Intervista a Maria Elena Boschi per «La Stampa» del 15-05-2025
di Niccolò Carratelli
La capogruppo Iv: "L'incantesimo di Giorgia sta svanendo" E punge Landini: "Il Papa meglio di lui sui nodi del lavoro". Poi l' attacco a Schlein: Nel Pd non vedo nessuno spazio per i riformisti, in questi anni non ricordo una sola battaglia che sono riusciti a fare.
Secondo Maria Elena Boschi «l'incantesimo di Meloni sta svanendo, la premier è in difficoltà» e le opposizioni dovrebbero «dare battaglia insieme sulle scelte di questo governo, non dividersi sulle cose fatte dai governi del passato», spiega la capogruppo di Italia viva alla Camera.
Cioè non dividersi sul referendum sul Jobs Act?
«È un'iniziativa oggettivamente superata rispetto ai problemi del mondo del lavoro di oggi. Mi pare che li comprenda più il Papa, con il suo richiamo sull'intelligenza artificiale, che la Cgil».
Non li comprende nemmeno Elly Schlein, che ha schierato il Pd per i cinque sì al referendum?
«Schlein è coerente, è sempre stata contro il Jobs Act, ha vinto il congresso e ha portato il Pd su una linea diversa. Il problema riguarda chi nel Pd ha
contribuito a scrivere quella riforma, l'ha sostenuta e votata. Come fa oggi a rinnegarla?».
I riformisti della minoranza dem, come voi, sono contro quei quesiti. Marianna Madia a La Stampa ha sostenuto che c'è ancora spazio per loro nel partito. Si illude?
«Marianna è un'amica, ma io quello spazio proprio non lo vedo, per questo me ne sono andata per creare un altro partito. Non ricordo in due anni una sola battaglia fatta dai riformisti nel Pd che abbia portato a un risultato. Non so se ci stanno provando, di sicuro non ci stanno riuscendo».
Per voi è un bene, visto che puntate agli elettori moderati dentro la coalizione di centrosinistra, no?
«Noi non vogliamo avvantaggiarci delle loro difficoltà, semplicemente pensiamo che nel centrosinistra serva una forte anima riformista per puntare a vincere le elezioni. Rafforzare quella parte è il nostro compito, ci stiamo lavorando dopo aver fatto una scelta di campo precisa».
Siete quasi più unitari di Schlein, anche nelle alleanze a livello locale non mancate quasi mai. M5s e Avs ormai vi hanno accolto?
«Non saprei, ma francamente non userei il verbo accogliere. Siamo diversi, molto. Ma diciamo le cose come stanno: si vince solo se si fa uno sforzo per mettersi insieme, altrimenti ci teniamo Meloni al governo. Nessuno nasconde le difficoltà di costruire un programma condiviso, ma possiamo farlo partendo da punti precisi: salari, sanità, istruzione. Noi siamo impegnati in questa direzione. Dobbiamo concentrarci sulle proposte per il futuro, non dividerci su questioni del passato».
Questo referendum proprio non le va giù...
«Dico che in questo momento avremmo bisogno di darci da fare su altro. Meloniland non può durare a lungo, gli italiani si stanno accorgendo che la premier non si occupa dei loro problemi. L'ho avvisata che non può fregare tutti per sempre. Dovremmo incalzarla, mentre con questo referendum le diamo una mano».
In aula le ha detto anche che "non è all'altezza" di governare il Paese. Un giudizio molto netto.
«È quello che sta dimostrando, al di là dei numeri dietro cui si nasconde. I dati dell'economia italiana non sono positivi come racconta, a cominciare da un preoccupante calo del potere d'acquisto, le famiglie lo sanno. E in politica estera è anche peggio: in Europa ci ha isolato, non è salita sul treno giusto, il neo cancelliere tedesco Merz l'ha tagliata fuori dalle sue prime visite istituzionali. Anche con Trump le è andata male, il ruolo che sperava di ritagliarsi è sfumato, così a livello internazionale viene già percepita come una promessa non mantenuta, una che non ha saputo sfruttare l'occasione».
