03/05/21

Caffè europeo #11

Continua il Caffè europeista: trattiamo temi d’attualità per aggiornarvi sulla realtà di Bruxelles.

 

Il piano vaccinale europeo

 

Tutti ne parlano, ma pochi conoscono le cifre e lo stato dell’arte del piano vaccinale europeo. Per garantire l'approvvigionamento e agevolare la distribuzione dei vaccini, infatti, la Commissione europea e gli Stati membri hanno adottato un approccio comune a livello UE.

 

Stiamo parlando di oltre 155 milioni di dosi consegnate nell'Unione Europea, di cui 123 milioni somministrate. E non è finita qui! La Commissione europea ha finora garantito ben 2,6 miliardi di dosi di vaccini, e sta inoltre collaborando con l'industria per aumentare la capacità di produzione di vaccini e lavorare per affrontare nuove varianti.

 

L’Europa produce dunque vaccini per gli europei e per molti cittadini nel resto mondo. A fronte di 155 milioni di dosi consegnate nell'Unione Europea, ve ne sono altrettante, esattamente 155 milioni di dosi, che sono state esportate dall’Unione Europea in oltre 87 paesi in tutto il mondo negli ultimi cinque mesi. Dunque noi europei possiamo essere fieri di aver esportato tante dosi quante quelle distribuite. Tra i principali destinatari: il Giappone, il Regno Unito, e il Canada, seguiti da Messico, Arabia Saudita e Turchia. Vi è inoltre particolare attenzione alla cooperazione con i paesi in via di sviluppo, che si trovano ad affrontare una carenza di vaccini, a causa di una concentrazione dell’offerta da parte dei paesi più ricchi, e di altri importanti fattori concernenti la protezione dei brevetti e la penuria di materiali e personale qualificato. Per dirla con le parole della Presidente Von der Leyen, siamo “la farmacia del mondo”.

 

La Presidente si è detta fiduciosa rispetto all’obiettivo di vaccinare il 70% dei cittadini europei entro luglio 2021. Per raggiungere questo obiettivo, sarà un fattore chiave la scelta di fornitori affidabili ed efficaci, che impieghino tecnologie all’avanguardia. Il 14 aprile la Commissione europea ha raggiunto un accordo con BioNTech-Pfizer per 50 milioni di dosi supplementari, inizialmente previste per il quarto trimestre del 2021, saranno consegnate nel secondo trimestre, a partire da aprile. Per prepararsi al futuro, la Commissione ha inoltre annunciato l'avvio di negoziati con BioNTech-Pfizer per un terzo contratto che prevedrebbe la fornitura di 1,8 miliardi di dosi di vaccino nel periodo 2021-2023, che si aggiungono ai 2,6 miliardi di dosi già garantite. Sono già 53 i siti di produzione del vaccino nei confini europei. Nel complesso, l’Unione Europea è pronta a raggiungere entro la fine del 2021 l’obiettivo di produzione di 3 miliardi di dosi di vaccino all’anno.

 

Sono stati conclusi contratti con 6 promettenti sviluppatori di vaccini che garantiscono un portafoglio di oltre 2,6 miliardi di dosi. Finora la Commissione ha rilasciato quattro autorizzazioni all'immissione in commercio condizionata per i vaccini messi a punto da BioNTech e Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Janssen Pharmaceutica NV, dopo che l'EMA ha espresso una valutazione positiva sulla loro sicurezza ed efficacia. Altri vaccini si trovano in fasi diverse di valutazione da parte dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA).

 

La Commissione e i paesi dell'UE si sono impegnati a destinare oltre 2,2 miliardi di euro alla COVAX, l'iniziativa globale volta a garantire un accesso equo ai vaccini contro la COVID-19, e stanno sostenendo campagne di vaccinazione nei paesi partner. Al tempo stesso, la Commissione ha iniziato a lavorare per anticipare e contrastare le nuove varianti del virus e per sviluppare e produrre rapidamente vaccini su larga scala efficaci contro le varianti del virus. Per questo ha dato vita all'incubatore HERA, che riunisce scienziati, settore industriale e amministrazioni pubbliche per accelerare i lavori sfruttando tutte le risorse disponibili per consentire all'Europa di rispondere a questa minaccia.

 

Infine, occorre purtroppo rilevare come la disinformazione sul coronavirus sia purtroppo abbondante. È importante ottenere informazioni aggiornate solo da fonti autorevoli. È suggerito di seguire come fonti certe i siti web delle autorità sanitarie pubbliche governative, delle organizzazioni internazionali e dell’UE, come il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). L'Agenzia europea per i medicinali (EMA) pubblica aggiornamenti sulla sicurezza per i vaccini contro la COVID-19 autorizzati nell'UE.

 


 

Pausa caffè con Lisa Noja, Deputato e Capogruppo di Italia Viva in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati

 

 

D: Cara Lisa, come valuti il piano vaccinale europeo?

R: La scelta di affrontare il tema dell’approvvigionamento dei vaccini in modo coordinato e unitario a livello europeo è stata molto importante. Se ogni Stato membro si fosse mosso per proprio conto, il risultato sarebbe stato una riduzione della forza negoziale complessiva dell’Unione Europea, a danno sopratutto dei Paesi più piccoli e meno robusti dal punto di vista economico. Avremmo ripetuto gli errori commessi nella primissima fase della pandemia, quando gli Stati membri, invece di proporsi sul mercato dei DPI o dei ventilatori polmonari insieme e in modo solidale, si sono messi in concorrenza tra loro. Non ne ha beneficiato nessuno. La svolta sui vaccini è stata giusta e conveniente per tutti. Una scelta autenticamente europeista.

 

D: Ritieni effettivamente realizzabile l’obiettivo del 70% della popolazione adulta in Europa vaccinata entro luglio?

R: Me lo auguro. Naturalmente dipende da tanti fattori, non tutti controllabili. Produrre vaccini è uno dei processi più complicati: vi sono delle complessità oggettive, a cui si aggiungono inadempimenti contrattuali sui quali la Commissione si sta giustamente muovendo per far valere gli interessi dell’Europa. Quella dei vaccini rischia di diventare una sfida geopolitica molto complicata e dura. L’Europa deve restare unita e prepararsi ad affrontarla in modo efficace e lungimirante, cercando di accrescere la propria capacità produttiva nel minor tempo possibile.

 

D: Da questo punto di vista, a che punto è l’Italia?

R: A mio avviso, in Italia, nella fase iniziale, sono stati compiuti alcuni errori. Anzitutto, sul fronte delle priorità vaccinali le categorie sono state individuate in modo lacunoso e vago, senza adottare in modo rigoroso l’unico criterio scientificamente sensato: prediligere la copertura vaccinale rapida delle persone più a rischio: ossia anziani, persone vulnerabili e personale di cura. In questa vaghezza si è infilata la discrezionalità delle Regioni che ha generato molte storture. Ora, grazie alla svolta impressa dalla nuova struttura commissariale guidata dal Gen. Figliuolo, abbiamo corretto il tiro, aumentando moltissimo anche le capacità logistiche. I risultati si vedono: negli ultimi giorni abbiamo quasi raggiunto il target delle 500.000 inoculazioni al giorno e la vaccinazione delle categorie a rischio, finalmente, procede speditamente.

 

D: L’Unione Europea ha recentemente avviato un’azione legale contro AstraZeneca. Che impatti prevedi per l’Italia?

R: Credo che sia una decisione dovuta. Ed è coerente con la linea ferma e decisa tenuta dal Governo Draghi che, a inizio marzo, con il via libera di Bruxelles, è stato il primo a bloccare l’export extra-Ue di 250mila dosi di AstraZeneca infialate in Italia e che l’azienda anglo-svedese avrebbe voluto esportare fuori dall’Unione, nonostante i gravi ritardi nelle forniture pattuite con l’UE. Quindi, mi pare che non ci sia di che preoccuparsi, nella misura in cui tutto avviene in un quadro di confronto e collaborazione tra gli Stati membri e le istituzioni europee.

 

Un EUforico abbraccio,

Claudia e Matteo - Italia Viva chiama Bruxelles