto. Verranno finanziati progetti pilota, progetti dimostrativi e prodotti innovativi.

 

Il termine per la presentazione dei progetti è il 26 gennaio 2021, mentre l'avvio dei progetti selezionati è previsto nell'autunno 2021.

 


Pausa caffè con Silvia Fregolent, deputata Italia Viva

 

D: Cara Silvia, oggi c’è una maggiore consapevolezza sui cambiamenti climatici rispetto al passato?

R: Sentire oggi i capi di Stato europei parlare di Next Generetion Eu e di fondi per politiche ambientali cancella completamente i tempi, seppur recentissimi, dove i negazionisti dei cambiamenti climatici (Trump o Bolsonaro in primis a cui si accodavano tristemente i nostri laeder saovranisti) dettavano le agende politiche di tutto il mondo. Forse l’arrivo di questa orrenda pandemia ha reso tutti no, anche fino ad ora più restii, maggiormente ricettivi e attenti ad alcune tematiche come quelle ecologiche. Sta di fatto che oggi l’agenda europea e le risorse economiche messe in campo sono tutte declinate con la parola "green".

D: Come può essere utilizzato il Recovery Fund nel nostro paese?

R: In questa direzione il recovery fund può rappresentare un’occasione per il nostro paese di rinascita e di rigenerazione economica. Il nostro paese ha già numerose eccellenze da valorizzare. Basta ricordare che per il recupero e il riuso di materie prime e seconde noi siamo già 16 anni avanti rispetto gli obiettivi dettati dalle direttive europee. Abbiamo ancora alcune criticità da correggere come ad esempio la decabornizzazione della produzione di energia o il rispetto del territorio con una seria politica sul dissesto idrogeologico (oggi paghiamo l'errore del precedente governo che ha smantellato l’Unità di Missione Italia Sicura varata dai governi Renzi e Gentiloni). Senza dimenticare la necessità di migliorare la qualità delle acque con una diffusa politica di costruzione di depuratori e di efficace ammodernamento della rete idrica (in alcuni casi si rimpiangono addirittura gli acquedotti romani). Ho fatto solo pochi esempi ma molti altri se ne potrebbero fare. Occorre quindi una politica capace ed ambiziosa per colmare queste lacune.

D: Quali devono essere le priorità in tema di politica ambientale nei prossimi mesi?

R: Per troppo tempo abbiamo purtroppo assistito nel nostro paese ad un dibattito ideologico tra i negazionisti nostrani dei cambiamenti climatici da un lato (smentito puntualmente da tragedie come quelle accadute in Piemonte e Liguria nelle scorse settimane) e chi si oppone a tutto in nome di un ambientalismo bucolico che rischia di far apparire l’ecologia come fonte di tassazione e restrizioni allo sviluppo. Occorre invece costruire un patto con la parte sana dell’economia, quella pronta ad investire per coniugare profitto e salvaguardia ecologica, dando regole chiare e semplici (e con pochi adempimenti burocratici);provvedendo quindi  ad una detassazione per chi investe nel "green" e nell’economia circolare.

Scommettere nel verde conviene a tutti e ci permetterà di lasciare alle giovani generazioni un pianeta migliore e modelli di crescita virtuosi e sostenibili.

 

 

Un EUforico abbraccio,

Giulia e Niccolò - Italia Viva chiama Bruxelles

 

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