31/05/21

Caffè europeo #13

Continua il Caffè europeista: trattiamo temi d’attualità per aggiornarvi sulla realtà di Bruxelles.

 

Il caso Bielorussia

 

Il 23 maggio scorso a Minsk due aerei militari bielorussi hanno intercettato in volo un aereo di linea Ryanair, partito da Atene e diretto a Vilnius, obbligandolo a un atterraggio forzato, con il falso pretesto di una bomba a bordo, per prelevare un viaggiatore civile che è un oppositore politico del presidente Lukashenko.

Potrebbe essere l’inizio di una spy story invece è successo davvero e questo stratagemma ha portato all’arresto del giornalista Roman Protasevich - una delle voci più seguite e più critiche nei confronti di Lukashenko, al potere da ormai quasi un quarto di secolo - e della sua fidanzata Sofia Sapega.

 

Protasevich - attivista politico antigovernativo dal 2010 e inserito dal governo locale nella lista degli individui coinvolti in atti di terrorismo - è stato uno degli animatori della “primavera bielorussa”, movimento civico nato spontaneamente per protestare contro il risultato delle ultime elezioni presidenziali. Elezioni definite dal Consiglio europeo “né libere, né eque”. La protesta, iniziata subito dopo le elezioni dell’agosto 2020, è stata violentemente repressa dal regime, causando 5 morti, 50 persone scomparse, centinaia di casi di tortura oltre all’arresto dei principali animatori di quel movimento.

 

A seguito del dirottamento, il Consiglio Europeo il 24 maggio, nell’esprimere ferma condanna dell’accaduto, ha chiesto il rilascio di Protasevich e Sapega e ha intrapreso azioni di protesta, quali l’interdizione dello spazio aereo europeo per i vettori bielorussi, il divieto a tutti i vettori con sede nell'UE di evitare il sorvolo della Bielorussia, con l’avvio di un processo di sanzioni economiche.

Una crisi estremamente delicata, non solo per le conseguenze economico finanziarie (la Bielorussia è prima fornitrice di potassio e dal suo territorio entra uno dei più importanti gasdotti russi) quanto per il sostegno incondizionato che Putin offre da anni a Lukashenko e per le possibili tensioni che si potrebbero creare delle relazioni con l’UE. Putin ha infatti ribadito la sua posizione a favore dell’alleato ed insieme hanno rilanciato minacce economiche e diplomatiche nei confronti dell’EU.

La tensione geopolitica sta aumentando di ora in ora e l’Unione Europea è attesa ad una prova di coesione di fronte a questo attacco diretto proveniente dal confine orientale.

Al fine di evitare che la crisi degeneri, dobbiamo auspicare una forte azione politica, sostenuta da tutte le forze europeiste e non solo, chiamate a fornire il loro pieno sostegno alle istituzioni europee in questo delicato momento.

 


 

Pausa caffè con Gennaro Migliore, Deputato di Italia Viva componente della Commissione Affari Esteri e Comunitari alla Camera dei Deputati e del Comitato sul Medio Oriente dell’Inter - Parliamentary Union.

 

D: Caro Gennaro, come valuti questo episodio e i suoi significati nel contesto geopolitico attuale?

 

R: La Bielorussia è il “buco nero” dell’Europa e, proprio come questo terribile e misterioso corpo celeste, ha fatto precipitare la democrazia e lo stato di diritto nel buio della dittatura di Lukashenko. L’ultimo disgustoso esempio della protervia di questo incubo continentale è stato il dirottamento del volo Ryanair Atene-Vilnius, sul quale viaggiava l’oppositore bielorusso Roman Protasevich e la sua fidanzata russa, Sofia Sapega. Si è trattato di un vero e proprio atto di pirateria, portato a termine con un affiancamento di aerei militari e reso parossistico dalla imbarazzante bugia, avallata anche dalla compagnia aerea, dell’allarme bomba.

In realtà l’atto di pirateria era finalizzato all’arresto di Roman Protasevich, un giovane oppositore in esilio che bene incarna l’ansia di riscatto, di luce, che il popolo bielorusso ha messo in campo da quando, nell’agosto scorso, l’immane frode elettorale del regime ha confermato al potere il dittatore Lukashenko, negando la legittima vittoria a Svetlana Tikhanovskaya, anche lei costretta all'esilio.

 

D: Proprio Svetlana Tikhanovskaya ha denunciato che da agosto in Bielorussia 35mila persone sono state arrestate, 3mila sono state incriminate e ora sono sottoposte a processo e 357 sono imprigionate per reati politici.

Di fronte a tutto questo, cosa può fare in concreto la politica internazionale? Cosa pensi delle misure e delle sanzioni adottate dall’UE?

 

R: La stessa presidente Tikhanovskaya, che abbiamo incontrato di recente a Roma, ha ribadito che il giovane attivista rischia la pena di morte e ha lanciato un appello su Twitter (https://twitter.com/tsihanouskaya/status/1395417064890933249?s=24). Ipotesi che trova la sua più inquietante conferma nel video pubblicato dalle autorità bielorusse, dove Protasevich appare visibilmente tumefatto e, come farebbero dei terroristi, costretto a un messaggio che alimenta lo sdegno verso questo crimine, così come avviene per le decine di migliaia di oppositori torturati in carcere che, è bene ricordarlo, hanno scelto la strada della protesta non violenta.

L’Unione Europea ha, giustamente, inasprito le sanzioni ma non basta. La chiusura dello spazio aereo per le compagnie bielorusse e la raccomandazione di non sorvolare lo spazio aereo bielorusso per le altre, generando una ritorsione immediata di Lukashenko e della Russia, non coglie appieno la dimensione tragica di questa vicenda.

 

D: Alcuni media riportano la notizia di tre passeggeri a bordo dell’aereo partito dalla Grecia che non hanno mai raggiunto la capitale della Lituania, ipotizzando che fossero agenti dei servizi di Minsk (o di Mosca).

Qual è la tua idea rispetto alle possibili ingerenze della Russia in questo episodio? Vi sono connessioni con il caso Navalny?

 

R: Il tema è lo scontro, oggi più esacerbato, tra democrazie e dittature. Uno scontro animato innanzitutto dalla Russia putiniana che, dopo l’esplosione delle proteste in Bielorussia, ha inasprito la sua attività repressiva contro l’opposizione interna, come dimostra tutta la vicenda Navalny. I dittatori, gli autocrati, i regimi non si nascondono più e teorizzano la legittimità di un potere sovrano e repressivo. La lotta è quindi su due fronti: quella immediata per salvare la vita di Protasevich e di tutti gli oppositori in Russia come in Bielorussia; quella che riguarda la difesa delle democrazie liberali, assediate dalla crisi, ma certamente in grado di vincere questa battaglia.

 

Un EUforico abbraccio,

Claudia e Alessandro - Italia Viva chiama Bruxelles