Caffè europeo #10

Continua il Caffè europeista: trattiamo temi d’attualità per aggiornarvi sulla realtà di Bruxelles.

 

Verso il Green Pass europeo, per facilitare gli spostamenti dei cittadini europei

La recente proposta della Commissione europea di un “certificato verde digitale” che faciliti la libera circolazione sicura durante la pandemia sembra finalmente avvicinarci alla ripresa della circolazione per lavoro o per turismo all'interno della Ue. Intesa come una misura temporanea, entrerebbe in vigore dal 15 giugno 2021 e verrebbe sospesa una volta che l’Organizzazione Mondiale della Sanità avrà dichiarato la fine dell’emergenza sanitaria internazionale Covid-19.

Si tratta di un certificato gratuito e non obbligatorio, in formato digitale o cartaceo, che attesti le tre condizioni sanitarie possibili di un viaggiatore: che sia stato vaccinato contro Covid-19, che abbia ricevuto un risultato negativo a un test oppure che sia guarito da Covid-19.

1. Certificato di vaccinazione

Rilasciato alle persone cui sia stato somministrato un vaccino anti-Covid tra quelli approvati dal’EMA (European Medicine Agency), conterrà info sul prodotto vaccinale usato e fabbricante, sul numero di dosi e sulla data di vaccinazione. Sarà possibile ottenere il certificato fin dalla somministrazione della prima dose di un vaccino anti-Covid, ma dovrà indicare lo stadio della vaccinazione.

2. Certificato di test

Rilasciato a persone che si siano sottoposte ad un test risultato negativo, sia molecolare che antigenico, conterrà informazioni sul tipo di test effettuato, il luogo, la data e il risultato.

 

3. Certificato di guarigione

Rilasciato alle persone che siano risultate positive, ovviamente non prima dell’undicesimo giorno dalla positività riscontrata, in mancanza di sintomi e avrà un periodo di validità massimo di 180 giorni. Indicherà le date di positività al test, di emissione e di validità del certificato.

La Commissione creerà l’infrastruttura digitale e il software necessari perché i certificati possano essere emessi e verificati in tutta la UE.

Il certificato sarà rilasciato perciò, automaticamente o su richiesta, da ogni singolo Stato membro e, per ragioni di sicurezza, includerà un codice QR per garantirne l'autenticità e contrastare possibili contraffazioni. Tutti i dati sanitari rimarranno negli Stati membri che hanno rilasciato il certificato e non sarà necessaria la creazione di una banca dati europea, perché i dati personali del titolare del certificato non passeranno attraverso il sistema, non essendo necessari per verificare la firma digitale.

Gli Stati membri restano comunque responsabili nella decisione sulla scelta delle restrizioni di salute pubblica, a condizione di considerare il certificato valido.

Il commissario Ue per la Giustizia, Didier Reynders, in un'intervista a vari media internazionali, ha dichiarato che non si tratta di «un passaporto vaccinale, ma di un “certificato verde”, per evitare divisioni e blocchi» tra i Paesi Ue, «facilitare gli spostamenti dei cittadini europei» e «far ripartire il turismo in vista dell’estate». Ha aggiunto che «il pass è interoperabile e vincolante per i Paesi Ue. Un approccio comune europeo non solo ci aiuterà a ripristinare gradualmente la libera circolazione all'interno della Ue ed evitare la frammentazione del mercato, ma è anche un'opportunità per influenzare gli standard globali e dare il buon esempio sulla base dei nostri valori europei, come la protezione dei dati».

 

Pausa caffè con Nicola Danti, europarlamentare e capo delegazione di Italia Viva

 

D: Caro Nicola, qual è la tua posizione rispetto a questa proposta europea di Green Pass?

R: Come Italia Viva e Renew Europe da tempo siamo favorevoli ad un certificato vaccinale comune a tutti gli Stati membri, per garantire il ripristino della mobilità in sicurezza e la riattivazione di un settore essenziale come quello turistico, che prima della pandemia valeva il 10% del PIL europeo e che oggi è in ginocchio. Accolgo quindi molto bene la proposta di Green Pass della Commissione che, nel rispetto della privacy e del principio di non-discriminazione, permetterà di tornare a viaggiare con maggiore sicurezza e minori vincoli.

 

D: In termini pratici questo pass cosa consentirà?

R: Il certificato vaccinale dovrà essere riconosciuto da tutti gli Stati membri in un’ottica di coordinazione europea. Di fatto, attestando il proprio status di vaccinato/negativo/ guarito, questo certificato ci consentirà di evitare ulteriori test o periodi di quarantena che di fatto rendono impossibile la mobilità per lavoro o per turismo nei diversi paesi europei.

I vaccini funzionano e presto sarà possibile tornare a viaggiare liberamente, ma dovremo aspettare che si completino i piani vaccinali prima di poter diminuire le restrizioni. Intanto pero’ questo certificato vaccinale ci permetterà di ricominciare a spostarsi in Europa da subito e in sicurezza.

 

D: Esistono purtroppo già delle campagne di disinformazione sul Green Pass. Puoi fare chiarezza?

R: La più grande fake new da smontare è che si tratti un passaporto, mentre è un certificato: non si tratta di un documento di riconoscimento della persona, non ha obbligatorietà ed è concepito nel pieno rispetto delle leggi europee. Riporterà solo informazioni relative al vaccino ricevuto o al test negativo eseguito. Di conseguenza è falso anche che possa essere discriminatorio, giacché è pensato per facilitare la libera circolazione senza imporre nulla a nessuno. Chi decide di non averlo, dovrà semplicemente sottostare a eventuali misure precauzionali come la quarantena e l’ulteriore test previsti dal Paese in cui si viaggia. Infine mi preme precisare anche che il Green Pass verrà fatto nel pieno rispetto della tutela dei dati personali e con il solo scopo temporaneo di verifica sanitaria, in quanto queste informazioni non potranno essere conservate dai paesi visitati.

 

 

Un EUforico abbraccio,

Claudia e Matteo - Italia Viva chiama Bruxelles