Caffè europeo #24

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Le tensioni al confine tra Ucraina e Russia

Già dallo scorso autunno sono emersi rapporti poco rassicuranti su un aumento delle forze militari russe lungo il confine condiviso tra Russia e Ucraina – due stati bloccati in un perenne conflitto dal 2014, anno in cui Putin ha invaso il territorio ucraino a seguito di una rivoluzione popolare che aveva rovesciato il governo filorusso.

La presenza di circa 100.000 soldati russi, secondo i dati della Casa Bianca, al confine provoca venti di guerra molto più forti di quanto non fossero all'inizio dell'anno scorso.

Infatti, mentre per alcuni versi l'attuale ammassamento è simile a quelli precedenti, una serie di differenze significative hanno reso i governi e gli analisti mondiali molto più preoccupati:

  • Tempistica: questo ammassamento si è verificato al di fuori dei soliti cicli di addestramento militare russo.
  • Segretezza: l'esercito e il governo russo hanno intrapreso azioni per oscurare le vere dimensioni, la portata e l'intento dell'attuale potenziamento.

Tutto ciò ha alimentato i timori a Kiev e in Occidente che il Cremlino possa iniziare una nuova guerra con il suo vicino ed ex territorio, che dal 2014 ha scelto di staccarsi dall'orbita politica di Mosca.

Le ragioni di questo conflitto che va avanti da più di sette anni sono molteplici e possono essere ricondotte ai seguenti punti:

  • Cultura: Putin ha sostenuto ripetutamente che russi e ucraini sono "un solo popolo", parte della "civiltà russa" che comprende anche la vicina Bielorussia. Gli ucraini rifiutano, però, le sue affermazioni.
  • Autonomia: l’Ucraina è passata attraverso due rivoluzioni nel 2005 e nel 2014, entrambe le volte rifiutando la supremazia della Russia e cercando di elaborare un percorso per entrare nell'Unione europea e nella Nato, ancora non concretizzatosi.
  • Geopolitica: il Cremlino è preoccupato dalla prospettiva di basi Nato vicino ai suoi confini e dice che l'adesione dell'Ucraina all'alleanza transatlantica guidata dagli Stati Uniti segnerebbe il passaggio di una “linea rossa”.
  • Economia: Putin ha cercato disperatamente l'adesione dell'Ucraina in un blocco di libero scambio lanciato nel 2000 e chiamato Comunità Economica Eurasiatica. Con una popolazione di 43 milioni e una potente produzione agricola e industriale, l'Ucraina doveva essere la parte più essenziale di una URSS 2.0, ma Kiev ha rifiutato di aderire.

Gli indici di gradimento di Putin stanno scendendo mentre i russi resistono alle vaccinazioni e lamentano le difficoltà economiche causate dalla pandemia. Una nuova guerra o escalation potrebbe distrarre il pubblico dai problemi interni e aumentare la popolarità del governo, come già accaduto in passato. Inoltre, l'ammassamento di un esercito vicino all'Ucraina è un tentativo di ripristinare il dialogo con l’Occidente da una posizione di forza negoziale.

Il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Jack Sullivan, afferma che il governo statunitense sta intensificando gli sforzi per preparare la risposta all'escalation russa, mobilitando gli alleati e sostenendo l'Ucraina. Al tempo stesso, Biden ha ripetutamente dichiarato che i 3 mila soldati americani inviati in Europa dell’Est non hanno lo scopo di combattere una guerra con la Russia in Ucraina, bensì di rinsaldare il fronte orientale della Nato.

Dal lato di Bruxelles è la questione energetica a preoccupare. Bruxelles sta valutando come mettere al riparo i consumatori da una potenziale crisi energetica derivante da un'escalation militare russa in Ucraina. Negli scorsi giorni, il presidente francese Emmanuel Macron si è recato a Mosca e a Kiev, in un tentativo negoziale mirato a evitare un conflitto armato russo-ucraino. Il capo dell'Eliseo, forte anche della sua posizione di presidente di turno Ue, si è proposto come grande mediatore dell'Europa nella crisi orientale. Un bel segnale di speranza per un’Europa sempre più autorevole e decisiva nello scacchiere internazionale.

Nelle ultime ore le tensioni tra Russia e Ucraina hanno raggiunto un livello altamente critico.

 

Sullivan ha sottolineato come un’azione militare russa in Ucraina potrebbe iniziare in qualsiasi momento e ha spiegato che gli Stati Uniti continueranno a rendere pubblici i dati dell'intelligence sulla situazione relativa all'Ucraina per impedire che il Cremlino possa mettere in scena un pretesto con cui attaccare.

 

L’Ucraina è impegnata con i partner internazionali a una soluzione diplomatica della crisi con la Russia, senza escludere altri scenari. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è in contatto continuo con i partner internazionali per risolvere il conflitto con mezzi politici e diplomatici.

 

La Missione speciale di osservazione dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) o SMM (Special monitoring mission) continuerà a lavorare in Ucraina, afferma in un tweet il segretario generale dell'Osce, Helga Schmid, dopo le notizie dell'evacuazione del personale americano e britannico dalla Smm nella regione separatista di Donetsk, a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza. La Smm è una missione civile non armata, presente sul territorio dal 2014 per osservare e riferire in modo oggettivo sulla situazione in Ucraina e facilitare il dialogo tra tutte le parti coinvolte nella crisi. 

 

L’agenzia ucraina per la sicurezza del traffico, Ukraerorukh, ha diffuso la notizia secondo la quale lo spazio aereo sopra il Mar Nero costituirebbe una zona di potenziale pericolo e sarebbe consigliabile evitarne il sorvolo tra il 14 e il 19 febbraio, date che coinciderebbero con esercitazioni militari russe. L'Ucraina non ha però chiuso il suo spazio aereo.

 

In un dialogo con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, Zelensky ha sottolineato l'importanza dell'unità e del coordinamento degli sforzi politici e diplomatici per sbloccare il processo di pace e ripristinare la stabilità. Zelensky ha, inoltre, assicurato al presidente del Consiglio europeo di essere favorevole a una soluzione diplomatica del conflitto pur auspicando sanzioni preventive alla Russia per fermare le intenzioni aggressive del Cremlino.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha avvertito che le sanzioni contro la Russia entreranno in vigore immediatamente, in caso di un'aggressione militare contro l'Ucraina, che ne metterebbe in pericolo la sovranità e l'integrità territoriale. Si tratterebbe di sanzioni severe preparate con gli alleati in Europa e all'interno della Nato. Anche Biden in un colloquio telefonico con Zelensky delle ultime ore ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti a rispondere in modo rapido e deciso a una possibile aggressione russa contro l’Ucraina insieme ai suoi alleati e partner.

Nel frattempo, la Polonia si sta preparando a diversi scenari, tra cui il possibile afflusso di rifugiati ucraini, nel caso di invasione russa dell’Ucraina.

 

 

Pausa caffè con Giuseppina Occhionero, Deputata di Italia Viva e componente della IV Commissione (Difesa) alla Camera

 

D: Cara Giuseppina, qual è a tuo avviso la “via d’uscita” da questa crisi? E cosa può fare l’Ue per giocare un ruolo centrale in questa crisi? Giudichi positiva l’iniziativa di Macron?

 

R: Macron sta proponendo un formato a firma francese, giudico bene l'azione tesa al raggiungimento di negoziati, ma mi chiedo comunque a che titolo interviene nel dialogo con Putin e quanto l'Ucraina apprezzi la road map francese. Dunque, l'Italia deve essere protagonista nel processo europeista, contribuire al rilancio del dialogo tra Russia e UE, e deve tornare protagonista della politica estera europea nel formato Quint (insieme a Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania). Il nostro Paese deve partecipare alla costruzione della politica europea.

Potrebbe essere utile un approccio mirato ad attenuare le contrapposizioni interne all'Ucraina e in questo il ruolo dell'Italia dovrà essere determinante. Probabilmente, la trasformazione di Kiev da terreno di scontro a ponte ideale tra Occidente e Mosca su cui costruire un rapporto basato sulla fiducia e non sulla diffidenza, per quanto difficile e complicato, potrà essere la soluzione migliore. Pur tenendo conto, però, che per l'Ucraina rinunciare alla Nato sarebbe una rinuncia alla propria identità nazionale posto che la stessa Costituzione prevede l'integrazione nell'Unione Europea e nella Nato.

 

D: Quali saranno le conseguenze di questa crisi per l’Europa?

 

R: Credo innanzitutto che sulla crisi dell'Ucraina si stia consumando un braccio di ferro con l'Occidente, e la Russia e la Cina si ritrovano in una nuova alleanza a vantaggio della Cina (si pensi che la Cina rappresenta il 18% del fatturato russo e, al contrario, la quota di Mosca è solo del 2%); è chiaro che il gas è la partita più importante ma non bisogna dimenticare l'allarme di Coldiretti sui prezzi, alle stelle, dei cereali. In una prima fase, probabilmente, dagli osservatori internazionali l'atteggiamento dell'Italia è risultato piuttosto cauto. Sarebbe, quindi, necessario un atteggiamento da parte dell'Italia di protagonismo all'interno dell'Unione Europea di sostegno all'Ucraina, a fianco dei partner europei e degli alleati. Probabilmente, il vero problema per Mosca è il processo di democratizzazione dell'Ucraina e la costruzione di una nuova identità (così come l'Azerbaigian che silenziosamente ha preso le difese di Kiev).

La Russia ha un rigurgito imperialista e il conflitto potrebbe creare un alto rischio anche per l'Europa che vedrebbe distrutto quel percorso di pace che dura sin dal 1949. Dunque, bisogna contribuire in maniera ferma e rapida alla de-escalation soprattutto se si considera il rafforzamento militare sulla sponda est con la disponibilità dell'Ucraina e dei Paesi Baltici.

Vero è che anche la Russia dal conflitto rischierebbe molto sia in termini di sanzioni economiche che di stabilità correndo, addirittura, il rischio di diventare un vassallo della Cina. La Russia, infatti, ha notevoli problemi: il potere d'acquisto in caduta, la popolarità di Putin regredisce e tutti i paesi usciti dall'Unione sovietica ancora legati a Mosca ambiscono ad un processo democratico e certamente le nostalgie imperiali di Putin non hanno più presa tra le generazioni russe cresciute dopo la disgregazione sovietica.

L'Italia dovrebbe dunque intraprendere un’iniziativa autonoma, soprattutto in caso di peggioramento della situazione, sia in termini di sicurezza del personale diplomatico e consolare sia di sostegno all'Ucraina accanto all'Occidente e agli Alleati.

 

D: In questi giorni le Commissioni Difesa ed Esteri della Camera hanno audito congiuntamente i ministri Guerini e Di Maio. Quali sono le ultime informazioni dal “fronte”?

 

R: Dialogo, deterrenza e diplomazia parlamentare, le parole chiave. Le intercorse telefonate tra Palazzo Chigi e il Cremlino che, erano apparse, forse, agli occhi degli osservatori internazionali solo un cauto segnale di partecipazione del nostro Paese alla crisi dell'Ucraina, insieme a quanto emerso durante l'audizione dei ministri Guerini e Di Maio, sono, invece, il segnale che l'Italia non ha mostrato nessuna ambiguità.  Serve una risposta comune tra i partner occidentali e alleati capace di difendere e sostenere lintegrità territoriale e la piena sovranità dellUcraina pur nella consapevolezza della necessità di un percorso di riforme necessarie per entrare nella Nato. È emerso il nostro sostegno agli accordi di Minsk, al cui rispetto sono legate le sanzioni Ue, e un forte contributo al dialogo e al confronto tra Russia e Ucraina sia con la Nato che con lOsce. Il ruolo dellUe e del patto transatlantico, in questo momento, ne escono rafforzati proprio perché è più forte la necessità di ancoraggio ai principi europei e della Nato. LAlleanza atlantica non può firmare cambiali in bianco con Mosca sulla sicurezza europea, dicono i Ministri.

Poi la preoccupazione, condivisa, che ci si possa trovare davanti a operazioni ibride” oltre che militari da parte della Russia; rischi, chiaramente, da scongiurare.

 

Un EUforico abbraccio,

Matteo e Silvia - Italia Viva chiama Bruxelles