Caffè europeo #19

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Caffè europeista #19

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Pronti per il 55%”: le proposte per un’Europa a emissioni zero entro il 2050

Lo scorso 14 luglio la Commissione Europea ha pubblicato la prima parte di un importante pacchetto legislativo chiamato Fit for 55” (letteralmente tradotto Pronti per il 55%”) volto ad integrare e ad aggiornare le normative europee relative a clima ed energia per il raggiungimento degli obiettivi climatici stabiliti dalla legge europea sul clima per il 2030 e in vista della neutralità climatica entro il 2050. 

Il nome Fit for 55 fa infatti riferimento al nuovo target europeo di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno 55% fissato dall'UE per il 2030.

Il pacchetto, che include ben dodici proposte di revisione di regolamenti e direttive esistenti, ma anche nuove iniziative legislative, è ora nelle mani del Consiglio e del Parlamento europeo che a breve inizieranno i negoziati interistituzionali per definire il testo di compromesso e la sua approvazione. Entro la fine dell’anno, poi, la Commissione dovrà presentare anche una nuova iniziativa sulla performance energetica degli edifici e un pacchetto sulla decarbonizzazione del mercato dell’idrogeno e del gas.

Tra le proposte più importanti è opportuno menzionare la revisione della direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili, il cui obiettivo è quello di alzare l'obiettivo di uso di rinnovabili nel mix energetico dell'Unione dall'attuale 32% al 40%, e la direttiva sull’efficienza energetica che mira a garantire una maggiore efficienza energetica fissando un obiettivo di riduzione del 9% del consumo di energia al 2030.

Un’altra riforma importante riguarda il sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione (EU ETS); la proposta della Commissione mira a rafforzare il sistema per incentivare un consumo di energia più efficiente e investimenti in energia pulita, oltre ad applicarlo a nuovi settori, quali quello dell’edilizia e dei trasporti. Il Fit for 55 prevede inoltre una riforma del regolamento sulla condivisione degli sforzi che disciplina gli obiettivi di riduzione delle emissioni degli Stati membri nei settori non compresi nell'EU ETS, ovvero una modifica mirata dei target di riduzione delle emissioni in tali settori.

Non mancano la revisione della direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici, che propone di allineare la tassazione energetica europea, favorendo le energie rinnovabili e l’eliminazione progressiva dei sussidi per i combustibili fossili; la revisione della direttiva sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi; la modifica del regolamento che stabilisce le norme sulle emissioni di CO2 di autovetture e furgoni; l’introduzione di un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere; la revisione del regolamento relativo all'inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall'uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura (LULUCF); i nuovi regolamenti ReFuelEU Aviation per carburanti sostenibili per l'aviazione e FuelEU Maritime per uno spazio marittimo europeo sostenibile e un fondo sociale per il clima

Il tema di valutazione sociale comune a tutte queste proposte consiste nel considerare l’impatto sociale della transizione energetica, che è la ragione per la quale il pacchetto Fit for 55 rappresenta sia un’opportunità che una sfida per tutti gli Stati membri, non solo a livello ambientale ma anche sociale ed economico. 

 

Pausa caffè con Nicola Danti, Parlamentare europeo di Renew Europe, capo delegazione di Italia Viva e membro della Commissione Energia (ITRE) in Parlamento Europeo

 

D: Caro Nicola, qual è stata la reazione di Renew Europe rispetto alle proposte della Commissione europea? 

R: Il gruppo Renew Europe è da sempre molto impegnato nel Parlamento europeo per una maggiore ambizione climatica, in linea con l'accordo di Parigi. Consideriamo perciò il Green Deal il centro della strategia europea sostenibile per una nuova crescita e per la creazione di posti di lavoro: un vero e proprio catalizzatore per una transizione climatica che comprenda il benessere dei nostri cittadini. Ci aspettiamo quindi che il pacchetto Fit for 2030 non solo stabilisca il quadro strutturale e legislativo per questa trasformazione in materia di clima ed energia, ma anche che ci porti ad un nuovo livello di consapevolezza socio-economica, garantendo al contempo sinergia con le altre politiche dell'UE.

D: Quali pensi siano le condizioni su cui agire per raggiungere in modo stabile e sostenibile gli obiettivi stabiliti dalla legge europea sul clima?

R: Questo pacchetto legislativo ha il merito di adottare un approccio d'insieme e ci impegna a prendere decisioni concrete declinando in opportunità la sfida del cambiamento climatico. Non possiamo infatti permetterci di perdere interi settori industriali e i relativi posti di lavoro che, se non adeguatamente supportati, rischiano il fallimento e/o una concorrenza sleale da parte di Paesi extra-europei. Serve puntare alle energie pulite, ma serve anche prevedere i relativi costi e meccanismi, come per esempio l’adeguamento del prezzo del carbonio alle frontiere, che consentano la competitività del sistema produttivo. La scommessa climatica merita una transizione equilibrata e concreta, che metta al centro la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo di tecnologie che rendano l’Europa leader nel panorama globale.

 

D: Quali sono a tuo parere le sfide maggiori che l’Italia dovrà affrontare per raggiungere i nuovi target climatici?  

R: A mio parere le sfide per l’Italia sono fondamentalmente 4:

1) L’efficienza energetica è il modo più semplice per ridurre i consumi energetici e diminuire le emissioni e per questo dev'essere una priorità per il nostro Paese. In particolare, gli edifici sono il settore più energivoro dell’economia, giacché consumano il 40% della nostra energia, ed è perciò un settore in cui è necessario concentrarsi per realizzare enormi possibilità di risparmio. Il nostro “bonus 110%” per le ristrutturazioni energetiche degli edifici è uno strumento che mira infatti a questo ma può essere migliorato semplificando e accelerando la burocrazia che comporta.

2) L'obiettivo del 40% di rinnovabili al 2030 è ambizioso ma questa è l'unica strada percorribile. Nei prossimi anni dobbiamo investire con forza su forme di energia alternativa per rafforzare l'autonomia del nostro paese e metter fine alla dipendenza dalle importazioni di energia da parte di Paesi terzi (una delle ragioni alla base anche dell'aumento dei prezzi in bolletta degli ultimi mesi). Fatemi ricordare poi l'importanza della geotermia, che oggi viene forse un po' trascurata ma su cui a Bruxelles stiamo lavorando affinché possa giocare un ruolo di primo piano nei mix energetici di quei paesi, come l'Italia, che ne hanno grande disponibilità.

3) La Commissione propone di vietare la vendita di veicoli con motori a combustione interna dal 2035: una sfida molto ambiziosa, che può funzionare solo se accompagnata da un contesto adeguato. Serve un'infrastruttura per i carburanti alternativi all'altezza, con una distribuzione capillare dei punti di ricarica, ma anche delle stazioni di riferimento a idrogeno, la vera forma di tecnologia per auto e camion del futuro. Al tempo stesso, dobbiamo migliorare i trasporti pubblici, soprattutto nelle grandi città, contribuendo così a ridurre il consumo di energia, a migliorare la qualità dell’aria e aumentare la velocità dei trasferimenti urbani.

4) La transizione energetica è inevitabile, ce la chiedono i nostri figli e ce lo chiede la nostra terra. Ma non sarà, ovviamente, un’operazione senza costi. Dovremo essere bravi a governare questa fase di trasformazione della nostra economia, facendo soprattutto attenzione affinché i costi non ricadano sulle fasce più deboli della popolazione. Non solo per una questione di equità sociale e per evitare il fenomeno della povertà energetica, ma anche per assicurarci che i cittadini accolgano con favore il Green Deal e facciano la propria parte per un futuro più sostenibile.

 

Un EUforico abbraccio,

Giulia e Claudia - Italia Viva chiama Bruxelles