Caffè europeo #25

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Digital Services Act: regolamentare le piattaforme digitali per proteggere gli utenti

 

Il 23 aprile 2022 è stato trovato un accordo politico sulla legge per i servizi digitali, il Digital Services Act (DSA, letteralmente Atto per i Servizi Digitali), fra i co-legislatori europei: Parlamento Europeo e Consiglio Ue.  A fine marzo era stato raggiunto l’accordo tra Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea sul Digital Market Act (DMA, letteralmente Atto per i Mercati Digitali), la legge “gemella” che prevede una serie di obblighi e divieti per i gatekeepers, volti a garantire la concorrenza online. L’obiettivo di queste leggi è regolamentare le piattaforme digitali attraverso una serie di obblighi che consentono di proteggere i diritti dei consumatori, promuovendo allo stesso tempo la competitività all’interno del mercato unico.

Il DSA mira a rendere internet uno spazio più sicuro per i cittadini europei, proteggendo i diritti fondamentali degli utenti e limitando la diffusione di contenuti illegali. Il principio fondamentale affermato dal DSA è che “ciò che è illegale offline deve essere illegale anche online”. Si tratta di una legge all’avanguardia globale della regolamentazione dell’innovazione, considerando l’ambizioso perimetro di applicazione, la natura degli attori coinvolti e l’innovativo metodo di supervisione proposto.

Il DSA si applica a tutti gli intermediari che offrono servizi online nell’Unione Europea, incluse le grandi piattaforme e i motori di ricerca che dominano il web, le BigTech, che all’entrata in vigore della regolamentazione dovranno rispettare una serie di obblighi per evitare pesantissime sanzioni. La legge include infatti vari obblighi per le piattaforme online, in particolare per i social network. Meta, Twitter e YouTube dovranno implementare misure specifiche per contrastare la diffusione di contenuti nocivi (come le molestie) e fake news.

Un elemento particolarmente rilevante introdotto dal DSA è che le BigTech riceveranno una supervisione non più solo a livello locale, ma su scala europea, in stretta collaborazione fra gli stati membri dell’Unione Europea. Le autorità nazionali potranno chiedere l’eliminazione di prodotti, servizi o contenuti illegali entro il minor tempo possibile. Le regole poste dal DSA sono tuttavia proporzionali alle dimensioni, all’impatto e al rischio delle entità coinvolte. Alcune piccole e medie imprese saranno esentate dagli obblighi associati al DSA.

Le BigTech saranno obbligate ad analizzare ogni anno i rischi sistemici generati dalle loro attività, mettendo in atto comportamenti volti a mitigare tali rischi. Ciò riguarda in particolare la diffusione di contenuti illegali o la manipolazione di servizi che possano avere un impatto sui processi democratici e sulla sicurezza pubblica.

La legge richiede inoltre maggiore trasparenza sul funzionamento degli algoritmi che suggeriscono i contenuti (video, prodotto, notizia e altri). Le piattaforme di grandi dimensioni dovranno offrire un sistema di raccomandazione non basato sulla profilazione. Inoltre, le Big Tech dovranno fornire maggiori informazioni sull’uso dei dati personali degli utenti per le pubblicità mirate e non potranno usare tecniche di targeting che rivelano i dati personali di utenti minorenni e individui vulnerabili a scopo pubblicitario.

ll DSA vieta le cosiddette ‘dark patterns’, ovvero le interfacce manipolative che mirano a confondere o indurre in errore l’utente. Inoltre, un articolo dedicato è stato introdotto nel testo del DSA per controllare le informazioni di carattere manipolativo, che assumono particolare rilevanza nel contesto della propaganda associata alla guerra di aggressione russa ai danni dell’Ucraina. L’articolo introduce infatti un meccanismo di risposta alla crisi, attivabile dalla Commissione Europea su indicazione delle autorità competenti degli stati membri Ue, che innescherà analisi ad hoc per accertare eventuali attività manipolative, mettendo in atto misure proporzionali per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, ivi incluso il pluralismo dei media e dell’informazione.

I marketplaces dovranno assicurare trasparenza e correttezza di informazioni riguardo ai prodotti e servizi offerti online agli utenti. Le misure previste a tutela e protezione dei consumatori includono l’obbligo per i marketplaces internazionali di stabilire un punto di contatto in Europa e di assicurare un servizio clienti nella lingua ufficiale di ciascun paese di attività fra i 27 stati Ue. Sono inoltre previste particolari azioni legali collettive (class actions) in risposta a eventuali violazioni.

 

Pausa caffè con Nicola Danti, Europarlamentare e Vicepresidente di Renew Europe, capo delegazione di Italia Viva e membro della Commissione Energia (ITRE) del Parlamento Europeo

 

D: Caro Nicola, che impatto potrebbe avere per l’Europa la legge sui servizi digitali (DSA), una volta entrata in vigore?

 

R: La legge sui servizi digitali stabilisce un quadro giuridico per i servizi intermediari come per esempio quelli di hosting, i motori di ricerca, le piattaforme e i mercati online. Nell'ambito di questi servizi intermediari, tra le piattaforme si opera una distinzione quando tali servizi sono utilizzati da oltre 45 milioni di utenti attivi al mese nell'UE. Le piattaforme di grandi dimensioni devono assumere responsabilità speciali.

Infatti, allo scopo di tutelare le start-up nel mercato interno, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno esentato da alcuni obblighi le microimprese e le piccole e medie imprese L’idea di fondo è quella di riformare internet riportando al controllo dell’utente il potenziale economico e sociale di questo strumento, sovvertendo il controllo delle Big Tech e proteggendo i dati degli utenti. Non si tratta però solo dei diritti e della tutela dei dati dei consumatori e dei cittadini ma anche di anche un tassello importante per la sovranità digitale dell’Europa e la sua crescita economica.

 

D: Alcuni osservatori vedono nel Digital Services Act (DSA) e nel Digital Market Act (DMA) le premesse di una vera e propria rivoluzione tecnologica, altri li etichettano invece come compromessi al ribasso. Qual è la tua visione?

 

R: Io lo considero senza dubbio un altro passo che rafforza la nostra Europa, giacché finalmente ciò che ad oggi è già illegale offline lo sarà anche online. Siamo i primi nel mondo ad adottare un set di regole così vasto. Era essenziale infatti dotarsi di nuove regole per il web, dove ormai si svolgono volumi importanti di scambio dati e transazioni e dove i cittadini passano ormai gran parte della loro vita. I giganti del Tech avranno quindi l’obbligo di assumersi nuove e maggiori responsabilità nell’offrire servizi che garantiscano la trasparenza dei propri algoritmi e che aiutino i consumatori a operare scelte informate, nel tutelare maggiormente i cittadini ed in particolare i minori. Imprescindibile poi avere un maggiore controllo sulla disinformazione, fenomeno di pericolosa strumentalizzazione dei media online e soprattutto di intervento rapido di verifica e rimozione di fake news, ovviamente sempre salvaguardando la libertà di espressione. Le autorità potranno controllare se le piattaforme abbiano implementato i loro sistemi di controllo in merito, se stiano agendo attivamente in tal senso ed imporre risarcimenti per eventuali danni derivanti da mancanze. È in conclusione indiscutibile per me che tutto questo sia la base normativa necessaria e funzionale alla crescita economica del mondo digitale.

 

D: I garanti della privacy europei hanno espresso alcune perplessità sul DSA e sul DMA: sono state risolte?

 

R: Non vedo questi problemi. Il DSA in particolare garantisce il pieno rispetto delle norme stabilite dall’Unione con il GDPR, ovvero la nostra legge fondamentale di tutela della privacy. Tutte le nuove norme contribuiranno a fare di internet un posto più sicuro e più giusto dove i diritti individuali - tra cui proprio la privacy - saranno maggiormente tutelati senza per questo minare il suo DNA di rete aperta dove esprimere le proprie idee.

 

D: Di fronte al rischio di multe milionarie, le BigTech hanno mandato i loro avvertimenti. Meta ha annunciato che potrebbe sospendere alcuni tipi di servizi legati alle sue piattaforme (Facebook, Instagram, Whatsapp) in Europa. Inoltre, Google cerca di convincere i politici ad introdurre modifiche prima dell’entrata del DSA in vigore prevista nel 2023. Quali ritieni possano essere gli impatti di questo scenario?

 

R: Il mercato unico europeo rappresenta un mercato importante per le grandi multinazionali del Tech e per le grandi piattaforme. Non credo vi rinunceranno facilmente. E ripeto, le nuove regole non mirano a punire o a limitare la concorrenza nel mercato digitale. Ma al contrario a rafforzarla e ad a fornire condizioni migliori anche per le imprese digitali. Un mercato unico con un unico regime normativo rappresenta uno scenario migliore rispetto a 27 diversi set di regole differenti.

 

Un EUforico abbraccio,

Claudia e Matteo - Italia Viva chiama Bruxelles