Intervista a Maria Elena Boschi per «Avvenire» del 30-07-2025
di Roberta D'Angelo
«Meloni non ha alcuna credibilità. È la stessa che diceva che Trump non avrebbe messo i dazi all'Italia, poi che grazie a lei sarebbe finita 0 a 0 tra Europa e Usa e poi che sarebbe stato un buon accordo chiudere al 10%. E invece siamo al 15% che si somma a quelli ben più alti che già colpiscono acciaio e altri settori. Per non parlare degli impegni per miliardi di acquisti di gas e armi americane». La capogruppo di Italia viva Maria Elena Boschi non salva nulla dell'accordo scozzese tra Usa e Ue.
Le critiche al patto crescono. Meloni dice che c'è ancora da battersi, che l'intesa non sia vincolante. Si può migliorare qualcosa?
La verità è che non solo Meloni non è stata un ponte tra Usa e Ue come voleva far credere, ma la sua sudditanza politica e logica verso il suo amico Trump ci ha portato ad abbassare la testa anziché tenere la schiena dritta. Come ha fatto anche von der Leyen. Un conto è essere alleati degli Usa, altro è esserne sudditi. Meloni aveva annuncia trionfante che grazie al suo rapporto con Trump avrebbe reso di nuovo forte l'Occidente ma è riuscita solo a rendere più forte l'economia statunitense e dare un colpo a quella italiana.
Sembra che le versioni dei testi Ue e Usa non coincidano.
Si, assurdo che Usa e Ue non concordino neppure sugli impegni che avrebbero assunto. Gli Usa ribadiscono che non si ridurranno dazi su acciaio, alluminio e rame e che al contempo l'Ue ridurrà di fatto la tassazione ai colossi del digitale e abbasserà le tutele previste sui prodotti dell'agroalimentare importati dall'America. Nessuna certezza neppure sul farmaceutico, altra eccellenza italiana. Insomma, se non c’è chiarezza sull’accordo tra chi ha sottoscritto, ma come può immaginare di assumere una persona o ampliare un capannone o investire in un nuovo prodotto un semplice imprenditore in questa incertezza? Qui si sta scherzando con la sopravvivenza di alcune aziende e con la vita dei loro lavoratori. E il governo Meloni si appresta a chiudere per ferie, bello sereno senza nemmeno essere venuto in aula a discuterne nonostante le nostre richieste. Abbiamo avanzato proposte precise come Iv, abbiamo chiesto un tavolo di confronto costante governo e opposizioni per lavorare insieme nell'interesse del Paese, ma abbiamo avuto solo dei no.
Voi criticate la "resa" di von der Leyen. Pentiti di averla sostenuta?
Semmai orgogliosi di non averla sostenuta. Renzi è stato l'unico durante la campagna elettorale per le europee ad avere il coraggio di dire che non avremmo sostenuto un nuovo mandato di von der Leyen dopo gli errori del Green Deal e la totale incapacità di portare avanti un percorso di rafforzamento e cambiamento dell’Ue, a cominciare dai trattati. E la pessima gestione del rapporto con Trump sui dazi sono la conferma che ci avevamo visto giusto. La domanda va rivolta a Forza Italia che la sostiene da sempre e a Meloni che accorre in suo aiuto quando ha bisogno, come nel caso del voto di sfiducia.
Non siete i soli a sostenere che la trattativa andava affidata a Draghi. Crede che sarebbe andata diversamente con un Trump tanto imprevedibile?
Assolutamente sì. Alle trattative andava mandato il più bravo su questo tema e non c'è dubbio che Draghi avesse autorevolezza, competenza e visione per tutelare meglio gli interessi dell'Europa. Quelli delle sue imprese, certo. Quelli delle eccellenze agroalimentare del tutto sacrificate. Ma anche dei lavoratori che vedono a rischio il proprio posto e delle famiglie che ne escono impoverite. La vera sconfitta però è l'Unione Europea che ha mostrato tutta la sua debolezza. Trump è imprevedibile vero, ma su un aspetto non stupisce: per lui vale la legge del più forte negli affari. E per trattare con lui non si può andare con il cappello in mano, ma occorreva rilanciare sulla tassazione dei colossi digitali americani, per esempio, per arrivare ad accordo più equilibrato.
Non crede a Meloni quando dice che gli effetti non saranno così dannosi? E comunque la premier afferma che lo scontro con gli Usa andava evitato.
Lo scontro lo ha voluto Trump che ha iniziato una guerra commerciale. La risposta europea avrebbe dovuto essere ragionevole, ma qui si tratta di una resa. Non capisco più dove sia finita la Meloni patriota. La sua amicizia con Trump, i suoi selfie a Mar a Lago, costano cari al nostro Paese sia per la crescita che per i posti di lavoro. Siamo un Paese esportatore e dovremo subire anche la concorrenza cinese che a causa dei dazi americani aggredisce il mercato europeo. Il ministro Giorgetti aveva detto che i dazi al 10% sarebbero stati insostenibili per la nostra economia e ora ci vengono a spiegare che poteva andare peggio? La verità è che Trump ha annunciato il 15/20% anche per chi non fa accordi. Cosa ci abbiamo guadagnato? Ma soprattutto dove sono i 25 miliardi annunciati da Meloni a sostegno delle nostre imprese? Dove il taglio alla burocrazia?
