Caffè europeo #14

Continua il Caffè europeista: trattiamo temi d’attualità per aggiornarvi sulla realtà di Bruxelles.

 

Caffè Europeo #14

 

Continua il Caffè europeista: trattiamo temi d’attualità per aggiornarvi sulla realtà di Bruxelles.

 

“È la giornata dell’orgoglio e l’alba della ripresa economica italiana”. Con queste parole emozionanti il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha accolto il 22 giugno 2021 negli studi di Cinecittà a Roma lapprovazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano (noto con l'acronimo PNRR), comunicata ufficialmente in una conferenza congiunta dalla Presidente della Commissione europea Ursula von Der Leyen, che ha aggiunto: “Si tratta di un'opportunità che si ha una volta nella vita".

 

È trascorso meno di un anno dalla storica approvazione da parte Consiglio Europeo del piano Next Generation EU, che segnava una svolta storica per il Vecchio Continente, proponendo un piano di rilancio dell’economia europea per arginare i danni della pandemia. Dopo l’esplosione della pandemia e i mesi di discussioni per superare i contrasti con i paesi frugali, finalmente si era aperta una strada per la ripresa.

Il programma comunitario Next Generation EU è composto di finanziamenti a fondo perduto e di prestiti a lunga durata da restituire entro il 2058, destinati in misure diverse ai paesi dell’Unione.

Per accedere a questi finanziamenti straordinari, ognuno dei Paesi dellUnione ha presentato un PNRR con l’obiettivo della ripresa economica, da conseguire nell’ottica di una decisa e duplice transizione verde e digitale. Gli Stati membri hanno inoltre ratificato a fine maggio scorso l’importante “Decisione sulle risorse proprie”, accettando di aumentare il tetto massimo di risorse che lUE può chiedere ad ogni Stato membro per il corretto sviluppo delle politiche dellUnione.

 

La Commissione europea ha usato undici criteri con i quali analizzare i PNRR presentati dagli Stati membri e per esprimere un giudizio su ogni criterio sono stati usati tre voti: A, B e C. Tali criteri si sono basati su principi di pertinenza, relativa alla capacità di ogni paese di attuare il proprio piano; di efficacia, relativa a quanto duratura e monitorabile possa essere l’attuazione di ogni piano; di efficienza, relativa alla credibilità e attuabilità del piano dei costi e alla validità delle misure anticorruzione; di coerenza, relativa alle potenzialità di raggiungimento degli obiettivi. Inoltre, almeno il 37% delle risorse stanziate deve essere investito per il raggiungimento degli obiettivi climatici e il 20% per la transizione digitale.

 

Il PNRR italiano vale 191,5 miliardi di euro, di cui 69 miliardi a fondo perduto e lanticipo sarà di circa 25 miliardi. Il nostro piano ha ricevuto un giudizio molto positivo, ottenendo dieci A” e una B” (alla sezione Costi”, come del resto tutti gli altri piani approvati finora), avendo risposto in modo esaustivo a tutti i contenuti richiesti, quali la digitalizzazione, l’innovazione, la competitività e la cultura, così come la transizione ecologica, con la realizzazione di infrastrutture per una mobilità sostenibile; ma anche l’istruzione e la ricerca, l’inclusione giovanile e la coesione sociale e la tutela della salute, con particolare attenzione a contrastare disparità di genere e divari territoriali.

Dopo il semaforo verde della Commissione europea e lapprovazione definitiva da parte  Consiglio Economia e Finanza (Ecofin) del 13 luglio 2021, è prevista lerogazione del prefinanziamento.

 

L’obiettivo per l’Italia consiste ora nell’attuazione del PNRR il cui successo dipende anche dalle riforme strutturali, da tempo oggetto di confronto Roma-Bruxelles e di cui il nostro Paese ha urgente bisogno, prime tra le quali quella imminente della giustizia, quella degli appalti e delle concessioni e quella della concorrenza.

“Questo è solo l’inizio” – ha commentato il Presidente Draghi – “ora dobbiamo accertarci che questi soldi, e la prima tranche di 24 miliardi che una volta erano una intera finanziaria, vengano spesi bene, cioè in maniera efficiente e onesta. Sono moltissimi i progetti e i cantieri pronti a partire". 

 

Pausa caffè con Matteo Colaninno, Deputato e Capogruppo di Italia Viva alla Commissione per le Politiche dell’Unione Europea alla Camera dei Deputati.

 

D: Caro Matteo, come valuti l’impatto potenziale del PNRR su crescita e lavoro?

R: L’approvazione del PNRR rappresenta per l’Italia un vero e proprio punto di svolta. Nei prossimi cinque anni avremo a disposizione risorse particolarmente ingenti, dal cui investimento si attendono ritorni significativi. Per il 2026 il governo ha stimato 3,6 punti percentuali di Pil in più rispetto al tendenziale, mentre il tasso di occupazione è atteso del 3,2% più alto nel triennio 2024-2026. Lo stimolo alla crescita economica e alla creazione di lavoro è essenziale per un paese dai fondamentali fragili come il nostro. Nel ventennio 1999-2019 il Pil è cresciuto meno dell’8%, a distanze siderali da Germania, Francia e Spagna. È bassa la partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro. Sono invece cresciute negli anni sia la povertà che le disuguaglianze sociali. In definitiva, tenendo conto dell’impatto della pandemia, il Recovery Plan offre, a mio avviso, un’opportunità irripetibile per rimettere l’Italia sul sentiero dello sviluppo, della modernità e dell’equità sociale.

 

D: L’Italia è il principale beneficiario di questo fondo e pertanto sulle sue spalle gravano grandi responsabilità, ma si respira anche grande fiducia: quali sono le sfide principali?

R: L’atmosfera di fiducia che si respira in questi giorni rappresenta il viatico migliore per muovere i passi successivi, che non contemplano errori. Il PNRR pone all’Italia numerose sfide tutt’altro che semplici. Anzitutto, dobbiamo dimostrare sul piano operativo la capacità di capitalizzare le risorse del Piano, realizzando i progetti nei modi e nei tempi ipotizzati sulla carta. Pensiamo, ad esempio, alla complessità legata alle infrastrutture. In secondo luogo, sarà determinante saper vincere la resistenza al cambiamento che tende inevitabilmente a manifestarsi in ogni strategia di discontinuità con il passato. In tal senso, ritengo che il settore pubblico nel suo complesso sia chiamato ad un cambio di passo e di cultura molto netto, anche se non scommetterei su un percorso lineare. 

 

D: Il dibattito europeo è stato impegnativo ma anche molto ambizioso: che idea di Europa hai?

R: L’emergenza scatenata dalla pandemia ha spinto l’Europa a prendere decisioni senza precedenti. La sospensione delle regole del Patto di stabilità (e del regime degli aiuti di Stato) per un verso, l’emissione di debito pubblico comune europeo per altro, hanno sostanzialmente infranto due storici tabù dell’Unione. Nel percorso di graduale ritorno alla normalità, sarà determinante il confronto tra i sostenitori del ritorno al passato e coloro che invece spingono nella direzione opposta, chiedendo nuove regole fiscali e la trasformazione di NGEU in una misura strutturale. Personalmente, mi iscrivo tra i secondi, perché credo in un’Europa diversa e più forte in futuro.

 

Un EUforico abbraccio,

Claudia e Alessandro - Italia Viva chiama Bruxelles