22/07/20

Caffè europeo #2

Continua il Caffè europeista: trattiamo temi d’attualità per aggiornarvi sulla realtà di Bruxelles.

 

Un giorno storico per l’Europa

 

Si è concluso all’alba del 21 luglio il Consiglio europeo dedicato al negoziato sul pacchetto per la ripresa noto come Recovery Fund. Dopo quattro giorni di trattative, i capi di Stato e di governo dell’Unione europea hanno raggiunto una sintesi. "Ce l'abbiamo fatta. Abbiamo raggiunto un accordo sul pacchetto di risanamento e sul bilancio europeo per il 2021-27" - annuncia il presidente del Consiglio europeo Charles Michel stamattina su Twitter.

 

La Commissione europea potrà emettere obbligazioni a nome dell’Europa, finanziandosi dunque direttamente sui mercati a partire dal 2021. L'emissione congiunta di debito dell'Unione Europea per finanziare la spesa corrente in tempi di crisi è divenuta realtà, e ciò segna un importante punto di svolta. Viene introdotta una ridistribuzione senza precedenti tra i paesi più ricchi e quelli più poveri o più colpiti, per sostenere la ripresa dalla crisi Covid-19. Questo rappresenta il primo passo verso una politica fiscale comune e una maggiore condivisione dei rischi.

 

Per quanto riguarda le cifre del Recovery Fund, è confermata la proposta dei 750 miliardi, che consistono di 390 miliardi di sovvenzioni da non rimborsare e di 360 miliardi di prestiti a condizioni vantaggiose. All’Italia andranno 209 miliardi (28% del totale), distribuiti in 82 miliardi di aiuti diretti e 127 di prestiti.

 

Il negoziato è stato particolarmente intenso e ha rivisto al ribasso la quota parte delle sovvenzioni rispetto ai prestiti: dei 500 miliardi a fondo perduto originariamente proposti, 110 si trasformano in prestiti, dietro espressa richiesta dei paesi cosiddetti “frugali”, che ottengono anche un aumento degli sconti ai versamenti al bilancio comune 2021-2027. L’indirizzo politico espresso dal Consiglio europeo dovrà essere tradotto in legge, anche coinvolgendo il Parlamento europeo. Le negoziazioni e le trattative continueranno in altra sede, e la Commissione europea avrà un ruolo centrale nell’esecuzione di tale indirizzo e nella realizzazione di un sistema di verifiche per la destinazione delle cifre elargite attraverso il Recovery Fund.

 

Nondimeno, rappresenta in sé un’importante notizia che il Consiglio europeo - la potente istituzione che solitamente esprime istanze conservatrici rispetto al rapporto fra Stati Membri e Unione Europea - abbia appena sottoscritto l’accordo politico sul bilancio più consistente nella storia dell'UE. La circostanza drammatica della crisi del Covid-19 ha indotto i leader europei a costruire una risposta decisiva, centrata su un pacchetto per la ripresa ambizioso nella sostanza e innovativo nella forma. Il futuro è l’Europa!

 

Pausa caffè con Laura Garavini, senatrice di Italia Viva

 

D: Cara Laura, come valuti le conclusioni del negoziato sul Recovery Fund e l’esito per l’Italia?

R: L'accordo raggiunto ieri sul Recovery Fund è una vittoria per l'Europa tutta. Non solo per i Paesi maggiormente colpiti dal Covid-19. Perché con le risorse stanziate si ribadiscono i valori fondanti dell'Unione: solidarietà e inclusione.

Per l'Italia, l'intesa rappresenta la definitiva affermazione anche di un certo modo di stare in Europa. Che non è certo quello dei 'pugni duri' inseguito in passato. Ma, al contrario, è il modello della negoziazione e del dialogo. In particolare con i Paesi storicamente alleati come Francia e Germania, che infatti si sono spesi a favore del nostro Paese, contrastando i cosiddetti frugali. Un sostegno che difficilmente sarebbe arrivato, se al Governo avessimo avuto ancora forze antieuropeiste

D: Quali opportunità si aprono per il nostro Paese?

R: L'Italia potrà contare su 127 miliardi di prestiti e 82 miliardi di sussidi, dei quali siamo i maggiori beneficiari. Ora tocca a noi. Non esistono alibi. Le risorse ci sono. Ma dobbiamo dimostrare di saperle impiegare al meglio. Evitando sprechi, come con i fondi di coesione, rimandati troppo spesso indietro per incapacità di spenderli.

È l'occasione per presentare progetti di ampio respiro. Che non si limitino alla contingenza del momento ma investano sul futuro. Per costruire infrastrutture, promuovere l'occupazione, superare il divario di genere in famiglia e sul lavoro, digitalizzare tanti settori cruciali a partire proprio dalla medicina. E, in definitiva, sbloccare quei gangli che ancora rallentano la crescita del Paese.

D: Definiresti questo traguardo come una sconfitta per i sovranisti?

R: I sovranisti di casa nostra vedevano nell'atteggiamento del premier olandese e dei frugali l'inizio del declino europeo. Avevano fatto male i loro conti. Rutte ha seguito una linea in Europa ma, in realtà, parlava all'interno della sua nazione in vista delle prossime elezioni politiche. E proprio il fallimento della sua posizione dimostra che non si può negoziare in Europa strizzando l'occhio ai populismi nazionali.  È una linea perdente.

D: Quali sono le sfide per rafforzare il quadro europeo?

R: L'andamento dei negoziati può essere occasione anche per accelerare la riflessione sui meccanismi del funzionamento europeo. Il modello del veto di un singolo Paese appare superato. Così come va rivista la distribuzione delle risorse tra Stati. Non è ipotizzabile destinare ulteriori finanziamenti a Paesi che violano costantemente i nostri principi. In questo senso, l'Italia mantiene fermo l'impegno sulla tutela dello stato di diritto e sulla condanna di chi tenta di metterlo in discussione.

Cruciale è stata la presidenza di turno tedesca. A conferma che il nostro quadro di alleanze rimane quello tradizionale, senza le virate a Est auspicate dalle destre sovraniste. Al contrario, è proprio nei confronti di alcuni Paesi Visegrad come l'Ungheria di Orban che l'Unione deve iniziare a valutare i rapporti futuri.

 

Un EUforico abbraccio,

Matteo e Silvia - Italia Viva chiama Bruxelles

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