Governo parlamento

Boschi: "Senza Draghi, meglio il voto"

Intervista di Elisa Calessi, "Libero", 18 luglio 2022.

Onorevole Boschi, la richiesta di Conte a Draghi di avere "risposte chiare" sui punti da loro sollevati, se no passa all'appoggio esterno, è la pietra tombale sul governo Draghi?
«Più che altro sul M5S. Ogni giorno che passa dimostrano sempre più la loro inconsistenza. Cambiano idea ogni ora sulle presunte ragioni dello strappo e anche se ricucirlo o meno. L'unica cosa chiara è che non hanno voluto lasciare le loro poltrone di ministri e sottosegretari. Del resto, la dignità in politica non è per tutti».

Molti parlamentari dei Cinquestelle sono in disaccordo con Conte. Lei pensa che ci sarà una nuova scissione?
«Mi pare l'ultimo dei problemi. L'importante è che questa sceneggiata finisca il prima possibile perché con l'inflazione a questi livelli, il costo della vita che sale, il prezzo di elettricità e benzina alle stelle, abbiamo bisogno di un governo in grado di fare il proprio lavoro a tempo pieno».

A questo punto Italia Viva, cosa chiede: come il Pd volete continuare con la stessa maggioranza o spingete per un governo senza i Cinquestelle, come chiedono anche Fi e Lega, magari con un altro pezzo di M5S che si stacca?
«Per noi la strada maestra è il Draghi bis, con questa maggioranza o anche senza M5S, purché non si perda più nemmeno un minuto dietro a "ricatti" e finti ultimatum. Penso che nessuno dovrebbe dettare condizioni a Draghi in questa fase e mi auguro che Draghi si faccia carico della sua parte di responsabilità».

Se Draghi non accetta di continuare, proporrete un altro governo o chiederete di andare al voto anticipato?
«Senza Draghi mi pare improbabile tentare la carta del quarto governo in questa legislatura. Già sarebbe complicato per lui rimettere insieme i pezzi di questa maggioranza. Senza Draghi, meglio il voto».

Draghi avrebbe i numeri per andare avanti, anche senza i Cinquestelle. Sbaglia a non accettare i tantissimi appelli - a cui si è aggiunta anche una vostra petizione popolare - a restare, con o senza il M5S?
«Noi abbiamo per primi lanciato una petizione on-line e abbiamo già ottenuto quasi 100.000 firme per convincere Draghi a restare. Hanno aderito imprenditori come Farinetti e Serra, sindaci come De Caro e Nardella e tantissimi comuni cittadini. Noi saremo anche nelle piazze già da oggi a Roma, Milano e in altre città. Ma al di là della mobilitazione, abbiamo chiesto a Draghi di pensare al bene del Paese. Andare ora al voto ci farebbe rischiare di buttare via l'occasione del Pnrr e i 200 miliardi di euro per i giochini di Conte».

Non sarebbe più trasparente andare al voto, visto che è il terzo esecutivo della legislatura e senza un premier indicato dalle urne?
«Il premier davvero indicato dalle urne ci sarà solo quando passerà la nostra proposta di riforma costituzionale per avere il sindaco di Italia. Abbiamo perso l'occasione del referendum del 2016 e questo è solo uno dei risultati: tre governi e tre maggioranze diverse in questa legislatura. Sia chiaro, legittimo a livello costituzionale, ma non certo la soluzione migliore per la stabilità del Paese. Speriamo che la prossima legislatura sia quella giusta per riaffrontare la sfida di costruire una democrazia che decide».

Non sarà che voi, come il Pd, avete paura di andare a votare perché, allo stato attuale, vince il centrodestra?
«Probabile, ma non sicuro che il centrodestra vinca. Il voto è comunque imminente. Che sia a ottobre o a marzo, ormai, per i partiti cambia poco. Può cambiare molto per il Paese, invece, avere la possibilità di affrontare la sfida in Europa sul tetto al prezzo del gas con Draghi alla guida e non mancare gli obiettivi di fine anno per il Pnrr».

Se in autunno si vota, Italia Viva cercherà uno spazio al centro o si allea con il Pd?
«Di sicuro non saremo mai con chi sceglierà di allearsi con il M5S. Noi saremo altrove».

Dopo questa vicenda, il Pd rinuncerà definitivamente all'alleanza con il M5S?
«Difficile fare previsioni. La logica direbbe di sì, ma molti, da Orlando a Boccia, faranno di tutto per non tagliare i ponti con i grillini. Certo, anche chi come Zingaretti, aveva visto in Conte il riferimento dei progressisti ha dovuto ammettere di aver sbagliato. Quello che è certo è che Conte non è nemmeno più riferimento dei grillini, perde pezzi ogni giorno».

Siete stati gli artefici di questo esecutivo. Come mai, nonostante fosse guidato dall'italiano più stimato al mondo e coi tecnici migliori, è naufragato?
«Vedremo cosa accadrà mercoledì. Noi lavoreremo fino all'ultimo minuto perché resti. Mi pare che, risultati alla mano, e dal tenore degli appelli che arrivano dai cittadini, come da pezzi dell'economia, affinché Draghi rimanga alla guida del Paese, ci avevamo visto bene. Certo, non possiamo essere responsabili per il cinismo politico e l'incapacità dei grillini».

Si è sottovalutato l'effetto che avrebbe provocato la scissione di Di Maio?
«Evidentemente chi ha pensato di stabilizzare il governo con la scissione di Di Maio ha sbagliato i calcoli. La scissione ha ridato fiato a Conte che era scomparso dalla scena politica. Certo, Conte ci ha propinato l'ennesimo trasformismo. Da sovranista a europeista, da uomo dei decreti sicurezza a riferimento dei progressisti, adesso da presunto uomo delle istituzioni è diventato il barricadero che fa cadere un governo per una norma sul termovalorizzatore, salvo spiegarci due giorni dopo che è stato frainteso. Ridicolo».

Renzi ha detto che Conte è mosso dall'invidia. Lo pensa anche lei?
«Invidia politica e personale verso Draghi, sì. Non si è rassegnato a non essere più a palazzo Chigi. Del resto, un po' lo capisco. È passato dalle riunioni del G7 con la Merkel alle assemblee del M5S con la Taverna».

A Mosca si sono rallegrati per le dimissioni di Draghi. C'è chi sospetta ci sia lo zampino della Russia. È un'ipotesi campata per aria o verosimile?
«Mi pare troppo pensare ci sia Putin dietro a Conte. Il problema è che dietro a Conte c'è solo Casalino. E infatti si vedono i risultati. Poi non c'è dubbio che a Mosca abbiano brindato per le dimissioni di Draghi».