Buonajuto: «Sono un riformista, investiamo subito su trasporti e sanità»

Le attività ed i successi che portiamo avanti dipendono dall'impegno di ognuno di noi. Ogni contributo è importante.
dona italiaviva

Intervista a Ciro Buonajuto per «Il Mattino»

di Francesco Gravetti

«Il segreto, se così vogliamo chiamarlo, è stato stare tra la gente, guardarla negli occhi, ascoltarla senza filtri». Parte da qui Ciro Buonajuto per raccontare la sua elezione al consiglio regionale nella lista Casa Riformista. Già sindaco di Ercolano, Buonajuto porta in Regione un patrimonio di esperienza amministrativa maturata sul campo e un consenso costruito, passo dopo passo, nel contatto diretto con i cittadini. Un risultato che lo colloca tra i più votati e che apre una nuova fase del suo impegno politico, ora al livello regionale.

Come spiega questo successo elettorale? Qual è stato, secondo lei, il vero segreto della sua elezione?

«Credo abbia inciso in maniera decisiva la mia esperienza da sindaco e, soprattutto, il mio radicamento reale sul territorio. In questi anni ho incontrato praticamente tutti i miei elettori. Non ho mai anteposto tra me e loro intermediari o portatori di pacchetti di voti. Nessuna mediazione interessata, solo esperienza diretta e contatto continuo con le persone. La capacità di stare vicino al territorio è sempre stata importante, ma oggi è diventata addirittura fondamentale».

Il rapporto diretto con gli elettori non è proprio ciò che oggi manca ai partiti, in una fase segnata da un forte astensionismo?

«Certamente sì. La sfiducia nasce anche dalla mancanza di un vero radicamento sui territori. Spesso si è chiamati a votare persone che non si conoscono, che non si sono mai viste all’opera nei problemi concreti. Io credo che la politica debba tornare ad essere presenza quotidiana, ascolto, condivisione. Solo così si può ricostruire fiducia».

Si offende se qualcuno la definisce «centrista»?

«Assolutamente no, anzi. Sarebbe però un errore pensare ai vecchi partiti del passato, che oggi non esistono più. Le categorie politiche cambiano, ma alcune sensibilità restano attuali. Io mi sento un moderato e riformista, autenticamente dentro questa coalizione di centrosinistra. Credo che al suo interno ci sia spazio e bisogno anche di una componente riformista, capace di tenere insieme sviluppo, diritti e responsabilità di governo».

E dalla sua posizione moderata, come immagina il rapporto con il presidente Roberto Fico?

«Con Fico ho un ottimo rapporto personale politico. È una persona che sa ascoltare, che ha sensibilità su temi che sono cari anche a me. Non mi preoccupa affatto il nostro rapporto: sono convinto che saprà guidare la Regione tenendo conto di tutte le posizioni presenti nella coalizione, con equilibrio e spirito di collaborazione».

E con gli eletti del Movimento 5 Stelle?

«Con i singoli eletti dei Cinque Stelle ho un rapporto altrettanto buono. Ci conosciamo, lavoriamo insieme, dialoghiamo. Non vedo sinceramente dove sia il problema».

Spesso, però, si parla di contrapposizione tra l’area riformista e quella del Cinque Stelle, le due «ali» del cosiddetto campo largo.

«Io penso che queste siano contrapposizioni ormai superate, appartengono più al passato che al presente. Il centrosinistra oggi ha un programma chiaro, condiviso, che tiene conto di tutte le forze in campo e si fonda sul dialogo e sul rispetto reciproco. Il risultato elettorale e la fiducia che ci hanno accordato i cittadini dimostrano che questa strada è quella giusta. Ora dobbiamo dimostrare di saper governare bene».

Da quali priorità intende partire?

«Le priorità sono quelle che sono emerse con forza anche durante la campagna elettorale. Anzitutto il rafforzamento della medicina territoriale: servono più guardie mediche, più medici di famiglia, una sanità più vicina ai cittadini. Poi il sistema dei trasporti: è indispensabile potenziare tutti i collegamenti, in particolare quelli con la penisola sorrentina e con le isole. E poi l’ambiente, penso a Giugliano, all’area vesuviana, al tema del dissesto idrogeologico e a quello delle bonifiche».

In campagna elettorale ha parlato spesso di «bellezza», riferendosi al territorio campano. Perché questo termine?

«Perché è la bellezza della nostra terra che attira turisti, crea economia, genera lavoro. Ed è proprio questa bellezza che dobbiamo tutelare e valorizzare con politiche serie e lungimiranti. Il miglioramento dei servizi, dei trasporti, della qualità della vita va esattamente in questa direzione: rendere la Campania più vivibile per chi ci abita e più accogliente per chi la visita».