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Boschi: «La Premier pensa solo a restare a Chigi. Il centrosinistra? Riparta dalle proposte»

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Intervista a Maria Elena Boschi per «Il Messaggero» del 28-05-2026

di Andrea Bulleri

Maria Elena Boschi, fa bene il centrosinistra a fare muro sulla legge elettorale? O dovrebbe sedersi al tavolo puntando a qualche miglioria, come suggerisce Franceschini?

«L'Italia è fanalino di coda in Europa per crescita e debito pubblico, gli stipendi e le pensioni hanno visto ridurre il loro potere di acquisto, bollette e benzina sono alle stelle, la produzione industriale è negativa da 37 mesi e migliaia di lavoratori rischiano il posto di lavoro. Ecco, noi vorremmo sederci intorno ad un tavolo su questo. Invece la principale preoccupazione di Giorgia Meloni è trovare la formula elettorale per restare a Palazzo Chigi.»

Amministrative: com'è triste Venezia? Che lezione trarre dal voto in Laguna?

«Venezia era governata dal centrodestra e resta al centrodestra. Sicuramente avremmo preferito conquistare la città ma non flagelliamoci da soli. Anche perché complessivamente, guardando a tutta Italia, il primo turno è andato meglio per noi che per il centrodestra e sarà così anche al ballottaggio.»

Era sbagliata la candidatura di Martella o sono mancati i voti del M5S?

«Non mi è mai piaciuto il "tiro al piccione" sul candidato il giorno dopo la sconfitta e temo che nemmeno tutti i voti del M5S sarebbero bastati per vincere. Va dato atto a Venturini di aver saputo parlare alla città meglio di noi. È stata una sua affermazione personale, considerato che i partiti del centrodestra che lo hanno sostenuto hanno avuto risultati molto modesti: 13% FdI, 4% Lega. Meloni si è intestata la vittoria per provare a tirare a campare un altro po', ma certo non è merito suo. Venturini ha vinto nonostante il governo, non grazie a loro.»

Però la premier può tirare un sospiro di sollievo. O no?

«Meloni dalla batosta del referendum in poi le ha sbagliate tutte. E continua a sbagliare perché la priorità per lei adesso è cambiare la legge elettorale e non le famiglie che non arrivano a fine mese o i quasi 200mila italiani che lasciano il Paese. Fossi in lei più che tirare un sospiro di sollievo, non dormirei la notte pensando alle famiglie che non arrivano a fine mese per i salari troppo bassi, alle persone che devono aspettare mesi per una visita specialistica, alle donne che hanno paura a girare per strada o ad andare in una stazione di notte.»

Che deve fare ora il centrosinistra? C'è chi suggerisce di mettersi subito a un tavolo per definire 4-5 punti "forti" di programma in comune.

«Intanto non lasciamoci trascinare nella narrazione di una analisi di una sconfitta che non c'è stata. Come era in errore chi pensava che il voto del referendum rappresentasse la vittoria in tasca per le politiche, oggi sbaglia chi pensa che basti vincere a Venezia per vincere le politiche. Ripartiamo dalle proposte come la Start Tax per trattenere i giovani che lasciano il Paese, dalle misure per alleviare il peso dell'energia su imprese e famiglie, da una visione di sviluppo industriale dopo anni di vuoto con Urso.»

L'impressione di queste amministrative però è che per vincere i "cacicchi" servono eccome: Crisafulli a Enna, De Luca a Salerno.

«Non liquiderei semplicemente come "cacicchi" chi riesce a conquistare la fiducia degli elettori in modo così netto. De Luca può piacere o meno, ma di sicuro ha trasformato Salerno.»

E il centro riformista come esce da queste comunali?

«Più forti di prima. Noi usciamo con tanti amministratori in più eletti. Con un migliore radicamento in alcun regioni. Casa Riformista è in buona salute e continua a crescere. Alcune nostre iscritte sono stata elette sindache e mi pare un bellissimo modo per festeggiare gli 80 anni dal voto alle donne.»

Italia viva è sempre dell'idea che nel fronte progressista servano le primarie?

«Sì. Le primarie sono uno strumento bellissimo per coinvolgere tante persone, anche oltre i singoli iscritti dei partiti se si giocano sullo spazio delle idee. E se vale il principio di lealtà verso chi vince, il giorno dopo. Ma i primi a doverne essere convinti sono Schlein e Conte.»

L'anno prossimo si vota nelle grandi città, Roma compresa. Sarà una rivincita per il centrosinistra? E il campo largo correrà compatto a sostegno di Gualtieri?

«Non posso parlare per gli altri, ma mi auguro di sì. Noi saremo sicuramente al fianco di Gualtieri come già stiamo facendo in Campidoglio. La scelta di appoggiare Gualtieri si è basata sull'apprezzamento per il suo lavoro sulla città e non dalla convenienza elettorale dell'ultimo minuto. Dalla sicurezza allo sviluppo economico stiamo dando il nostro contributo.»